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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

DALLA COTOLETTA ALLA MARCHETTA IL PASSO E’ BREVE

Di hume (del 26/02/2007 @ 10:44:43, in Considerazioni)

Alimentato da giornali e bloggers, il caso Baresani-D&G è ancora di attualità. Brevemente, l’antefatto. Sul Domenicale del Sole24ore Camilla Baresani nel novembre scorso scrive una recensione negativa su un ristorante di Milano, Gold, criticando in particolare la loro cotoletta. I proprietari del locale, Dolce e Gabbana, si irritano, tolgono la pubblicità dal giornale ed in una trasmissione televisiva (“Le Invasioni Barbariche”) insultano la Baresani. Dopo circa due mesi dalla prima recensione, il Domenicale pubblica una seconda recensione dello stesso ristorante, positiva questa volta, a firma di Davide Paolini.
Il fatto solleva un polverone, con Paolini che viene accusato di essere un “marchettaro”.
Il 6 febbraio Camillo Langone ne parla su Il Foglio e provocatoriamente afferma: “Avrei fatto lo stesso, se un giornale mi chiedesse un articolo benevolo, da cui dipendesse un contratto pubblicitario, io quell’articolo lo scriverei”.
Lo stesso giorno Stefano Bonilli sul blog Papero Giallo tenta di mettere ordine ricorrendo al “giudizio senza equivoci” di Fulvio Pierangelini, che al Gold c’è stato e che avrebbe riferito di un locale “moderno, assolutamente ben organizzato, con piatti buoni”. Ne deduce che: “…Paolini non è più un marchettaro ma un bravo giornalista gastronomico che ristabilisce la verità, la Baresani un’estremista che ha distrutto un piatto ma non basta questo per fare a pezzi un menù intero e quindi se tutto fosse stato chiarito prima ci saremmo potuti risparmiare l’epistola di Camillo Langone, cattolico di mondo…sempre allupato”.
Filippo Facci non si lascia sfuggire la vicenda per scrivere, su Il Giornale del 7 febbraio, un pezzo carico di ironia, che Massimo Bernardi riprende il giorno dopo sul suo sito.
Il 15 febbraio è la volta di Paolo Massobrio, che dal blog del Club Papillon punta il dito soprattutto sulla coppia di stilisti.
Luca Sofri affronta l'argomento il 22 febbraio postando su Wittgenstein: "...E nessuno nei giornali protesti contro il ricatto degli investimenti pubblicitari operato da Dolce e Gabbana: questo ricatto esiste già, ds tempo, in ogni giornale. La condiscendenza nei confronti dell'inserzionista, portata fino alla marchetta vera e propria, non l'hanno chiesta ieri Dolce e Gabbana: c'è da un pezzo".
Pronta la replica di Bonilli, sempre del 22 febbraio: "Wittgenstein è uno dei più importanti blog italiani. Sofri ritorna sulla cotoletta D&G, sulla stroncatura della Baresani e la recensione positiva di Paolini ma per me, dal momento che Sofri sa di musica ma credo gli importi poco del cibo, non ha ben inquadrato il problema".
Potrei continuare, con altre citazioni o con le spiegazioni di Paolini e della Baresani, ma mi fermo qui, perché non sono alla ricerca, in tutta questa bagarre, di chi ha ragione e chi ha torto, ammesso che sia possibile stabilirlo. Né mi stupiscono i tentativi di giustificazione di chi ha subito visto nell'accaduto una minaccia indiretta alla credibilità propria o di ciò che rappresenta.
Con molto realismo, so perfettamente che tutto questo è "normale", nel senso di inevitabile ovunque vi sia conflitto d'interessi. Se si vuole scongiurare il rischio che il commento positivo su quella cotoletta sia il frutto di una marchetta, o che la tal stroncatura non sia per rappresaglia, c'è una sola via sicura: affidarsi al giudizio di pubblicazioni che difendano la loro credibilità rifiutando per principio il conflitto d'interessi.

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TUTTO IL RESTO E' NOIA...

