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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

ESTASI CULINARIE... DA LEGGERE

Di pecoranera (del 16/10/2008 @ 22:20:44, in Libri)

Vi segnalo un altro libro appena finito di leggere, questa volta più attinente al mondo dell'enogastronomia rispetto alle precedenti segnalazioni. Si tratta di Estasi Culinarie della francese Muriel Barbery, autrice del più famoso L'Eleganza del Riccio, edito in Italia dalla Edizioni e/o. Questo romanzo, scritto veramente bene, è incentrato sul personaggio di Arthens, il più grande critico gastronomico del mondo che in punto di morte ripercorre tutta la sua vita, e con lui le persone che gli sono state vicine. Ne esce un racconto coinvolgente, in cui l'arroganza del critico viene messa a confronto con i tratti caratteristici degli altri personaggi. Fil rouge del romanzo è la ricerca, da parte del critico, di un sapore "per eccellenza" che nulla ha a che vedere con quelli sofisticati consumati nei ristoranti pluristellati. Non voglio rovinarvi la sorpresa; per questo mi limito a segnalare che questo libro fa riflettere su come anche le persone abituate a mangiare in ristoranti top, rimangano legate a sapori, spesso tutt'altro che nobili, fatti propri nell'infanzia e nell'adolescenza.



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TRE LETTURE PER RIFLETTERE...

Di pecoranera (del 24/08/2008 @ 18:53:44, in Libri)

Le vacanze sono finite e si ricomincia subito a pieno regime in vista dell'uscita autunnale delle nostre guide annuali Roma nel Piatto e Roma per il Goloso. Prima di iniziare a lavorare su classifiche, distribuzione, promozione e via dicendo, voglio segnalarvi tre libri letti in questo mese a mio avviso imperdibili, soprattutto l'ultimo di cui vi parlerò.

Il primo è Consigli a un giovane ribelle di Christopher Hitchens. Si tratta di una raccolta di 19 lettere immaginarie scritte ad uno studente in cui l'autore espone con chiarezza ed arguzia cosa significhi pensare in modo originale. Il libro si legge in un pomeriggio tanto è coinvolgente; per darvi un'idea dei contenuti vi riporto integralmente un passo dell'ultima pagina. "... Guardati dall'irrazionale, per quanto seduttivo. Sta' all'erta di fronte al trascendente e a tutti coloro che ti invitano ad assoggettarti o ad annullarti. Diffida della compassione; preferisci la dignità per te e per gli altri. Non aver paura di essere considerato arrogante o egoista. Immaginati tutti gli esperti come dei mammiferi. Non essere mai spettatore dell'ingiustizia o della stupidità. Cerca la discussione e la disputa per il piacere che ti danno; la tomba ti offrirà un sacco di tempo per tacere. Sospetta delle tue stesse ragioni, e di qualsiasi scusa. Non vivere per gli altri più di quanto ti puoi attendere che gli altri vivano per te".

Il secondo è un libro inchiesta di Curzio Maltese, La questua. L'editorialista de La Repubblica risponde con un'analisi dettagliata e con dovizia di particolari ad una domanda molto semplice: quanto costa la Chiesa agli italiani? L'inchiesta ha una forza particolare perché parte da un presupposto molto chiaro: La questua non è un libro anticlericale, non entra mai nel merito di scelte di fede che non possono che essere personali e per definizione insindacabili. Ogni capitolo affronta senza preconcetti i diversi modi in cui lo Stato italiano finanzia la Chiesa, spiegando, numeri alla mano, a quanto ammonta ad esempio l'8 x mille, come si calcola e come viene speso, oppure entrando nel merito dell'ora di religione o dell'esenzione dell'ICI sulle proprietà cattoliche. A prescindere da quella che è la vostra posizione verso la religione, vi consiglio caldamente questa lettura che, come detto, non vi offenderà se credenti, ma vi fornirà delle informazioni che inspiegabilmente vengono nascoste dai media (sapevate, ad esempio, che se la cosiddetta casta dei politici costa allo Stato, e quindi a noi contribuenti, 4 miliardi di euro all'anno, secondo l'autore la Chiesa costa almeno 4 miliardi e mezzo di euro?!?).

