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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
E’ USCITA ROMA NEL PIATTO – ED. 2006
Come ogni anno il mese di ottobre è denso di presentazioni di guide enogastronomiche. Ieri è uscita la terza edizione di “Roma nel Piatto”, la guida ai ristoranti della Capitale da noi edita; come d’abitudine, è realizzata in modo rigoroso, visitando tutti i ristoranti inseriti in forma assolutamente anonima. Abbiamo inoltre scelto di non vendere pubblicità ai ristoratori per non avere conflitti di interesse ed essere liberi di scrivere senza condizionamenti. Questa scelta è sicuramente impegnativa da un punto di vista economico (fare una guida in questa maniera costa…), ma ritengo che sia l’unica strada percorribile se si vuole fare un prodotto critico e non solamente informativo.Abbiamo rinnovato anche il sito internet, www.romanelpiatto.it. Troverete la lista completa dei ristoranti della guida e potrete inserire un commento, raccontando quella che è stata la vostra esperienza nel provarlo. Abbiamo arricchito anche la sezione download, dove ora, oltre al ricettario CHEF, c’è un file per inserire l’indirizzo e il telefono dei ristoranti di questa edizione nel navigatore satellitare. Per chi non lo avesse ancora fatto, c’è inoltre la possibilità di iscriversi alla newsletter che mandiamo il 2° e il 4° venerdì di ogni mese.Se siete interessati ad approfondire alcuni aspetti, fatevi un giro nel sito. Buona lettura!!!ROMA NEL PIATTO – ed. 2006 – La Pecora Nera Editore – Euro 8,90 – in vendita nelle edicole e nelle librerie di Roma e provincia e su www.romanelpiatto.it
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RACCOLTA FIRME PER MODIFICA 8 X MILLE IRPEF
Sono venuto a conoscenza di questa iniziativa, che non ha niente a che vedere con l’enogastronomia, ma che merita a mio avviso di essere segnalata. Lo scopo che si prefigge è di sostenere la proposta di legge per la modifica della legge 222 del 20 maggio 1985 che disciplina la destinazione dell’8 x mille dell’IRPEF.La modifica è semplicissima: si tratterebbe di aggiungere alle attuali opzioni di destinazione (Chiese e Stato), la ricerca scientifica.Se intendete firmare e dare così il vostro sostegno, potete farlo collegandovi a questo sito: Club Fatti Vostri.
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UN LOCALE ALLA MANO…
In questi ultimi tempi sto aggiornando con scarsa frequenza il blog: me ne scuso con i lettori, ma siamo in fase di pubblicazione della nostra guida dei ristoranti di Roma, che ci assorbe intere giornate.Nonostante questo, appena rincasato da un giretto dalle parti di Campo de’ Fiori, sento l’esigenza di condividere con voi un episodio curioso che mi è appena capitato in una vineria nella celebre piazza. Si tratta de “Il Nolano”, locale aperto da circa 4 anni. Questi i fatti.Mi siedo ed ordino un rosso laziale. Me lo portano al tavolo ovviamente già nel bicchiere e, non senza un certo imbarazzo, sono costretto a mandarlo indietro per via dell’insopportabile acescenza. Me ne riportano un altro, identico… Capita l’antifona, cambio scelta e mi dirigo su un classico Ramitello di Di Majo Norante. Sa di tappo, ma, vedendo la faccia desolata del cameriere, mi muovo a compassione e dico che va bene. Il baldo ragazzo, capisce che qualcosa non va e lo riferisce alla cassa. Signori, ha inizio lo show!Mentre mi accingo a sorseggiare il pregiato nettare, si avvicina la proprietaria che mi fa: “Vuole fare una degustazione?!?”. “No - rispondo io - sto bevendo il vino che mi avete servito – e poi con falsa ingenuità – perché me lo chiede?”. “Mi sono stufata di aprire bottiglie, se vuole fare una degustazione si accomodi al banco all’interno, non abbiamo problemi, siamo una vineria!”