Di pecoranera (del 23/01/2007 @ 10:32:13, in Polemiche)

Non di rado mi capita di mangiare in trattorie in cui il menù viene recitato a voce, anche se quasi mai il conto riserva poi grandi sorprese. Il problema è il quasi… Ieri sera ho vissuto un’esperienza curiosa in una “hostaria con cucina” di Via Po’, BucaVino. Il locale si trova al piano seminterrato di un bel palazzo del quartiere Salario e all’esterno non c’è traccia del menù. Ci sediamo ed ecco arrivare una graziosa cameriera che pronuncia la celebre frase: “volete ordinare?”. “Vorremmo il menù…” ci viene spontaneo rispondere. “Il menù è la mia voce, qui è tradizione così…” frase detta con un sorriso talmente rassicurante che desistiamo dal proposito di far valere il nostro diritto di sapere ex ante quanto saremmo andati a spendere. Stesso discorso per il vino… In un ristorante con questo nome la scelta, come potete immaginare, è ricchissima: ben 3 bottiglie!!! Ce ne viene proposta una con tale naturalezza che eravamo tentati di accettare a “scatola chiusa”: per fortuna un attimo di lucidità ci evita di spendere 35 euro per il vino in una trattoria… In compenso ne spendiamo 17 (…) per un chianti della Ruffino, “Il Leo”. La cena scorre via tranquilla (eccezion fatta per un filetto al barolo immangiabile e quindi rimasto nel piatto, per fortuna caricato nel conto per soli 19 euro…), in una saletta destinata ai fumatori e separata, come imposto dalla legge Sirchia, dal resto del locale da una porta, ma molto particolare…la famosa porta invisibile. Nell’attraversarla senza aprirla, mi sono sentito Houdini! Chiediamo il conto: 102 euro scontati a 100 (grazie, questi gesti sono sempre apprezzati, fidelizzano il cliente, bravi!). Ogni commento mi sembra superfluo… Ma non è finita! Andiamo a pagare con la carta di credito e veniamo a conoscenza che non le accettano e nemmeno il bancomat (“Mica te pago co’ la carta de credito…” dice giustamente il proprietario alla cameriera). “C’è scritto all’ingresso” ci viene risposto alle nostre rimostranze. Certo che c’è scritto, su una lavagna che entrando non si nota, visibile solamente dalla sala principale. Sarebbe stato più semplice scriverlo sulla porta di ingresso magari insieme al menù, ma a quel punto sarebbe venuta meno la sorpresa! Pensate che noia una cena dove sai prima quanto all’incirca andrai a spendere. Per fortuna non è questo il caso, da BucaVino ci tengono talmente tanto alla loro clientela che mai si sognerebbero di annoiarla.

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IL PRE-CONTO…

Di pecoranera (del 15/01/2007 @ 01:21:28, in Considerazioni)

Era da tempo che volevo scrivere un post su questo argomento, poi per un motivo o per l’altro ho sempre desistito. Una serie impressionante di esperienze recenti mi ha però convinto. Sto parlando dell’abitudine, ormai consolidata in un certo tipo di ristorazione, di portare all’atto della richiesta del conto, un foglietto con indicato il prezzo da pagare. Le tipologie di queste (non)ricevute sono le più disparate, si va dal foglietto a quadretti di carta con il prezzo scritto a penna, a quello stampato con tanto di ragione sociale e partita iva del ristorante con la minuscola scritta “per la ricevuta, chiedere alla cassa”. Teoricamente la cosa non è scorretta, anzi… Si dà infatti la possibilità all'avventore di controllare preventivamente l’esattezza del conteggio e di poter richiedere eventualmente più ricevute frazionando l’importo. Il problema è però un altro: per esperienza personale e per quello che mi raccontano i miei recensori, quando il pagamento avviene in contanti, 9 volte su 10 la vera e propria ricevuta fiscale non viene poi emessa! Se nel caso del foglietto di carta la cosa è talmente palese che qualsiasi cliente dotato di senso civico possa poi richiedere l’emissione della ricevuta, nel caso del pre-conto stampato come se fosse una vera e propria ricevuta l’avventore spesso pensa di avere in tasca un documento fiscalmente valido, mentre in realtà il ristoratore ha evaso.
Come evitare questi comportamenti disonesti? In attesa di una riforma fiscale che permetta a tutti i cittadini di tranne beneficio dalla possibilità di detrarre, almeno parzialmente, una considerevole serie di spese dal proprio imponibile, penso che l’unico modo siano controlli più frequenti. Se avete in mente altre soluzioni, proponetele in sede di commento.