Se queste due sono letture caldamente consigliate, quellla di cui vi parlerò ora è a mio avviso veramente imperdibile! Si tratta di Meritocrazia di Roger Abravanel. Per chi non lo conoscesse, l'autore è un nome noto nel mondo del business: ha lavorato per 34 anni alla McKinsey, primaria società di consulenza all'alta direzione, ed ora, oltre ad essere in diversi consigli di amministrazione, è autore di saggi di successo, quali Le sfide della crescita delle imprese famigliari italiane e Scelte coraggiose per sviluppare un'economia di servizi. Perché mi ha entusiasmato questo libro? Presto detto. Esistono molte analisi sull'assenza di meritocrazia nella società italiana, ma questa, oltre ad essere estremamente lucida, non si limita a prendere atto e fotografare lo status quo, ma si spinge oltre, formulando 4 proposte concrete per cercare di rendere il nostro Paese più meritocratico e quindi, insieme più ricco e più giusto. L'approccio è "da consulente", quindi tanti numeri (mai superflui) e continui confronti con quello che di caso in caso dovrebbe essere il benchmark di riferimento. Ne viene fuori una foto impietosa dell'Italia, un Paese a bassa mobilità sociale (significa, in poche parole, che è molto improbabile che una persona possa cambiare classe di appartenenza, sia in salita che in discesa) e allo stesso tempo con un'alta ineguaglianza (nel senso che è molto alto il rapporto tra il reddito del 10% più ricco e il 10% più povero della popolazione). Nonostante ciò, l'autore nutre una fondata speranza, che (non potendo fare altro...) condivido, che i tempi per un cambiamento possano essere maturi e individua la strada da seguire, indicando quattro priorità: iniezione di merito nella pubblica amministrazione, creazione di eccellenza nel sistema scolastico, istituzione di un'authority per sbloccare l'economia e un'azione positiva per realizzare, di fatto, la parità uomo-donna nel mondo del lavoro. Dette così sembrano ovvietà, chi può non concordare? Ma Abravanel indica nei dettagli i meccanismi per attuare questi cambiamenti e per questo è credibile. E' naturale che il presupposto per l'attuabilità di questa rivoluzione epocale, sia un cambiamento nella mentalità degli italiani, ma anche in questo l'autore è ottimista, adducendo una motivazione arguta e, a mio avviso, verissima, che qui vi riporto integralmente: "... Gli italiani potrebbero reagire in maniera soprendente. Tutti i sondaggi li descrivono allo stremo e al limite della pazienza. Le denunce contro il "mal di merito" fioccano ogni giorno e ne soffre pesantemente l'orgoglio, visto che gli italiani ritengono di avere una cultura superiore a quella di altri Paesi, ma vengono poi dipinti ogni giorno come "tristi", "vecchi", "immobili", il che è nella cultura italiana, molto peggio di "disordinati-un po' inaffidabili-ma creativi", che è come sono stati definiti negli ultimi anni e cosa che, fondamentalmente, non dispiaceva eccessivamente ... L'orgoglio ferito degli italiani di fronte alle descrizioni che il mondo inizia a fare di loro ... può renderci un po' ottimisti, perché oggi sembra finalmente che un gran numero di italiani sia pronto a raccogliere la bandiera del merito".



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UN PAESE PIZZA E FICHI...

Di pecoranera (del 17/07/2008 @ 17:59:34, in Libri)

L'Estate si sa, è tempo di letture e ieri, quasi per caso, ho rispolverato dagli scaffali un libro che comprai ad inizio 2007 e che, come spesso mi accade, ho lasciato per un po' in disparte, assorbito com'ero da altre letture. Si tratta di Volevo solo vendere la pizza di Luigi Furini, sottotitolo Le disavventure di un piccolo imprenditore - edito da Garzanti (Euro 14,00 - ISBN 978-88-11-60057-2).

Ve ne voglio brevemente parlare perché è scritto in modo scorrevole (192 pagine che si leggono in 3-4 ore) e tratta con simpatia ed acume un annoso problema italiano: la burocrazia. La vicenda è autobiografica e racconta la storia di un giornalista, Luigi Furini appunto, che un giorno ha la bella idea di aprire una pizzeria al taglio nel centro di Pavia. Uomo di sinistra sostenitore dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, decide di fare tutto con la massima trasparenza, mettendosi in regola a costo di seguire i corsi più inutili e registrando i dipendenti. La serie di eventi negativi che capitano a Furini è impressionante e, anche se probabilmente un po' romanzata, dà l'idea di quello che significa fare impresa in Italia (soprattutto per le piccole realtà), di come le leggi e leggine servano più che a tutelare il cittadino, a mantenere in piedi un sistema bizantino dove i furbi hanno sempre la meglio. A tal proposito è lucidissima l'analisi che l'autore fa sul sindacato, perché viene da una persona che ci ha sempre creduto e che ha fatto battaglie per veder garantiti i diritti dei lavoratori.

Non voglio dirvi altro, per non rovinarvi la sorpresa, ma vi consiglio vivamente questa lettura, come detto scorrevole da una parte e allo stesso tempo che fa riflettere...e non poco.



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SE QUESTO E’ IL PROGRESSO…

Di pecoranera (del 28/04/2005 @ 10:12:15, in Libri)

Oggi andrò un po’ off topic, ma ho appena finito di leggere un bellissimo libro di cui voglio parlarvi. Si tratta di ”L’ozio come stile di vita” di Tom Hudgkinson.
L’autore fa una lucidissima analisi di come nella società moderna stiamo progressivamente perdendo i nostri spazi di relax e riflessione, a scapito di ritmi lavorativi (e non solo) sempre più frenetici.
Hudgkinson non è certo il primo ad accorgersene; sono già stati scritti centinaia di libri sull’ozio e sono nate associazioni nei più svariati settori che si prefiggono l’obiettivo di un ritorno alla Slow life (basti pensare allo Slow food).
Mi è piaciuto però il modo in cui ha trattato l’argomento. Ha scritto un capitolo per ogni ora del giorno, mettendo in evidenza il contrasto fra quello che normalmente si fa e quello che l’ozioso farebbe.
Dovrebbe far poi riflettere, almeno al sottoscritto lo ha fatto, il capitolo sul pranzo. Se ben ci pensate, oggi è veramente triste vedere delle persone che nella breve pausa pranzo mangiano un panino davanti ad un computer o un piatto veloce nel bar-tavola calda sotto l’ufficio, con il solo scopo di nutrirsi.
Per fortuna sono ormai tre anni che mi sono riappropriato del mio tempo libero ed ho quindi la possibilità di dare il giusto spazio alle cose per me più interessanti (e il cibo è lì ai primi posti ; - )); mi rendo però conto che non è per tutti una scelta percorribile, o meglio non facilmente percorribile…

Per chi è interessato: ”L’ozio come stile di vita” – Tom Hudgkinson – Rizzoli – Euro 15,50

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