. Sorvolando sulla loro carta dei vini, su come conservano le bottiglie, su come servono il vino e in che bicchieri, riesco a trattenere a stento una risata e rispondo civilmente che sto bevendo un vino che sa di tappo senza fare storie e che, se vogliamo fare i puntigliosi, non è quello il modo di servire il vino. “Sa – fa lei – siamo un locale alla mano, noi il vino non lo facciamo assaggiare, ci troviamo bene così”.Che aggiungere a queste sagge parole… La considerazione è sempre la stessa: in un posto “fortunato” come Campo de’ Fiori, anche un’offerta e una gentilezza del genere, non bastano a decretare l’insuccesso di un locale. Ci sarà sempre qualcuno che siederà in quei tavoli a sorseggiare, pardon degustare, un buon (sic!) bicchiere di vino, guardando il passeggio.Tornando alla serata, vado per alzarmi e faccio mente locale sul fatto che in 4 anni mi sarò seduto almeno 30 volte in questa vineria e mai una volta mi è stato fatto lo scontrino, perché? La risposta arriva immediata, sotto la forma di un claim che suggeriamo ai proprietari del locale.Il Nolano, è alla mano…
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INIZIATIVA BENEFICA PER MEDICI SENZA FRONTIERE IL 22 SETTEMBRE
Ho appena ricevuto una mail di Adriano Liloni, che pubblico volentieri.Ciao sono Adriano LiloniTi scrivo per portarti a conoscenza dell’evento del 22 settembre. Una giornata completamente dedicata a MEDICI SENZA FRONTIERE.Hanno gia’ aderito in pochi giorni:L’Asinocotto - RomaIl Cantico - Ferentillo - TerniAgriturismo Trevisani - Salò - BresciaTrattoria Pegaso - Gavardo - BresciaL’intero incasso della giornata sarà devoluto all’associazione suddetta.Sperando in un tuo passaparola anche a Roma, intanto ti ringrazio per l’attenzione.Puoi dare tranquillamente la mia email a chi fosse seriamente interessato.Chiunque fosse interessato a partecipare, può mandarmi una mail, che girerò prontamente al Sig. Liloni. Potete inoltre visitare il sito di Medici Senza Frontiere , per vedere le finalità della loro associazione.
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IL SUCCESSO DEL TAVERNELLO INVITA A RIFLETTERE…
Da alcuni giorni nei principali canali televisivi nazionali sono in programmazione una serie di spot del famoso Tavernello.Niente di cui meravigliarsi visto che sono ormai molti i produttori che ricorrono alla televisione per promuovere le proprie etichette. Mi ha colpito, però, il messaggio pubblicitario e soprattutto il modo in cui è stato veicolato.E’ noto che è vietato dalla legge nascondere un messaggio pubblicitario dietro una comunicazione di carattere apparentemente informativo. I motivi sono ovvii e condivisibili: il destinatario di un messaggio pubblicitario è consapevole del fatto che quella è una comunicazione di parte e quindi soggettiva, per cui è portato a “prenderla con le molle”; nel caso di un messaggio di informazione, invece, il consumatore ha un atteggiamento diverso, molto più disponibile a recepirne i contenuti.I pubblicitari della Caviro si sono messi border line, ottemperando agli obblighi di legge tramite la scritta apposta in basso “comunicazione a carattere pubblicitario”, ma “giocando” con il telespettatore nell’impostare la pubblicità come fosse un dibattito fra esperti.Ed ecco allora il professore universitario in marketing che risponde al solerte Fazzuoli sulla leadership del Tavernello o consumatori più o meno ingenui che fanno domande ai vertici aziendali.Cosa c’è di male? Formalmente nulla, ma a ben pensarci di cose su cui riflettere ce ne sono. Ovviamente la Caviro non può enfatizzare le caratteristiche organolettiche del suo prodotto, inferiore a parecchi vini italiani, ed ecco allora che spinge, GIUSTAMENTE, sul prezzo accessibile, sulla tracciabilità e sulla leadership di mercato. I primi due sono indubbiamente fattori importanti, ma a mio avviso il volerli promuovere tramite un finto dibattito in cui sfruttare la popolarità di Fazzuoli, e la garanzia indiretta per i consumatori che essa costituisce, o l’autorità di un docente universitario interpellato su un aspetto, quello del successo commerciale del vino, che dovrebbe essere ininfluente sul processo di acquisto del consumatore, sarà pure un’ottima operazione di marketing, che però da un punto di vista meramente etico non condivido affatto.Su una cosa sono perfettamente d’accordo, e precisamente sul claim. Anche secondo me, il successo del Tavernello invita a riflettere, o almeno dovrebbe farlo…
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BUONE VACANZE!!!