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COMMENTI SOSPETTI...

Di pecoranera (del 03/01/2007 @ 18:20:23, in Polemiche)

Internet è indubbiamente uno strumento eccezionale; permette di trovare in un attimo qualsiasi informazione si cerchi… Certo, la fonte non sempre è attendibilissima perché su internet può scrivere chiunque, basta dotarsi di un blog (come nel caso di chi scrive) oppure sfruttare uno dei forum messi a disposizione dai diversi siti e lasciare un post.

A tal proposito, voglio raccontarvi un episodio che mi è capitato proprio oggi… Controllando il nostro sito www.romanelpiatto.it mi ritrovo ben quattro commenti sul ristorante Crudo, sito a Roma vicino a Campo de' Fiori. I primi tre scritti dallo stesso computer (fa fede l'indirizzo IP) nell'arco di 15 minuti con pseudonimi differenti il 31 dicembre 2006, l'ultimo postato il 3 gennaio 2007 da un tale che, entusiasta del Capodanno passato nel locale in questione, non vede l'ora di raccontare l'esperienza vissuta firmandosi Federico e indicando come indirizzo email Federicoforty@*****. Vabbè, ho pensato con un eccesso di zelo, sarà un cliente stra-affezionato che vuole spingere questo ristorante... Quando ormai mi ero convinto di questa ipotesi, sempre oggi 3 gennaio 2007, all'indirizzo email della guida mi arriva un comunicato stampa relativo al ristorante Crudo inviato da Federico Quaranta (uno dei soci di Crudo) attraverso la mail del sito www.federicoquaranta.com. Che il cliente Forty e il ristoratore, nonché arguto conduttore televisivo, Quaranta abbiano qualcosa in comune? Conosco troppo poco l'inglese per rispondere a questo difficile quesito...

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DELUSIONE PRE-NATALIZIA

Di pecoranera (del 24/12/2006 @ 20:00:39, in Polemiche)

A Natale siamo tutti più buoni, o almeno dovremmo esserlo, secondo uno dei tanti luoghi comuni… Sarà perché non ho mai sopportato un certo buonismo di maniera, che voglio contravvenire a tale usanza e raccontarvi una cocente delusione vissuta ieri sera in quel di Cava de’ Tirreni in provincia di Salerno.
Antefatto. Negli ultimi mesi si è fatto un gran parlare di Pappacarbone, un nuovo ristorante i cui fornelli sono diretti da un allievo nientepocodimenoche di Ducasse! Autorevoli commenti in internet, articoli sulla carta stampata e, dulcis in fundo, il premio della Guida de L’Espresso come miglior giovane, badate bene, d’Italia.
Com’era possibile non ritagliare un fazzoletto di tempo, vista la presenza a Cava per la cena della vigilia, per provare quest’esperienza che avrebbe dovuto essere mistica e invece…
Entriamo nel locale rimanendo nel complesso ben impressionati dalla cura per i dettagli e dal livello dei distillati in bella mostra dietro il bancone d’ingresso, anche se la sensazione che abbiamo avuto è di una certa freddezza data dall’ambiente arredato in stile minimal. All’atto delle ordinazioni, però, ci siamo trovati di fronte ad un servizio che ci ha lasciati interdetti… Non vi nascondo che sono uscito a guardare l’insegna del locale per capire se avessimo commesso un fatale errore di location. No, non ci eravamo sbagliati, eravamo proprio da Pappacarbone. Ma veniamo ai fatti. Ordiniamo e ci viene detto che la cernia non era disponibile e in sostituzione c’era il pescespada: avremmo gradito saperlo prima dell’ordinazione… Chiediamo se possiamo scegliere un piatto dal menù degustazione, opzione negata… Ordiniamo un rosato, erroneamente riportato in carta sotto i bianchi, e alla richiesta dei vitigni la cameriera cade dalle nuvole…per poi stapparci la bottiglia con il botto!!! All’arrivo del piatto degustazione con ben 8 tipi di formaggi, chiediamo quale fosse l’ordine in cui andavano mangiati…Beh, la Nostra ci ha indicato un caciocavallo podolico come primo assaggio per poi passare a 3 erborinati e continuare con dei delicati formaggi di latte vaccino: complimenti!!!
Fosse solo il servizio, potremmo passarci parzialmente sopra, purtroppo però, anche il livello della cucina ci ha deluso, attestandosi per noi appena sopra la sufficienza. Ricordo ancora con stupore una vellutata di ceci con frutti di mare e ragù di cannolicchi, insapore e con il pesce appena percettibile, oppure una zuppetta di pesce spada con i friarelli con il pesce stracotto e inadatto ad una tale preparazione, o ancora un millefoglie dalla sfoglia eccellente ma dalla crema chantilly densissima e stra-carica.
Intendiamoci bene, se si fosse trattato di un ristorante qualsiasi non staremmo parlando di una delusione clamorosa, ma viste le aspettative sì. In aggiunta ho avuto la percezione, spero di sbagliarmi, di una certa supponenza, come se ormai si sentissero arrivati. Da Beck o da Vissani, solo per citarne un paio di famosi, ho visto molta più modestia…e loro sì che potrebbero fare gli altezzosi…
Visto che l’Epifania non è lontana, potremmo scherzosamente concludere giocando con il nome del ristorante, (poca)PAPPA(molto)CARBONE…

