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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

OMAGGIO ALLA CREATIVITA’ ITALIANA…

Di pecoranera (del 21/10/2006 @ 01:17:42, in Polemiche)

Sfogliando di notte, come spesso mi accade, il Venerdì di Repubblica, ho appreso con piacere che Gianni e Paola Mura hanno fatto una recensione della nostra guida dei ristoranti umbri (cliccate qui per scaricare l’articolo). Ovviamente tale fatto è per noi importante in quanto porta alla conoscenza di una vasta platea la nostra iniziativa editoriale.
Ma non è di questo che voglio parlarvi, bensì di un articolo contenuto nello stesso numero del periodico a pagina 87: si parla di un nuovo libro della Mursia dal bel titolo La Lingua nel Piatto. Bellissima l’idea, per non sminuirla vi riporto integralmente l’abstract dal loro sito:

Tutti gli italiani che si recano in Gran Bretagna per la prima volta, che sia per motivi di studio, lavoro o vacanza, inciampano nel più famoso dei luoghi comuni sull’isola e sui suoi abitanti: la cucina. Forse è ora di smetterla di lamentarsi perché le verdure sono insipide, le associazioni di gusti strane e gli ingredienti sconosciuti. Se per apprendere la lingua ci vogliono corsi e cassette, perché non fare anche un po’ di pratica attraverso il cibo? Imparando a mangiare si capiranno meglio l’inglese e gli inglesi e ci si orienterà al ristorante come al supermercato. Uno strumento prezioso e flessibile per il viaggiatore timoroso, l’anglofilo curioso e il gastronomo erudito e non. Per chi ama l’inglese e vuole assaggiarlo nelle sue forme e nei suoi sapori, per riproporlo agli amici con tanto di citazioni.

Geniale poi la copertina...



Saranno stati i fumi dell’alcool e del sigaro, ma mi ronzava in testa l’idea che un’immagine e un titolo simile li avevo già visti da qualche parte… “Forse mi sto sbagliando” mi sono detto “siamo famosi come italiani per la nostra creatività, una delle poche virtù che ancora ci vengono riconosciute dall’Estero, ti pare che i grafici di questa rinomata casa editrice abbiano preso spunto da altre pubblicazioni?!?”.
Ovviamente il mio era solo un pensiero malsano dettato da qualche bicchiere di troppo…



Mi scuso con i grafici della Mursia per aver pensato, anche se solo per pochi istanti, ad un plagio! Certo che a volte l'alcool fa proprio brutti scherzi...

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ERA ORA…

Di pecoranera (del 08/10/2006 @ 01:33:32, in Vino)