Ultimamente sono stato latitante, ma luglio è stato un mese molto impegnativo per il sottoscritto, visto che stiamo chiudendo la guida dei ristoranti di Roma che uscirà in autunno.A questo proposito, voglio raccontarvi un aneddoto che mi è capitato una decina di giorni fa a cena da Colonna a Labico.Come al solito prenoto con nome falso e verifico, prima di recarmi al ristorante, se il menù è disponibile su internet per evitare di dover scrivere i piatti sul telefonino con il rischio di farmi scoprire: verifica positiva e conseguente sospiro di sollievo per potermi godere appieno la serata senza ulteriori preoccupazioni.Arriviamo puntuali al ristorante e da subito notiamo tre avventori particolari. Antonello Colonna è spesso al loro tavolo, chiacchiera amabilmente con loro, gli fa provare diversi piatti. Il più anziano dei tre, tiene sempre posizionato sul tavolo un bel Nokia 9500 con il quale prende appunti a mo’ di dattilografo.La serata scorre via piacevole, allietata dalle eccellenti preparazioni del Maestro, e condita da frasi provenienti dal tavolo testè descritto del tipo: “Quest’anno ho visitato circa 60 ristoranti” e l’altro di rimando “Sono vent’anni che recensisco i ristoranti per loro”, e via dicendo.A fine cena entrano in cucina a salutare il personale, chiamandoli per nome e abbracciandoli amabilmente, dimostrando, cioè, molta familiarità. Il bravo sommelier, successivamente, ad una nostra ingenua domanda su chi fossero tali avventori, ci dice candidamente che erano giornalisti enogastronomici venuti a recensire il ristorante.Paghiamo il nostro conto, 234 euro in due STRAMERITATI, e ce ne usciamo dal locale per fumarci un sigaro nella piazza antistante. La bella serata, il tasso alcolico e il piacere del Toscano, ci portano a fare alcune considerazioni.Come si può essere credibili come recensori, operando in questa maniera? Un avventore qualsiasi come può essere certo di ritrovare lo stesso trattamento (nel caso di Colonna, possiamo testimoniare che non ha fatto favoritismi in termini di servizio, anche se non ha dedicato agli altri tavoli lo stesso tempo)?Domande ovviamente retoriche, destinate a perdersi lungo le curve del rientro a Roma, per poi riaffiorare prepotentemente la mattina seguente alla vista del libro con cui il Principe di Labico omaggia i clienti. Titolo: Un anarchico ai fornelli. Da Labico a New York. Autore: Antonello Colonna. Collana: I Cuochi si raccontano. Editore: Gambero Rosso Editore…Vabbè, non mi resta che augurarvi buone vacanze. A settembre!
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ANCORA SU EURO E RINCARI AI RISTORANTI
E’ stato pubblicato oggi un interessantissimo articolo su lavoce.info a cura di Francesco Lippi in cui l’autore analizza con metodo scientifico l’evoluzione dei prezzi nel settore della ristorazione italiana nel periodo 1998-2004.Il punto di partenza è la guida dei Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso e le conclusioni sono sorprendenti rispetto a quello che è il sentire comune. Vi consiglio di leggere l’intero articolo cliccando qui; in questa sede vi riporto, sintetizzandole, e spero senza banalizzarle, le conclusioni dell’autore.Dall’analisi emerge che nell’anno di introduzione dell’euro, l’aumento medio dei prezzi è stato del 9,3%, dato inferiore a quello del 2001 (+10,5%). Considerando tutto il periodo (‘98/’04), l’incremento è stato del 47,6%, percentuale che arriva al 75% se si restringe il campo di valutazione al 10% di aziende che hanno aumentato maggiormente i prezzi. Altra conclusione interessante è che i rincari maggiori si sono avuti nei locali di qualità più elevata.Secondo Lippi, questi consistenti aumenti sono dovuti ad effetti in gran parte estranei all’introduzione della moneta (quali, ad esempio, un aumento della domanda di ristorazione di qualità), ma la sua introduzione avvenuta nel mezzo del periodo, ha fatto sì che i consumatori la caricassero di tutte le colpe.Pur se dall’analisi non emerge un raddoppio dei prezzi, come da molti ipotizzato, nel 2002, è evidente che i rincari registrati sono sensibilmente superiori a quelli comunicati dall’ISTAT: ciò è spiegato dall’autore con il fatto che l’istituto ha misurato quelli relativi al settore “ristoranti e caffè”, mentre nel campione oggetto di analisi sono rappresentati maggiormente i ristoranti di qualità, che, come detto, hanno avuto aumenti maggiori dei prezzi.Che dire? Le argomentazioni di Lippi mi sembrano molto convincenti. Vorrei aggiungere solamente poche considerazioni.Per verificare il rincaro dei prezzi dei ristoranti, mesi fa feci un’analisi sui dati storici in mio possesso (è dal ’95 che tengo un database con recensioni e prezzi) ed arrivai alla conclusione che nel periodo ‘97/’04 il prezzo medio era salito del 80%. Rispetto a Lippi, la mia analisi si basa su un campione molto più ristretto e con una localizzazione geografica ben precisa (Roma). Inoltre nel determinare il prezzo medio di un ristorante, a differenza del Gambero Rosso, noi consideriamo anche il costo di una bottiglia di vino “base” (pur essendo consapevoli di inserire un elemento di arbitrarietà, preferiamo fare lo stesso così per dare l’idea esatta al lettore di quanto andrà a spendere). Sappiamo bene quali incrementi di prezzo abbiano interessato il mondo del vino in quel periodo… se a questo aggiungiamo la scarsa elasticità rispetto al prezzo della domanda di ristorazione sulla piazza di Roma (forte afflusso turistico), ecco a mio avviso spiegata la differente entità dei rincari.