Per fortuna fra qualche minuto mi rifarò con degli splendidi spaghetti con le vongole e tante altre leccornie, per proseguire domani, da mammà, con i cappelletti in brodo, il brasato al barolo, i piccioni ripieni e il fagiano in salmì! Ora vi debbo lasciare, mia “suocera” sta iniziando le fritture…
Buon Natale a tutti, buoni e cattivi!

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A.A.A. RECENSORI CERCASI

Di pecoranera (del 14/12/2006 @ 00:44:56, in Redazionale)

In un’ottica di potenziamento della nostra struttura (intesa come casa editrice - La Pecora Nera Editore - che pubblica guide enogastronomiche), stiamo selezionando dei collaboratori che, dopo un periodo di formazione e prova “sul campo”, potranno entrare a far parte del nostro gruppo di recensori. Sono richieste competenze enogastronomiche, di scrittura e voglia di far parte di un gruppo giovane e in rapida crescita; sono ovviamente esclusi operatori del settore che abbiano qualche co-interesse con il mondo della ristorazione. Vogliamo specificare da subito che non si tratta di un lavoro a tempo pieno, ma di una forma di collaborazione che permette a giovani e non che hanno l’abitudine e la passione di andare a mangiare spesso al ristorante di ottenere dei rimborsi sulle spese sostenute; è comunque richiesta la massima serietà e discrezione nello svolgimento del compito. Le aree geografiche di maggiore interesse sono il Lazio e, soprattutto, l’Umbria; saranno comunque valutate candidature anche da altre parti d’Italia. Per maggiori informazioni potete scriverci a redazione@lapecoranera.net

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ROMA GOURMET SENZA PIU’ SEGRETI…

Di pecoranera (del 03/12/2006 @ 23:51:04, in Redazionale)

E’ uscita in questi giorni la seconda edizione di Roma per il Goloso, la nostra guida informativa ai negozi enogastronomici della Capitale. Alle 10 categorie merceologiche già presenti l'anno scorso (enoteche, gastronomie, panifici, pastifici, macellerie, pescherie, formaggerie, pasticcerie, cioccolaterie e torrefazioni) abbiamo aggiunto le gelaterie e i negozi che vendono utensili per la cucina. Molti gli indirizzi nuovi, per un totale di 498 esercizi (364 nella precedente edizione), dai più famosi a quelli meno noti ma comunque meritevoli di essere segnalati.
La guida è stata pensata per rendere il più agevole possibile la consultazione. I negozi sono divisi per quartiere (21 in tutta Roma) e, all’interno di ogni quartiere, per categoria merceologica. A fine guida abbiamo inserito tre pratici indici – alfabetico, per categoria e per quartiere – per dare al lettore tutte le chiavi di ricerca utili.
La trovate nelle edicole e nelle librerie di Roma e provincia all'accessibile prezzo di 6,00 euro, oppure sul nostro sito internet. Può essere una sfiziosa idea regalo per un amico gourmet!