…che le grandi e celebrate guide dei vini si accorgessero della cantina Antano!!! E’ di l’altro ieri la notizia dell’assegnazione dei 5 grappoli da parte dell’A.I.S. al Montefalco Sagrantino “Colleallodole” 2003 di questo produttore.
Una premessa è d’obbligo. Francesco Antano è un amico e probabilmente il mio giudizio è in parte offuscato da ciò. Fatto sta che noi non facciamo guide dei vini e quindi possiamo manifestare in pubblico simpatie e antipatie. Per anni ho comprato da lui il vino, ritenendolo di gran lunga il miglior produttore di Montefalco ed ogni cena organizzata a Roma è stata l’occasione per convincere gli ospiti di questo fatto. Le guide niente, lo ignoravano dando spazio ai soliti nomi noti. Per fortuna il discorso è cambiato ed apprendo con soddisfazione del prestigioso riconoscimento assegnato dall’Associazione Italiana Sommelier.
Non ci crederete, ma sono emozionato per Francesco; lo conosco, so che a suo modo anche lui è una pecora nera in un settore dove il gregge segue un’altra direzione… Ha idee discutibili ma chiarissime e il suo vino riflette tutto ciò. Nessuna concessione alle mode del momento con un prodotto che è quanto di più distante ci possa essere dalla ruffianeria di certi sagrantini, come la vera tradizione impone. Ora ha le luci della ribalta puntate contro e, conoscendolo, so che non cambierà di una virgola il suo atteggiamento. Vi consiglio di andarlo a trovare in cantina, sarà un’esperienza indimenticabile. Qualcuno, simpaticamente, lo chiama Chateau Garage, dato che l’affinamento in botte e in bottiglia avviene nel garage della sua casa! E’ un personaggio… Capelli lunghi, scevro da ogni formalismo, vi parlerà per oltre un’ora della sua filosofia applicata al vino se gli starete simpatici, altrimenti troverà il modo di farvi capire che non ha tempo da perdere.
Un mesetto fa ho avuto l’occasione di assaggiare tutta la sua gamma e debbo dire che anche a me il Sagrantino “Colleallodole” 2003 ha lasciato di stucco, in una parola strepitoso! Il Sagrantino base, invece, era ancora troppo ruvido anche se promette molto bene per gli anni a venire, mentre la versione passita è sicuramente all’altezza, se non superiore, al fratello che ha conquistato i 5 grappoli.
Che dire di più? Nulla, se non constatare che di tanto in tanto, fra i molteplici riconoscimenti “in odore” di interessi commerciali nascosti, la qualità viene premiata. Per questo mi sento di dire un BRAVI all’A.I.S.

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UNO STRÜDEL ARTIGIANALE A CASA VOSTRA...

Di pecoranera (del 08/09/2006 @ 01:42:18, in Segnalazioni)

Un nostro affezionato lettore ha realizzato un’iniziativa veramente interessante che mi fa piacere segnalarvi.
Si tratta di un sito internet www.fiordimela.it tramite il quale vendere uno strüdel fatto a regola d’arte dall’amico pasticcere artigiano che vive in Val di Non. Il sistema è semplice: si sceglie lo strüdel preferito fra i tre disponibili: "tradizionale", "pasta frolla" o "frutti di bosco", la misura "media" o "grande" e lo si ordina sul web. Verrà preparato su misura con solo mele Golden della Val di Non, e recapitato sulla tavola con il corriere espresso in poco tempo in una scatola di legno fatta a mano e marchiata a fuoco.
Ma il nostro amico ha fatto di più… Per dare la possibilità ai lettori di provare il prodotto, ha deciso di concedere uno sconto sul primo ordine (se effettuato entro fine settembre) mettendo a disposizione il seguente codice sconto: fdm_lkd_10
Appena lo proverò, vi darò ragguagli sullo strüdel Fiordimela.

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LA GUIDA DEI RISTORANTI DE L’ESPRESSO IN ABBINAMENTO A LA REPUBBLICA…

Di pecoranera (del 25/08/2006 @ 11:07:49, in Considerazioni)

