In una giornata che definire piovosa è riduttivo (che sia di buon auspicio...), abbiamo presentato alla stampa le nostre guide Roma nel Piatto - ed. 2010 e Roma per il Goloso - ed. 2010; sede dell'evento è stato il Multicenter Mondadori Trevi, vicino alla celebre fontana. L'incontro è stato moderato dal giornalista del Corriere della Sera Luca Zanini ed ha visto la partecipazione di Alberto Rossetto in qualità di nostro portavoce (per mantenere l'anonimato in fase di recensione preferiamo non apparire), del direttore marketing della F.I.P.E. (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) Carlo Maria Breschi e dell'Assessore alle Attività Produttive, al Lavoro e al Litorale del Comune di Roma Davide Bordoni.
Sotto trovate i video della presentazione.
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
I prodotti sono in vendita al prezzo di 11,90 euro per Roma nel Piatto e di 7,90 euro per Roma per il Goloso nelle edicole e nelle librerie del Lazio, oltre che nel nostro sito internet.
Questa è la curiosa esperienza capitata ad un nostro recensore in gita fuori regione. Penso che chiunque avesse letto il monito della foto, non sarebbe andato oltre...
...ma noi siamo curiosi e non ci fermiamo alle apparenze!
Per la cronaca, la curiosità è stata premiata con una bella esperienza a tavola.
Questo post nasce in seguito ad uno scambio di mail avvenuto con un ristoratore che non ha gradito la recensione sul suo locale contenuta nell'edizione 2008 di Roma nel Piatto. Senza dilungarmi qui nella spiegazione della vicenda che risulterà immediatamente chiara leggendo attentamente tutti gli allegati che abbiamo riportato sotto, voglio solamente spiegare il perchè abbiamo deciso di comune accordo di rendere pubblica la vicenda. Per quanto ci riguarda, pur non condividendo la gran parte delle cose che il ristoratore scrive, abbiamo apprezzato la determinazione con la quale difende il suo lavoro e la convinzione con cui porta avanti le scelte fatte. In questa determinazione ci siamo rispecchiati e, visto che non abbiamo nulla da nascondere, abbiamo preferito "mettere in piazza" la vicenda in modo che ognuno possa farsi la propria opinione e possa commentarla. Facendo questo ci siamo messi in gioco, sia noi che loro, rendendo pubbliche le critiche che l'uno ha mosso nei confronti dell'altro, ma crediamo che in un settore dove i conflitti di interesse e la poca chiarezza regnano sovrani, questo segnale di trasparenza sia necessario.
Sotto trovate i link della nostra recensione e dei successivi scambi di mail.
Alzi la mano chi, tra i numerosi appassionati di vino, non abbia mai desiderato una volta nella vita farsi del buon vino da solo. Certo, non tutti possiedono un terreno, le capacità e i soldi per dar vita a tutto ciò, ma oggi, grazie ad un nuovo progetto di cui vi voglio parlare, anche chi è un semplice estimatore del nettare di Bacco, può creare la propria bottiglia. Il progetto in questione si chiama Lowine e lo ha ideato l’azienda vinicola umbra Palazzone, situata nella bella località di Rocca Ripesena, vicino ad Orvieto. I fratelli Dubini, Giovanni e Lodovico, hanno messo a punto questa simpatica iniziativa dedicata a tutti coloro che vogliono realmente conoscere un vino e tutto ciò di cui è composto, e cioè il terreno, le caratteristiche del vitigno e l’influsso del clima. Aderendo al progetto Lowine, si potranno seguire tutte le fasi di produzione del proprio vino, interagire con l’enologo e fugare qualsiasi dubbio sulle tecniche di produzione. Lo scopo di Lowine è quello di creare un contatto diretto con il consumatore attraverso una filiera corta che consente di ottenere massima qualità con minor costo. L’azienda Palazzone ha individuato una fetta del proprio vigneto da destinare al progetto Lowine e ogni aderente (Lowiner) partecipa acquistando un quantitativo definito (BIN) di vini prodotti. Attraverso un blog, poi, sarà possibile seguire tutte le fasi necessarie alla produzione e alla conservazione del vino, con una raccolta di fotografie e filmati delle stesse e approfondimenti sull’enologia e sulla viticoltura curati dall’enologo e dall’Azienda. Inoltre, verranno organizzati periodicamente degli incontri diretti in azienda affinché si possano “vivere di persona” le fasi principali di tutto il processo produttivo. Infine, ogni Lowiner potrà scegliere se ritirare direttamente il proprio vino sfuso oppure farselo imbottigliare con un confezionamento personalizzato con l’aggiunta di un costo fisso per questo servizio.