Roma per il Goloso 2007

Pag. 128 + 4 di pubblicità

Formato: cm. 12,0 x 19,0

Prezzo di copertina: € 6,00



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QUERELLE E QUERELE…

Di pecoranera (del 26/11/2006 @ 01:29:20, in Polemiche)

E’ di ieri la notizia che Stefano Bonilli, l’editore proprietario della Gambero Rosso Editore, ha citato in giudizio la Newton Compton, quale editore della pubblicazione “Gambero Rozzo”, e Carlo Cambi, quale autore, per appropriazione di marchio altrui, deviazione di clientela e concorrenza sleale. I dettagli della querelle li potete leggere nel post che lo stesso Bonilli ha scritto nel suo blog Papero Giallo. I fatti sono ai più noti, qui li riassumiamo molto sinteticamente. Carlo Cambi, già responsabile del supplemento I Viaggi de La Repubblica, l’anno scorso ha dato alla luce una guida alle trattorie d’Italia edita per l’appunto dalla Newton Compton, dal nome “il Gambero Rozzo”, facendo probabilmente il verso al famoso marchio della casa editrice di Bonilli. Una prima di copertina azzeccata con il bel claim “più che una questione di etichetta è una questione di forchetta”, una distribuzione molto aggressiva, gli innumerevoli contatti di Cambi e le conseguenti segnalazioni nei media e soprattutto, a giudizio di chi scrive, un sempre più superficiale approccio da parte della massa dei lettori, hanno decretato un successo indiscutibile alla pubblicazione. Scontata, dunque, la riproposizione anche in questo autunno.
Dando per vero quello che scrive Bonilli, il primo anno ci sarebbe stata una diffida inviata dal Gambero Rosso alla Newton Compton che non ha avuto seguito; da qui la decisione di adire alle vie legali.
Più volte ho sollevato dei dubbi su alcuni aspetti dell’attività della casa editrice che fa capo a Stefano Bonilli (conflitti di interesse a mio avviso più che palesi, fra pubblicità, corsi di formazione e redazione delle guide), ma in questo caso ritengo che il patron del Gambero Rosso sia nel giusto al 100%. E’ innegabile che la gran parte delle persone abbiano visto nel Gambero Rozzo una parodia al Gambero Rosso e per questo deciso di comprarlo e questo da solo darebbe ragione a Bonilli. Ma oltre all’aspetto legale, ce n’è uno morale, a mio giudizio ancor più importante: se si decide di fare una guida controcorrente “sbeffeggiando” il leader di mercato, bisogna essere intoccabili. Questo significa un metodo di lavoro trasparente, visite realmente effettuate in tutti gli esercizi segnalati e possibilità, dietro richiesta, di produrre le ricevute dei pasti consumati. A quanto sembra (si veda sempre nel post di Bonilli l’episodio dell’Osteria Numero Sette del celebre, almeno per i gastronauti, Muccapazza) il Gambero Rozzo ha ben pochi dei requisiti suddetti. Il curatore ha affermato in un’intervista all’edizione romana del Corriere della Sera di non aver chiesto un solo euro ai ristoratori: ci crediamo, ma allora come leggere la lettera che, sempre stando al post di Bonilli, la Newton Compton ha mandato ai ristoratori presenti in guida con l’offerta di acquistare ad un prezzo vantaggioso delle copie della guida? D’accordo, la presenza in guida non era subordinata all’acquisto o meno, ma questo è o no un classico caso di conflitto di interesse?
Vi racconterò un aneddoto. Circa un anno fa un ristoratore di Roma da noi recensito positivamente nella guida Roma nel Piatto ci telefonò esprimendo il desiderio di conoscerci e di acquistare un quantitativo di copie per i cadeaux natalizi. Risposta: “non possiamo conoscerci di persona in quanto perderemmo l’anonimato e per le guide se le vuole le trova in edicola o in libreria (e credetemi che, visti i margini della distribuzione, ci abbiamo rimesso bei soldini…)”. Potreste pensare che abbiamo avuto un eccesso di zelo. Beh, lì per lì lo stesso dubbio è venuto anche a me, poi l’anno successivo quando dopo due visite abbiamo constatato che il livello del ristorante, a nostro avviso, era calato, ho benedetto la linea di condotta tenuta: ho potuto abbassare il voto senza alcun condizionamento!
In conclusione quello che voglio dire è che sicuramente ci sono degli aspetti dei leaders di mercato discutibili, ma sicuramente più biasimabile è chi sfruttando il loro nome, in negativo, pubblica una guida di successo che per giunta ha molte più ombre delle pubblicazioni a cui, più o meno esplicitamente, si contrappone. Il mondo dell’enogastronomia ha sicuramente bisogno di innovazioni, ma di opportunistici Cambi di rotta proprio no…