Stefano Bonilli, direttore del Gambero Rosso, ha ieri pubblicato nel suo blog Papero Giallo un interessante articolo dal titolo L’Asso di Picche, ovvero la decisione del Gruppo L’Espresso di vendere a settembre la propria guida dei ristoranti d’Italia in abbinamento al quotidiano, sempre di loro proprietà, La Repubblica. Come sapete, l’autunno per l’editoria enogastronomica è la stagione delle novità, è lì che si decidono i giochi e le sorti delle case editrici di settore. Nel suo articolo, il direttore si chiede se questa mossa scompiglierà il mercato delle guide, se penalizzerà più il GR o la Michelin, o invece se non farà altro che allargare il mercato senza intaccare significativamente le vendite degli altri. La risposta ovviamente l’avremo ex post, ma alcune considerazioni a mio avviso si possono fare subito.
Innanzitutto un fatto di un’evidenza sconcertante: il fenomeno degli allegati ai quotidiani ha rivoluzionato il mondo dell’editoria. Penso sia capitato ad ognuno di voi di andare a casa di un amico e trovare la sua libreria piena di libri ed enciclopedie che mai avrebbe comprato o dvd che mai avrebbe visto, se non fossero stati venduti come allegati al suo giornale di riferimento. Se poi a casa di questa persona passasse il rappresentante di un’autorevole enciclopedia e cercasse di vendergli (ad un prezzo complessivamente minore) un prodotto di certo più autorevole, si sentirebbe rispondere che già ha quella de La Repubblica o quella del Corriere della Sera… Nel caso delle guide dei ristoranti il discorso è analogo. In presenza di una indiscutibile difficoltà economica che sta interessando da anni il Paese, quando un lettore compra “di getto” la guida come allegato al quotidiano, difficilmente ne comprerà poi un’altra.
Per fortuna c’è anche un altro aspetto da considerare. L’acquisto dell’allegato, essendo “meno consapevole”, è fatto da un pubblico sicuramente più vasto del normale target di riferimento di quel tipo di editoria. Nel caso delle guide dei ristoranti, fra gli acquirenti di allegati molti sono persone che solo saltuariamente si avvicinano al nostro mondo. Su questo fatto posso riportarvi una nostra esperienza diretta. Come molti di voi sanno, da ormai quattro anni realizziamo una guida dei ristoranti della Capitale che si chiama Roma nel Piatto; i riscontri di vendita sono fortunatamente molto buoni nonostante il periodo che sta vivendo l’economia. Da quest’anno abbiamo realizzato l’Umbria nel Piatto, la prima guida dei ristoranti del Cuore Verde d’Italia, che in Umbria è stata venduta come allegato opzionale al Corriere dell’Umbria, primo quotidiano regionale. Ogni pubblicazione ha un sito (i link li trovate nel menù laterale) in cui è possibile iscriversi ad una newsletter e interagire inserendo commenti sui ristoranti recensiti e inviandoci mail. Beh, a fronte di dati di vendita confrontabili, il numero di lettori che si sono iscritti alla newsletter e che interagiscono quotidianamente con noi sono nel rapporto di 10 a 1 a favore della guida romana. E’ evidente che vanno considerati anche altri fenomeni, quali utenti dei siti che non hanno comprato la pubblicazione o il differente bacino di utenza, ma è inequivocabile che il maggior effetto è dato dal fatto che chi ha comprato Roma nel Piatto, lo ha fatto come scelta pienamente consapevole (è un gourmet che probabilmente è stato attratto dalla nostra indipendenza), mentre fra chi ha comprato l’Umbria nel Piatto, sicuramente ci sono molte persone che per la prima volta si sono avvicinate all’editoria di settore.
Da queste considerazioni appare evidente che il fenomeno degli allegati porterà ad un allargamento del mercato. Pressioni sui concorrenti ci potranno sicuramente essere, ma interesseranno soprattutto chi edita pubblicazioni a basso valore aggiunto (nel caso delle guide, chi ad esempio scrive di ristoranti senza esprimere giudizi, ma solo riportando genericamente l’offerta, tradendo il fatto che il locale non è stato visitato). A Roma il Gruppo L’Espresso ha già fatto un esperimento pilota con la guida dei ristoranti di Roma de La Repubblica, venduta in abbinamento al quotidiano, di cui ci siamo più volte interessati in questo blog ( 1 e 2). Ha venduto tantissimo, intorno alle 30.000 copie all’anno, ma non ha intaccato minimamente le nostre vendite, che anzi sono cresciute ad un ritmo del 35/40% all’anno; e penso che anche alla guida di Roma del Gambero Rosso abbia creato ben pochi problemi. Anzi ritengo, o almeno spero, che nel medio periodo avvantaggerà gli editori che non si limitano a realizzare un elenco telefonico di settore (è questo l’utilizzo che il sottoscritto, come molti miei conoscenti, fa della guida de La Repubblica); avendo avvicinato molti nuovi lettori al settore dell’enogastronomia, è probabile che queste persone abbiano in futuro necessità di un tipo di editoria diversa. Nel caso della guida dei ristoranti d’Italia de L’Espresso il discorso è leggermente diverso in quanto quella è una guida che, seppur presentando a mio parere molti difetti e conflitti di interesse più o meno nascosti, è critica e dà un voto ai ristoranti recensiti. Ad ogni modo penso che anche in questo caso l’effetto maggiore sia un allargamento del mercato.
Nei primi mesi del 2007 avremo la risposta…