Vi segnalo un altro libro appena finito di leggere, questa volta più attinente al mondo dell'enogastronomia rispetto alle precedenti segnalazioni. Si tratta di Estasi Culinarie della francese Muriel Barbery, autrice del più famoso L'Eleganza del Riccio, edito in Italia dalla Edizioni e/o. Questo romanzo, scritto veramente bene, è incentrato sul personaggio di Arthens, il più grande critico gastronomico del mondo che in punto di morte ripercorre tutta la sua vita, e con lui le persone che gli sono state vicine. Ne esce un racconto coinvolgente, in cui l'arroganza del critico viene messa a confronto con i tratti caratteristici degli altri personaggi. Fil rouge del romanzo è la ricerca, da parte del critico, di un sapore "per eccellenza" che nulla ha a che vedere con quelli sofisticati consumati nei ristoranti pluristellati. Non voglio rovinarvi la sorpresa; per questo mi limito a segnalare che questo libro fa riflettere su come anche le persone abituate a mangiare in ristoranti top, rimangano legate a sapori, spesso tutt'altro che nobili, fatti propri nell'infanzia e nell'adolescenza.
Le vacanze sono finite e si ricomincia subito a pieno regime in vista dell'uscita autunnale delle nostre guide annuali Roma nel Piatto e Roma per il Goloso. Prima di iniziare a lavorare su classifiche, distribuzione, promozione e via dicendo, voglio segnalarvi tre libri letti in questo mese a mio avviso imperdibili, soprattutto l'ultimo di cui vi parlerò.
Il primo è Consigli a un giovane ribelle di Christopher Hitchens. Si tratta di una raccolta di 19 lettere immaginarie scritte ad uno studente in cui l'autore espone con chiarezza ed arguzia cosa significhi pensare in modo originale. Il libro si legge in un pomeriggio tanto è coinvolgente; per darvi un'idea dei contenuti vi riporto integralmente un passo dell'ultima pagina. "... Guardati dall'irrazionale, per quanto seduttivo. Sta' all'erta di fronte al trascendente e a tutti coloro che ti invitano ad assoggettarti o ad annullarti. Diffida della compassione; preferisci la dignità per te e per gli altri. Non aver paura di essere considerato arrogante o egoista. Immaginati tutti gli esperti come dei mammiferi. Non essere mai spettatore dell'ingiustizia o della stupidità. Cerca la discussione e la disputa per il piacere che ti danno; la tomba ti offrirà un sacco di tempo per tacere. Sospetta delle tue stesse ragioni, e di qualsiasi scusa. Non vivere per gli altri più di quanto ti puoi attendere che gli altri vivano per te".
Il secondo è un libro inchiesta di Curzio Maltese, La questua. L'editorialista de La Repubblica risponde con un'analisi dettagliata e con dovizia di particolari ad una domanda molto semplice: quanto costa la Chiesa agli italiani? L'inchiesta ha una forza particolare perché parte da un presupposto molto chiaro: La questua non è un libro anticlericale, non entra mai nel merito di scelte di fede che non possono che essere personali e per definizione insindacabili. Ogni capitolo affronta senza preconcetti i diversi modi in cui lo Stato italiano finanzia la Chiesa, spiegando, numeri alla mano, a quanto ammonta ad esempio l'8 x mille, come si calcola e come viene speso, oppure entrando nel merito dell'ora di religione o dell'esenzione dell'ICI sulle proprietà cattoliche. A prescindere da quella che è la vostra posizione verso la religione, vi consiglio caldamente questa lettura che, come detto, non vi offenderà se credenti, ma vi fornirà delle informazioni che inspiegabilmente vengono nascoste dai media (sapevate, ad esempio, che se la cosiddetta casta dei politici costa allo Stato, e quindi a noi contribuenti, 4 miliardi di euro all'anno, secondo l'autore la Chiesa costa almeno 4 miliardi e mezzo di euro?!?).