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IL GIUDICE DELL'AUTOREVOLEZZA ALTRUI...

Di pecoranera (del 06/11/2006 @ 17:46:32, in Polemiche)

Segnalo questo interessante editoriale del numero di dicembre della rivista IL MIO VINO dal titolo "Un uomo di parola" riferito a Franco Maria Ricci, padre-padrone di Bibenda Editore. Ogni commento mi sembra superfluo...


L'Ais (Associazione Italiana Sommeliers) è una organizzazione senza scopo di lucro che da decenni svolge l'importantissima funzione di promuovere, coordinare e formare la passione di decine di migliaia di persone innamorate del vino.
L'Ais conta oggi più di trentamila associati a vario titolo. Gli associati versano ogni anno una quota sociale di 70 euro e quindi l'associazione si trova a gestire un bilancio che supera i due milioni di euro.
Compresi nella quota annuale gli associati ricevono una rivista che si chiama «Il sommelier» e un volume annuario dal titolo «Duemilavini», volume che nelle intenzioni dovrebbe rappresentare la selezione dei migliori vini italiani fatta appunto dalla associazione.
Insomma l'Ais svolge un compito assolutamente benemerito e di grande responsabilità vista la dimensione e l'importanza che ha ormai assunto nel mondo del vino.
Purtroppo da qualche anno l'Ais sembra essere divenuto territorio esclusivo di conquista di un intraprendente signore romano, tal Franco Maria Ricci. Questo signore, oltre a controllare la società Bibenda Editore che pubblica la guida dell'Ais per un compenso annuale superiore al mezzo milione di euro, di fatto spadroneggia sia a livello della sezione romana dell'Ais sia a livello nazionale. Lo dimostra il fatto che a lui è data carta bianca nel decidere chi merita e chi no di avere vini citati nella guida "Duemilavini". Anche quando i criteri di scelta a volte non hanno nulla a che vedere con la qualità dei vini recensiti.
L'edizione del 2007 di questa guida ci fornisce una prova esemplare, e davvero raccapricciante, dei metodi adottati da Franco Maria Ricci.
Ecco i fatti.
A cavallo fra maggio e giugno le organizzazioni controllate dal Ricci inviavano a tutti i produttori di vino questo messaggio:
«Vi comunichiamo che il Consiglio Direttivo di Associazione Italiana Sommelier Roma, d'accordo con Bibenda Editore, ha deciso di non pubblicare sulle Edizioni Duemilavini e Bibenda, notizie e/o recensioni di Aziende Vinicole che si avvalgono di messaggi pubblicitari a mezzo di testate che la scrivente Associazione non riconduce a degna professionalità e che rivolgono attacchi provocatori e infamanti nei confronti di terzi, come anche recentemente accaduto. Questa decisione è stata presa soprattutto al fine di proteggere le Aziende presenti nelle nostre Edizioni e per evitare pericolose confusioni, nel rispetto dei nostri lettori.
Associazione Italiana Sommelier Roma - Il Consiglio Direttivo»