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OCCUPARE, RESISTERE, PRODURRE

Di pecoranera (del 19/07/2006 @ 10:31:34, in Considerazioni)

Pubblico volentieri il testo dell’ultima newsletter di DeriveApprodi che contiene alcune riflessioni interessanti sul mondo dell’editoria. Anche se la nostra casa editrice tratta di un argomento apparentemente frivolo, come quello dell’enogastronomia, qualche considerazione fatta ben si adatta anche al nostro mondo. Buona lettura.

Lo slogan delle fabbriche dismesse in Argentina e riavviate dal personale che vi lavorava si adatta piuttosto bene alla situazione dell'editoria indipendente italiana. Sembra ispirare il lavoro di molti piccoli e medi editori, per lo più di qualità, che si battono quotidianamente per sottrarre spazi di monopolio alle grandi superfici, alle librerie uniformate, alla grande distribuzione, alle catene... Termini tecnici che, escludendo gli addetti ai lavori, di solito annoiano a morte. Eppure c'è qualcosa che non va se della globalizzazione si è detto tutto il possibile, al punto di vederne gli effetti sulla coltivazione della colza nel Sud dell'India, tranne le sue ricadute su quel grande segmento dell'industria culturale che è l'editoria. A parlarne ci ha provato André Schiffrin con i suoi due volumi "Editoria senza editori" e "Il controllo della parola" (entrambi editi da Bollati Boringhieri), ma quel dibattito ha varcato di poco la soglia del ristretto ambito degli addetti al settore. Eppure l'editoria indipendente - come già per la musica, il cinema, le radio o la stampa periodica - dovrebbe riguardare un po' tutti. Perché senza scomodare paroloni come l'abusata "libertà", la sua esistenza riguarda quanto meno un diritto "alla differenza". Una differenza che tocca tanto la dimensione immateriale dei libri prodotti quanto la loro fattura materiale. Non è necessariamente la regola, ma non è poi così raro, che gli "editori artigiani" mettano più passione, più cura e anche più viscere in quello che fanno. Non è poi così raro che svolgano questo lavoro per amore o addirittura per missione, tanto che a volte sembrano anche un po' fanatici. Poi anche loro fanno qualche cazzata, ma la differenza resta comunque evidente. Perché è una differenza che tenta di rivolgersi anche alle relazioni culturali, politiche e sociali che stanno alla base del lavoro di editore. E' una differenza sul modo di produrre o di definire la cultura, di farla, di venderla e di renderla fruibile. Non sempre è evidente, ma nelle intenzioni vorrebbe essere una differenza etica e politica sul modo di relazionarsi a un pubblico e a un mercato oltre che sulle forme e i contenuti di un libro prodotto. Il nostro compito per le vacanze è pensarci un po' su. Chissà che non si possa rendere un po' più tangibile la fatica dell'editoria indipendente, magari con un video, come ha fatto Naomi Klein sulle fabbriche argentine.