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W L’ITALIA, W “LA REPUBBLICA”…
E’ da oggi in edicola “Ristoranti di Roma 2005-2006”, de “La Repubblica”. Mentre sto scrivendo queste parole, sento il vicino che dice alla moglie: “cara, se passi dal giornalaio, fatti dare insieme al giornale la guida dei ristoranti. Non facciamo come l’anno scorso che poi finisce e bisogna aspettare un paio di settimane”. Eh sì, perché l’anno scorso fu proprio un clamoroso successo (3 ristampe, se non erro, e 30.000 copie vendute!). Quest’anno si replica, ci mancherebbe altro. I motivi di questo successo? La forza di un gruppo editoriale che presidia con straordinaria efficacia quasi tutti i canali mediatici: giornali, periodici, radio, internet… A questo dobbiamo aggiungere la collaudata formula degli allegati ai quotidiani, vero e proprio toccasana per i bilanci degli editori e allo stesso tempo causa importante delle difficoltà delle librerie, ma questo è un altro discorso. Come saprete, anche noi editiamo una nostra guida dei ristoranti di Roma. Devo dire la verità, i numeri della guida de “La Repubblica” non mi fanno né caldo né freddo. Certo non mi lamenterei se vendessi 30.000 copie di “Roma nel Piatto”, ma sono ben consapevole della diversa forza promozionale e distributiva. Quindi, anche se il mio giudizio sul loro prodotto è negativo (la considero nulla di più che una versione ridotta delle Pagine Gialle, utile per i numeri di telefono e per le mappe, ma senza uno spunto critico), le considerazioni fatte mi fanno vivere con distacco il loro successo. Questo fino a ieri, quando alle 11 di sera un amico mi ha fatto notare un articolo di Francesca Alliata Bronner, nella cronaca di Roma de “La Repubblica”. Trattasi di un’intervista a Patrizia Mattei dell’“Antico Arco”, celebre e buono ristorante al Gianicolo. Ve ne cito alcuni passaggi, poi li commentiamo… F.A.B.: “Quindi le pagelle si possono lasciare a chi deve ancora crescere, fare scuola?”. P.M.: “Voti e punteggi che le guide elargiscono lasciano il tempo che trovano: aiutano quando si è piccoli, ma diventati grandi al lettore servono piuttosto suggerimenti, informazioni, descrizioni d’atmosfera. Quello che lo scorso anno ho ritrovato nella vostra guida, lo dice la parola stessa, guidare nella scelta di una serata. E la guida di Repubblica, secondo me altro non è che una collezione di esperienze felici.”…. ed ancora, parlando del Wine Point che hanno inaugurato “pieni (prezzi, n.d.r.), ma leggeri: 3 euro per un calice Doc e altrettanti per tartine varie. Numeri trasparenti e riscontrabili come quelli che ho trovato nella guida di Repubblica. Gli unici “voti” numerici che date sono il conto senza vino e sono sempre indovinati. Anche questo è guidare il lettore senza tradirlo proprio alla fine del pasto”. E sotto, un legittimo articolo di Giuseppe Cerasa in cui, lanciando la guida di cui è curatore, parla di nuove tendenze, di sensazioni e suggestioni, di Roma come “un grande palcoscenico di saperi e sapori, capitale multietnica unica e imperdibile, imbattibile maestra sul fronte del buongusto”. Che dire? Un ristoratore che fa il panegirico di una guida dei ristoranti, intervistato da una delle redattrici, e allo stesso tempo coglie l’occasione per lanciare il suo Wine Point. Inopportuno? Secondo il sottoscritto sì. L’aspetto per me più inquietante ed insopportabile è però un altro. Si è cercato di far apparire quello che è un indubbio (almeno per chi scrive) limite della guida de “La Repubblica”, l’assenza di prese di posizione, come un elemento distintivo e qualificante della stessa. Diciamoci la verità. Avete mai visto “Trovaroma”, l’allegato del giovedì di Repubblica? E’ pieno zeppo di pubblicità di ristoranti, gli stessi che poi compaiono nella guida. Voi parlereste male di una persona che vi paga per essere pubblicizzato? La domanda è