Il messaggio, dallo stile inconfondibile, fu interpretato da tutti come una chiara minaccia nei confronti delle aziende che investivano sulle riviste della nostra casa editrice.
La rozzezza e la vigliaccheria della mossa del Ricci generò molta sorpresa nei produttori italiani i quali però, ad eccezione di uno, decisero di non dare alcun seguito a quel tipo di farneticazioni ricattatorie.
Su Franco Maria Ricci si può dire di tutto ma non che non sia uomo di parola.
Ciò che aveva promesso, o meglio minacciato, ha puntualmente mantenuto con una determinazione chirurgica.
Così l'edizione 2007 di "Duemilavini", pubblicato da Bibenda Editore su incarico dell'Ais, ha bellamente escluso dall'elenco dei vini meritevoli di segnalazione ben 109 etichette prodotte da grandissime aziende che da sempre sostengono le nostre riviste con investimenti pubblicitari.
Le vittime dell'epurazione del Ricci portano nomi illustri e sono ben rappresentate su tutto il territorio.
Ad elencarli tutti e undici sembra di voler mettere insieme una squadra per vincere il campionato del mondo dei produttori di vino di qualità: Apollonio, Bisol, Cavit, Firriato, La-Vis, Marramiero, Medici Ermete, Montresor, Pellegrino, Santa Margherita e Tommasi.
Conosco le persone che gestiscono queste aziende. Sono tutte persone oneste che lavorano con enorme passione e serietà per far sì che i loro vini possano eccellere su tutti i mercati del mondo. Sono persone per bene che danno lavoro a migliaia di addetti e che non meritano vigliaccate e porcherie di questo tipo.
Per farvi capire quanto deplorevole e misera sia stata la mossa di Bibenda Editore, nel prossimo numero della rivista vi parleremo in modo dettagliato di tutte le 109 etichette che avevano ottenuto recensioni brillantissime nella edizione 2006 di "Duemilavini"e che sono state invece "epurate" in quella del 2007 perché i loro produttori hanno osato sostenere testate che il Ricci (beato lui) "non riconduce a degna professionalità".
Scopriremo insieme che tutte quelle etichette hanno meritato un giudizio super positivo in tutto il mondo da parte di coloro che fanno il nostro mestiere in modo serio e professionale.
Vi parleremo anche delle etichette dell'unico produttore italiano che ha ceduto alla prepotenza di Ricci. Un tale Cesarini Sforza, produttore di bollicine, che ha cancellato per tempo il suo impegno pubblicitario sulle nostre riviste e che, guarda caso, quest'anno ha visto comparire una sua etichetta sulla guida "Duemilavini".
Con il che si dimostra che Franco Maria Ricci non è solo uomo di parola.
Sa anche essere, selettivamente, un amico di cui ci si può fidare.

GAETANO MANTI



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LA RISTORAZIONE DI ROMA E PROVINCIA, SENZA RETICENZE…

Di pecoranera (del 28/10/2006 @ 10:55:16, in Redazionale)

Questo post per avvisarvi che è uscita nelle edicole e nelle librerie di Roma e dintorni la nostra guida Roma nel Piatto – ed. 2007. 272 i ristoranti recensiti in forma assolutamente anonima di cui 122 novità, 40 i locali provati per l’aperitivo o il brunch, 3 gli itinerari golosi (Circeo, Orvietano, Cilento) con schede sui ristoranti e i produttori visitati ed infine 21 mappe del centro di Roma con collocati i locali inseriti in guida. Come al solito, non troverete pubblicità di ristoranti, scelta motivata dalla volontà di non avere conflitti di interesse ed essere quindi massimamente credibili presso i lettori. Per saperne di più, potete visitare il sito internet della pubblicazione www.romanelpiatto.it dove è anche possibile acquistarla on-line.

Roma nel Piatto 2007

Pag. 224 + 28 di pubblicità

Formato: cm. 12,0 x 19,0

Prezzo di copertina: € 9,00



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