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W L’ITALIA, W “LA REPUBBLICA” – BIS

Di pecoranera (del 26/06/2006 @ 00:26:14, in Polemiche)

Già l’anno scorso uscimmo con un post polemico sulla campagna promossa dal giornale La Repubblica per il lancio della seconda edizione della sua guida enogastronomica della Capitale. Quest’anno stessa politica promozionale: si intervistano celebri ristoratori che fra una chiacchiera e l’altra, buttano lì una frase di elogio della Guida campione di vendite nelle edicole.
Pur essendo chiaramente evidenziato nella Carta dei Doveri del Giornalista dell’8 luglio 1993, sotto la voce Informazione e pubblicità, che ”i cittadini hanno il diritto di ricevere un’informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario e non lesiva degli interessi dei singoli. I messaggi pubblicitari devono essere sempre e comunque distinguibili dai testi giornalistici attraverso chiare indicazioni. Il giornalista è tenuto all’osservanza dei principi fissati dal Protocollo d’intesa sulla trasparenza dell’informazione e dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico; deve sempre rendere riconoscibile l’informazione pubblicitaria e deve comunque porre il pubblico in grado di riconoscere il lavoro giornalistico dal messaggio promozionale”, siamo consapevoli di non vivere nel Paese in cui i Doveri vengono fatti rispettare in modo rigoroso e, un po’ per stanchezza, un po’ per non ripeterci, avevamo fatto passare sotto silenzio l’ennesima "marchetta". Poi, però, leggendo il forum del Gambero Rosso, siamo incappati in un bel post dal titolo volutamente provocatorio Informazione gastronomica – interviste & pompini scritto da un arguto lettore che usa il nick iavacc!. Riporto integralmente il post.

Mi perdonino lor signori la volgarità, ma chi si intende appena un pochino di informazione sa che le parole "intervista" e quell'altra sono spesso usate come sinonimi, soprattutto quando le medesime coinvolgono il politico importante di turno e il giornalista in rapimento mistico. Tuttavia, nel loro piccolo, questi due personaggi si sono prodotti in un infuocato e - direi - reciprocamente soddisfacente 69.
I fatti.

A voi occhiuti lettori di cose di mangiare e bere, soprattutto della capitale, certamente non sarà sfuggito l'articolo di "Repubblica" di ieri a firma Stefano Clerici - a dir poco encomiastico - sul ristorante e soprattutto sulla cucina di Fabio Baldassarre, e fin qui nulla di male.
L'altro Mastai in brevissimo tempo, e con giudizi universalmente condivisi si va affermando come uno degli ormai - grazie a Dio non più pochissimi - ristoranti della capitale dove si ha la certezza di uscirne deliziati o quanto meno certamente non delusi nelle aspettative.
Complimenti a Fabio, dunque, al suo bel locale, alla sua eccellente carta dei vini "strani" e alla sua équipe capace e professionale.

Le cose si fanno molto succose quando il giornalista piazza con la leggiadria di un ippopotamo sovrappeso la sua trappoletta, nella quale il nostro cinghialotto in carne Fabio non vede l'ora di cascare. Riporto lo stralcio finale.

S.C.: - "E a Roma, si mangia bene?"
F.B. - "Direi proprio di sì. Credo che a Roma, sulla scia di altre grandi capitali europee, si stia creando un polo gastronomico di assoluto livello. so per certo che c'è gente che quando arriva qui programma un vero e proprio tour tra i ristoranti, diciamo così, stellati..."
S.C.: -" Magari seguendo la guida di Repubblica..."
F.B.: - " Sì, è capitato anche a me di avere clienti arrivati qui dopo aver letto la vostra guida. L'informazione è importantissima. Specie quella che non si limita a descrivere piatti e fare pagelle..."

Combinazione, giusto una sttimana fa, in tutte le edicole migliori (e pure nelle peggiori) è uscita la guida "I ristoranti di Roma" di repubblica, terza edizione - già esaurita - fatevi raccomandare dal vostro edicolante.

Complimenti, Fabio, virtuosissimo deliziatore del palato e delle orecchie dei giornali pelosamente amici.