ovviamente retorica. E allora, mi chiedo una cosa. Perché non ammettere candidamente che “Ristoranti di Roma” è una guida informativa, che non vuole inimicarsi potenziali sponsor delle testate del gruppo, senza voler avallare una tesi insostenibile sull’inutilità dei voti? Le guide si fanno per passione, ma soprattutto per fare soldi. “La Repubblica” ha scelto la strada più semplice, quella dell’astenersi dal prendere posizione alcuna: scelta legittima. Meno legittimo a mio avviso, far apparire questo come un merito. Mi sembra di rivivere un’operazione di marketing come quella del tonno che si taglia con un grissino. Una debolezza del prodotto trasformata in un punto di forza. Potere dei media… Ora vi lascio, non vorrei che il mio edicolante finisse le copie dell’opera omnia, altrimenti chi mi “guiderebbe”, tanto per citare Patrizia Mattei, nei miei tour enogastronomici per la Capitale?
P.S.: una lettura interessante che mi ha fatto riflettere e stimolato riflessioni come quelle riportate in questo post è “La Repubblica delle marchette” di Paolo Bianchi e Sabrina Giannini – ed. Stampa Alternativa
P.S.2: ovviamente il titolo del libro non ha nessuna relazione con la testata del Gruppo L’Espresso
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UN GIORNO DI (QUASI) ORDINARIA FOLLIA
Metti una domenica come quella appena trascorsa: cielo blu, temperatura gradevole, poco traffico. Metti una partita di tennis di prima mattina vinta alla grande. Metti poi un brunch molto gustoso ed abbondante come quello consumato a due passi dal Pantheon. Metti pure un primo pomeriggio di relax a Villa Ada, sdraiato sull’erba, con un Toscano Originale e un bel saggio da leggere (a proposito ve lo consiglio. Si tratta di “Fuori Controllo” di Giuliano da Empoli, edito dalla Marsilio). Insomma una giornata eccellente.Lo sarebbe stata se fosse terminata alle 18 e 30, ora in cui ci è venuta la balzana idea di dirigerci nuovamente verso il centro per prendere un aperitivo in un locale di cui avevamo sentito parlare molto bene. “Salve”, “Salve”. Sulla porta notiamo la scritta “Ricco, mi ci ficco” riferita all’aperitivo... “Vorremmo prendere un aperitivo, avete un’offerta a buffet?”. “Oggi no, è domenica”. “Caspita – mi son detto fra me e me - non potevo pensarci, prima di fare una richiesta del genere!”. “Comunque, tranquilli, vi faccio preparare le stesse cose che normalmente proponiamo al buffet”. Ok, proposta accettata. “Da bere che vi porto?”. “Che vini avete?”. “Bianco o rosso”, aggiunge giustamente lui. “Se non sono troppi, ce li elenca entrambi?” azzardiamo titubanti noi. “Bianco dei Castelli e Rosso, dei Castelli anch’esso”. Mi butto: “rosso”. Visto lo sguardo imbarazzato della mia ragazza (quando la scelta è così vasta, si perde…), eccolo venire in nostro soccorso. “C’è anche un prosecco”. Lo dice con un tono tale da convincerla. Arriva il rosso (vabbè, no comment) e un flute di un liquido giallastro dall’odore improbabile, ma soprattutto senza neanche l’ombra di una bollicina!!! Alle nostre rimostranze, ci viene risposto “scusate, non l’ho assaggiato”, senza considerare che per constatare l’assenza del perlage non serve il palato e che se si apre una bottiglia a febbraio, forse ce lo si può aspettare che a maggio sia svampita... Nel frattempo arriva il suntuoso buffet, pardon, piatto. Tre bruschettine con olio, pomodorini da supermercato e lardo di Colonnata e 4, dico 4, carciofini di mediocre qualità. Paghiamo il conto, non dopo aver dovuto richiedere espressamente la ricevuta, e ce ne andiamo.Seconda esperienza. Ovviamente insoddisfatti, ci aggiriamo con aria persa in quel di Campo de’ Fiori, quando, irrefrenabile, ci assale una voglia di pizza romana, bassa e poco impegnativa per lo stomaco. Piccola querelle su dove mangiarla ed ecco la seconda trovata geniale della giornata! In una pizzeria affacciata