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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

IL CONTO DI GIUDA

Di pecoranera (del 25/04/2008 @ 20:40:58, in Polemiche)

Merita un dettagliato racconto l'esperienza vissuta ieri sera nella nuova sede del Giuda Ballerino. Chi ci segue sa quanto abbiamo parlato bene in passato di questo ristorante, che ha avuto l'indubbio merito di portare una ristorazione di qualità in periferia. Ed è così che, carichi di aspettative, siamo andati a testare l'offerta nella nuova location. In realtà le offerte sono due: una piccola sala in cui viene proposta la loro solita cucina ricercata e di qualità e una più grande, chiamata osteria, in cui si mangiano piatti più semplici ed accessibili.

Chiamo nel pomeriggio per prenotare il ristorante (ovviamente utilizzando un cognome falso) e mi viene detto che la sala è al completo e che c'è posto solo in osteria. Faccio un giro di telefonate alle persone che mi accompagneranno per sentire se per loro va bene lo stesso e richiamo per riservare un tavolo da 5 in osteria, provando nuovamente a sondare la possibilità di usufruire dell'offerta ristorante: niente da fare. Ci rassegniamo e decidiamo di andare all'osteria. Il primo impatto con il nuovo locale è molto positivo: un lungo bancone all'entrata ricco di leccornie con le quali ingannare l'attesa di un tavolo; in fondo la piccola saletta ristorante, a destra un corridoietto, delimitato dalla bella sala climatizzata per il vino e, a sinistra, dalla cucina a vista, tramite il quale accedere all'osteria. L'arredamento è caldo e ben pensato, e sulla lavagna appesa al muro è possibile prendere visione dell'offerta. Fino a qui tutto bene...

Che non sarebbe stata una gran serata lo capiamo appena ci vengono prese le ordinazioni: alla richiesta della lista dei vini ci viene detto che dobbiamo farci un giro nella saletta climatizzata per scegliere dagli scaffali la bottiglia (a me personalmente ha fatto piacere, ma non mi pare corretto costringere ogni avventore a tale processione, in assenza della quale dovrebbe affidarsi al responsabile di sala, ordinando senza conoscere i prezzi). Ma torniamo ai vini: la scelta è ampia e di qualità e i ricarichi sono irrisori, tanto da farmi chiedere conferma. Scopro così che al tavolo c'è un ricarico del 20% sui prezzi esposti: sempre basso, ma dovrebbe essere palesato... Ordiniamo un bianco e un rosso e chiediamo che vengano portati contestualmente al tavolo. Arrivano ad antipasto ultimato (il pane, per fortuna è arrivato a metà...) e ci viene versato il bianco nei 5 bicchieri disponibili...e il rosso come lo beviamo? C'è affollamento in sala e non vogliamo tediare i camerieri, per cui chi opta per il rosso si "lava" il bicchiere da solo sotto gli occhi imperterriti del personale. Con il proseguire della cena ordiniamo un'altra bottiglia di rosso diversa dalla prima: visto che abbiamo i bicchieri pieni viene lasciata stappata in tavola senza farla neanche assaggiare e con l'idea di portare altri bicchieri che non sfiora neanche il pensiero dei camerieri! Il quadro del servizio è completato da altre imprecisioni marchiane, come ad esempio i piatti della stessa portata che arrivano in ordine sparso, con attese anche di 10 minuti fra il primo e l'ultimo, oppure la sparecchiatura del tavolo effettuata in modo cortese ma con richieste del tipo "mi passa il piatto?". Insomma della serie, vabbè che siamo in osteria, ma c'è un limite a tutto.

Ironia della sorte, nel tavolo vicino al nostro due clienti hanno ricevuto un trattamento completamente differente. In pratica è stato concesso loro di cenare in osteria con un menù totalmente diverso (con piatti non disponibili per gli altri avventori dell'osteria e presumibilmente in carta nell'offerta ristorante) in quanto amici dello chef, con un servizio cadenzato perfettamente ed eseguito in prima persona dalla moglie del cuoco (unico tavolo in osteria a beneficiare della sua professionalità) e frequenti visite di Andrea Fusco a spiegare le sue creazioni. Ed è così che la nostra acqua arrivava in tavola già in brocca e la loro in bottiglia, il nostro cestino del pane era molto più scarno del loro, il nostro zucchero in bustina e il loro nelle zuccheriere, e via dicendo, con un elenco che potrebbe essere lunghissimo... E' ovvio che il cuoco può fare come vuole, ma una disparità di trattamento di questo tipo è a nostro avviso intollerabile!

Ed arriva il momento del conto... Sotto vi riporto la scansione del pre-conto.