Ogni commento mi pare superfluo…

Per seguire gli sviluppi del post cliccate qui

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LA PRIMA GUIDA DEI RISTORANTI DELL’UMBRIA

Di pecoranera (del 29/05/2006 @ 20:19:43, in Redazionale)

L’abbiamo realizzata noi e permettetemi un po’ di orgoglio visto che sono umbro di origine… Si chiama l’Umbria nel Piatto e contiene la recensione critica di ben 142 ristoranti dislocati in modo omogeneo in tutto il territorio regionale, con tanto di voto finale e conseguenti promozioni e bocciature. Al nostro solito abbiamo realizzato questa sezione visitando i ristoranti in forma rigorosamente anonima e ci siamo rifiutati di vender loro pubblicità: questo per non avere conflitti di interesse e poter essere quindi credibili presso il lettore. A fianco alla sezione principale, abbiamo inserito due sezioni informative, una sulle strutture agrituristiche dotate di ricettività extra-alberghiera e l’altra sui produttori vinicoli della regione, con schede sul tipo di accoglienza e con le informazioni su come raggiungerli.
La guida è in vendita nelle edicole umbre e nelle edicole e librerie di Roma al prezzo di 8,00 euro.
Per ulteriori informazioni vi rimando al sito della guida www.umbrianelpiatto.it

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LIBERTA’ DI CRITICA

Di pecoranera (del 29/03/2006 @ 11:54:37, in Considerazioni)

Questa mattina sono rimasto colpito da un articolo di Bonilli comparso nel suo blog intitolato Censurato il Papero Giallo. In pratica un produttore di grappa, Romano Levi, si è rivolto al Tribunale di Alba per far togliere un commento a suo dire infamante per la sua distilleria, scritto da Bonilli nel suo blog lo scorso 26 novembre (condivido nella sostanza le sue affermazioni).
Come era facilmente prevedibile, c’è stata una levata di scudi in difesa della libertà di critica (per rendersene conto basta leggere i commenti all’articolo) e in questo caso mi unisco con convinzione al coro.
Anche noi, nel nostro piccolo, con la nostra guida dei ristoranti di Roma abbiamo avuto diversi problemi. Chi conosce il nostro prodotto sa che utilizziamo una scala di valutazione in decimi e non sono rari i casi di insufficienze. A mio avviso questo è un servizio in più che si dà al lettore: oltre a consigliarlo sui posti da visitare, lo si mette in guardia su esperienze negative in cui potrebbe incappare. Capirete che molti ristoratori non ci stiano e non sono mancate lettere di avvocati al riguardo.
Già dal nome che abbiamo dato alla casa editrice (La Pecora Nera Editore…) è evidente che la nostra scelta è quella di essere una voce fuori dal coro e quindi sappiamo che non tutti sono contenti dei nostri scritti... Ma non siamo dei pazzi e prima di uscire con determinate recensioni negative consultiamo ovviamente un avvocato. Il principio base che ci ha consigliato di seguire è di fare le critiche nel rispetto del soggetto a cui sono indirizzate e di renderle il più possibile soggettive. Inoltre è bene valutare aspetti qualitativi non facilmente misurabili (es.: livello del servizio) e parlare di aspetti quantitativi solamente se dimostrabili (es.: ricarichi sui vini).
Nel caso dell’articolo di Bonilli, l’unico problema secondo me può derivare dal riferimento al “sorso di alcool metilico” che si farebbe bevendo la grappa in oggetto.
In ogni caso condivido appieno l’allarme lanciato dal direttore del Gambero Rosso, in quanto molti produttori o esercenti pensano di vivere in un mondo in cui tutto quello che propongono debba essere o esaltato o ignorato. La colpa, purtroppo, è anche di certa stampa prezzolata che mescola con astuzia pubblicità e contenuti, dove i secondi sono ovviamente il risultato degli investimenti nella prima voce… Nel caso del Gambero Rosso i contenuti sono autorevoli e credo fortemente che non siano guidati dalla concessionaria pubblicitaria, ma trovare ad esempio la pubblicità di un produttore di vino in un prodotto editoriale del gruppo e poi in un altro la valutazione dei suoi prodotti con tanto di voto può generare qualche sospetto nel lettore più malizioso…

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UNA NUOVA GUIDA DEDICATA A ROMA