su Campo de’ Fiori. Ci siamo detti: “con la pizza si rischia poco, non sarà eccezionale, ma perlomeno la cornice merita”. Ed in effetti la cornice meritava, ma solo quella!!! Dopo un’attesa di 40 min, arriva al tavolo una margherita indecorosa! L’impasto sembrava appena scongelato e la mozzarella (?) aveva fatto una crosta dura e dal colore improponibile. Inoltre la pizza era pure tiepida! Trovo la forza di assaggiarla comunque: risultato scontato, da buttare!!! Chiamo la cameriera e, con estrema calma, le dico: “mi scusi, ma questa pizza è immangiabile. E’ fredda e la mozzarella ha fatto la crosta!”. “Vado in cucina e gliela riporto!”. E’ stata di parola, 10 minuti e me l’ha riportata. Sì, ma la stessa, solo riscaldata!E’ qui che il “quasi” del titolo trova giustificazione. Per 20, interminabili, secondi ho avuto il sangue che premeva con violenza nelle tempie; l’istinto era di imitare Michael Douglas nel celebre film e di andare in cucina a malmenare il cuoco utilizzando la pizza come oggetto contundente (sarebbe stata perfetta vista la consistenza dell’impasto…). Poi la ragione ha avuto la meglio e mi ha indotto a chiedere civilmente il conto ed andarmene.A parte l’inc….tura, questi episodi mi hanno fatto riflettere. E’ vero che esiste la legge della domanda e dell’offerta, e che quindi, sull’onda di un flusso turistico elevato, gli esercizi ben ubicati si possano permettere di avere una proposta scadente, ma che immagine diamo della ristorazione, e dell’enogastronomia in genere, italiana? Le guide dei ristoranti, nel loro piccolo, svolgono una funzione utile consigliando degli indirizzi meritevoli (nel nostro caso sconsigliamo pure quelli che a nostro avviso non valgono). Ma questo non basta! La verità è che per informare i turisti e i cittadini ci vorrebbe un’attività capillare che solo le istituzioni possono sostenere. Il problema è che le associazioni di categoria sono spesso miopi e non accetterebbero mai una discriminazione fra i propri associati, anche se fatta con metodi trasparenti e basati sul merito.
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GUIDE DEI RISTORANTI: ACQUIRENTI E NAVIGATORI…
Il titolo potrebbe non essere comprensibile, ma uno migliore non me ne veniva in mente! In realtà non voglio qui addentrarmi (non avrei nemmeno i dati per farlo…) in un’analisi dettagliata dell’acquirente delle guide e del navigatore nei siti enogastronomici (classe sociale, lavoro, collocazione geografica, ecc.), ma fare una semplice considerazione sulla loro distinzione per sesso.Sono partito dai dati della guida da me curata, “Roma nel Piatto”, considerando gli acquisti fatti tramite e-commerce e le iscrizioni alla newsletter.Vi dico subito che il dato sulle vendite non è rappresentativo della ripartizione degli acquisti totali, in quanto inficiato dalla diversa propensione agli acquisti via internet fra uomo e donna. In ogni caso ritengo ugualmente interessante riportare qui i risultati.2 a 1 è il rapporto fra acquirenti uomini e acquirenti donne, mentre per quanto riguarda l’iscrizione (gratuita) alla newsletter, fra tutti gli utenti che hanno deciso di inserire il proprio nome, la situazione si ribalta ed in questo caso sono le donne a prevalere, pur se di misura (52% del totale).Prima di mettermi ad elaborare i dati, avevo la giusta sensazione per quanto riguarda gli acquirenti, mentre per gli iscritti alla newsletter non immaginavo che la situazione fosse questa. Ragionamenti e spiegazioni di questi risultati se ne possono fare molti, ma in questa sede mi interessava solamente rendere pubblico un dato che mi aveva sorpreso.Sono ovviamente graditi contributi di altri editori e di proprietari di siti con newsletter, per poter confrontare i dati e vedere se quello sopra riportato è un fenomeno di carattere generale.
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