Le voci evidenziate sono degli errori. In pratica l'arancino con ragù di asino era uno e non tre e, soprattutto, la voce "4 PROPOSTA SOMMELIER" completamente ingiustificata. In pratica 123 euro in più in un conto che avrebbe dovuto essere di 245,40 euro! Un mio commensale si indispettisce non poco e va a farlo notare in modo fermo. Ne nasce una discussione durante la quale si fanno notare anche le pecche nel servizio e la disparità di trattamento fra i tavoli. Risultato? Una cameriera viene in tavola e ci dice che lo chef ci offre la cena. Abbiamo insistito per pagare, ma è stato impossibile, vista la fermezza dello chef. Direte voi, vi è andata di lusso! Neanche per sogno. Anche in questo atteggiamento abbiamo scorto un segnale di supponenza, dato che ha motivato il gesto con il fatto che ci eravamo lamentati del servizio. Sarebbe stato molto più apprezzato da parte nostra, vedere arrivare lo chef al tavolo che, mortificato per l'errore, si scusava per l'accaduto e ci faceva pagare il giusto, magari offrendoci un giro di superalcolici. Sarebbe stato sicuramente più di classe. E invece con questo gesto abbiamo avuto la netta percezione di un trattamento di voluta superiorità, di chi non accetta umilmente che il proprio lavoro possa venir messo in discussione.



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DA OTTAVIO, DOVE IL MENU' E' UN OPTIONAL...

Di pecoranera (del 23/04/2008 @ 12:08:11, in Polemiche)

Sono molto rari i post che dedico ad un ristorante in particolare, ma nel caso di Ottavio, alla luce dell'esperienza che abbiamo vissuto ieri sera, non posso esimermi dal farlo...

Antefatto - Ogni volta che andiamo in questo ristorante a fare la recensione, ci troviamo costretti a segnalare la pessima usanza di non portare il menù in tavola e di "pretendere" di elencarlo a voce, lasciando così il cliente all'oscuro dei prezzi, che in questo caso non sono neanche abbordabilissimi...

Ieri sera si è però toccato il fondo!!! Ci sediamo e ci viene detto che presto arriverà il maitre ad elencarci i piatti. Chiediamo nel frattempo il menù, ma ci viene comunicato che qui non si usa, che loro i piatti li elencano a voce... Insistiamo ed ancora un rifiuto, motivato questa volta con il fatto che molti piatti non sono riportati in carta... Dopo un paio di minuti di tira e molla arrivano finalmente i menù, insieme al maitre visibilmente infastidito per la nostra insistenza. La cena va avanti ed ecco che con i dolci si ripresenta lo stesso inconveniente. Insistono per elencarceli a voce e, stancati da tale modo di fare, accettiamo. Non ci viene però menzionato il tiramisù che invece avevamo visto in carta. Alla nostra richiesta se fosse disponibile, ci viene risposto di no e che non lo era mai. Deve essere stata eloquente la nostra perplessità, tanto da far sentire il cameriere in dovere di dare un'ultima, sconcertante, spiegazione: "Signore, glielo avevo detto che il nostro menù non è attendibile!!!".

Sappiamo bene che molti avventori non ci fanno caso ad episodi del genere, ma questo non autorizza il ristoratore ad avere un atteggiamento poco corretto: un cliente ha il sacrosanto diritto di essere a conoscenza, prima di ordinare, di quanto andrà a spendere! Da quello che ci è dato sapere, non esistono zone franche in cui questo diritto non vale, ma da Ottavio sembra non ne tengano conto...



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PER UN PUGNO DI COPIE VENDUTE...

Di pecoranera (del 08/04/2008 @ 19:10:55, in Polemiche)

Ormai tutti sanno dello scoop fatto da L'Espresso sui vini sofisticati ed in tanti hanno scritto al riguardo. Ne parlo ora di ritorno dal Vinitaly dove ho avuto modo di parlare con molti produttori. Sono incazzati come bestie ed hanno ragione. Fatto salvo il diritto di cronaca, pare a tutti evidente che la tempistica e il titolo dell'articolo, Velenitaly, siano quanto meno sospetti... Il giorno di apertura della principale manifestazione sul vino italiano, con tutte le luci della ribalta puntate sopra, uscire con un articolo del genere significa fare del "terrorismo" giornalistico, in un momento in cui il Made in Italy è già sotto pressione (basti pensare alla questione della mozzarella di bufala).

Scusatemi se sono malpensante, ma sono propenso a credere che il "movente" del pezzo e del suo titolo sia stato più il miraggio di vendere delle copie in più del settimanale che la volontà di esercitare il sacrosanto diritto di cronaca. Titolare l'inchiesta Velenitaly significa gettare fango anche su una miriade di produttori che lavorano onestamente in un periodo di estrema difficoltà e che non hanno la possibilità di difendersi dal discredito...almeno che non agiscano su un campo che scommettiamo essere molto caro ai responsabili del gruppo, quello della pubblicità. Fossi un produttore di vino che abitualmente utilizza i mezzi del Gruppo L'Espresso per pubblicizzare i propri prodotti (La Repubblica, L'Espresso, Radio Deejay, Radio Capital, il comparto guide e via dicendo), sospenderei immediatamente gli investimenti dirottandoli su altre testate. A quel punto, se il gruppo agisse veramente per fini etici legati al diritto di cronaca, dovrebbe fregarsene e tirare dritto. Permettetemi di pensare che così non sarebbe e che magari si ripresenterebbe una situazione simile a quella che ha visto coinvolto Il Sole 24 ore con Dolce & Gabbana per via della recensione negativa sul ristorante Gold da parte di Camilla Baresani....

Staremo a vedere



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