Di pecoranera (del 14/12/2005 @ 16:53:03, in Redazionale)

Si tratta di Roma per il Goloso, una guida informativa ad oltre 360 negozi enogastronomici della Capitale edita da La Pecora Nera Editore (cioè noi…) e curata da Fernanda D’Arienzo. Sono stati segnalati esercizi più o meno noti - enoteche, gastronomie, panifici, pastifici, macellerie, pescherie, formaggerie, pasticcerie, cioccolaterie e torrefazioni – organizzandoli per quartiere, in quanto si è ritenuto che spesso il primo fattore che si prende in considerazione per andare in un negozio piuttosto che in un altro è la collocazione all’interno della città.
La guida è in vendita nelle edicole e nelle librerie di Roma ad un prezzo di 5,90 euro. Per vedere la copertina, cliccate qui.

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TORINO 2006: UN’OTTIMA OCCASIONE (PERSA) PER LA PROMOZIONE DELLA GASTRONOMIA ITALIANA

Di pecoranera (del 07/11/2005 @ 00:12:27, in Considerazioni)

Sono ormai diversi giorni che nei forum e nei blog di settore impazza la polemica per il fatto che McDonald’s sarà il ristorante ufficiale della manifestazione olimpica che si svolgerà nel 2006 a Torino.
Penso che qualsiasi appassionato del buon mangiare non possa che inorridire di fronte a questa notizia: l’occasione era ghiottissima, si sarebbe potuto usare la vetrina olimpica per promuovere una delle poche eccellenze che ci sono rimaste, quella gastronomica nella fattispecie, con conseguente ritorno economico e di immagine. Si pensi all’impulso che avrebbe potuto avere il made in Italy gastronomico nel Mondo oppure al sostegno che si sarebbe potuto dare alla domanda turistica, ora che la gastronomia sembra stia diventando un elemento che sempre più persone tengono in considerazione nella scelta di una destinazione di vacanza.
Invece niente, Torino 2006 veicolerà l’immagine del Big Mac accanto a quella di atleti formidabili, come se questi ultimi le energie le trovassero nei cibi del fast food! Veramente bello l’insegnamento per le nuove generazioni, già attratte per altri, molteplici motivi da questo cibo spazzatura.
I motivi della scelta di McDonald’s sono ovviamente economici. Ogni edizione dei giochi olimpici prevede la presenza di un comitato organizzatore e una serie di sponsor, divisi in più fasce: con i soldi di questi ultimi, in aggiunta ai diritti televisivi e al merchandising, viene finanziato il comitato. Nel caso di Torino 2006 il comitato organizzatore è il TOROC e uno dei Worldwide parter è appunto McDonald’s. Ora, leggendo dal sito internet della manifestazione, fra i compiti del TOROC ci dovrebbero essere quelli di lanciare Torino e le sue montagne nel mondo e di valorizzare l'Italia e unire le culture. Sicuramente, dal punto di vista gastronomico, l’intento di unire le culture è riuscito, peccato che ci si sia uniformati al peggio…, mentre per quanto riguarda gli altri aspetti, sopra ho già espresso il mio pensiero.
Purtroppo questo sopra riportato non è altro che un’evidenza di una tendenza chiara e generale: se ci si affida esclusivamente a leggi di mercato, senza regolamentazioni o altri accorgimenti, l’unica legge che prevale è quella del profitto, per di più nel maggior parte dei casi a brevissimo termine. Ovviamente di questo profitto solamente le briciole vengono ridistribuite ed è così che aumenta la sperequazione economica fra le persone. Ritornando con i piedi per terra, o con le gambe sotto il tavolo se preferite…, nel caso di Torino 2006 ci sarebbe voluta, a mio avviso, una presa di posizione forte da parte delle istituzioni, tale da imporre la “visione gastronomica” italiana, e in particolare piemontese, come naturale cornice ai giochi olimpici.
Ma questo presupporrebbe lungimiranza…

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