Se queste due sono letture caldamente consigliate, quellla di cui vi parlerò ora è a mio avviso veramente imperdibile! Si tratta di Meritocrazia di Roger Abravanel. Per chi non lo conoscesse, l'autore è un nome noto nel mondo del business: ha lavorato per 34 anni alla McKinsey, primaria società di consulenza all'alta direzione, ed ora, oltre ad essere in diversi consigli di amministrazione, è autore di saggi di successo, quali Le sfide della crescita delle imprese famigliari italiane e Scelte coraggiose per sviluppare un'economia di servizi. Perché mi ha entusiasmato questo libro? Presto detto. Esistono molte analisi sull'assenza di meritocrazia nella società italiana, ma questa, oltre ad essere estremamente lucida, non si limita a prendere atto e fotografare lo status quo, ma si spinge oltre, formulando 4 proposte concrete per cercare di rendere il nostro Paese più meritocratico e quindi, insieme più ricco e più giusto. L'approccio è "da consulente", quindi tanti numeri (mai superflui) e continui confronti con quello che di caso in caso dovrebbe essere il benchmark di riferimento. Ne viene fuori una foto impietosa dell'Italia, un Paese a bassa mobilità sociale (significa, in poche parole, che è molto improbabile che una persona possa cambiare classe di appartenenza, sia in salita che in discesa) e allo stesso tempo con un'alta ineguaglianza (nel senso che è molto alto il rapporto tra il reddito del 10% più ricco e il 10% più povero della popolazione). Nonostante ciò, l'autore nutre una fondata speranza, che (non potendo fare altro...) condivido, che i tempi per un cambiamento possano essere maturi e individua la strada da seguire, indicando quattro priorità: iniezione di merito nella pubblica amministrazione, creazione di eccellenza nel sistema scolastico, istituzione di un'authority per sbloccare l'economia e un'azione positiva per realizzare, di fatto, la parità uomo-donna nel mondo del lavoro. Dette così sembrano ovvietà, chi può non concordare? Ma Abravanel indica nei dettagli i meccanismi per attuare questi cambiamenti e per questo è credibile. E' naturale che il presupposto per l'attuabilità di questa rivoluzione epocale, sia un cambiamento nella mentalità degli italiani, ma anche in questo l'autore è ottimista, adducendo una motivazione arguta e, a mio avviso, verissima, che qui vi riporto integralmente: "... Gli italiani potrebbero reagire in maniera soprendente. Tutti i sondaggi li descrivono allo stremo e al limite della pazienza. Le denunce contro il "mal di merito" fioccano ogni giorno e ne soffre pesantemente l'orgoglio, visto che gli italiani ritengono di avere una cultura superiore a quella di altri Paesi, ma vengono poi dipinti ogni giorno come "tristi", "vecchi", "immobili", il che è nella cultura italiana, molto peggio di "disordinati-un po' inaffidabili-ma creativi", che è come sono stati definiti negli ultimi anni e cosa che, fondamentalmente, non dispiaceva eccessivamente ... L'orgoglio ferito degli italiani di fronte alle descrizioni che il mondo inizia a fare di loro ... può renderci un po' ottimisti, perché oggi sembra finalmente che un gran numero di italiani sia pronto a raccogliere la bandiera del merito".
L'Estate si sa, è tempo di letture e ieri, quasi per caso, ho rispolverato dagli scaffali un libro che comprai ad inizio 2007 e che, come spesso mi accade, ho lasciato per un po' in disparte, assorbito com'ero da altre letture. Si tratta di Volevo solo vendere la pizza di Luigi Furini, sottotitolo Le disavventure di un piccolo imprenditore - edito da Garzanti (Euro 14,00 - ISBN 978-88-11-60057-2).
Ve ne voglio brevemente parlare perché è scritto in modo scorrevole (192 pagine che si leggono in 3-4 ore) e tratta con simpatia ed acume un annoso problema italiano: la burocrazia. La vicenda è autobiografica e racconta la storia di un giornalista, Luigi Furini appunto, che un giorno ha la bella idea di aprire una pizzeria al taglio nel centro di Pavia. Uomo di sinistra sostenitore dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, decide di fare tutto con la massima trasparenza, mettendosi in regola a costo di seguire i corsi più inutili e registrando i dipendenti. La serie di eventi negativi che capitano a Furini è impressionante e, anche se probabilmente un po' romanzata, dà l'idea di quello che significa fare impresa in Italia (soprattutto per le piccole realtà), di come le leggi e leggine servano più che a tutelare il cittadino, a mantenere in piedi un sistema bizantino dove i furbi hanno sempre la meglio. A tal proposito è lucidissima l'analisi che l'autore fa sul sindacato, perché viene da una persona che ci ha sempre creduto e che ha fatto battaglie per veder garantiti i diritti dei lavoratori.
Non voglio dirvi altro, per non rovinarvi la sorpresa, ma vi consiglio vivamente questa lettura, come detto scorrevole da una parte e allo stesso tempo che fa riflettere...e non poco.
A pagina 17 della cronaca romana de “La Repubblica” di oggi, c’è un’intervista davvero interessante di Stefano Clerici allo chef Angelo Troiani, patron de “Il Convivio”, famoso ristorante della Capitale. Molte le considerazioni interessanti sul caro prezzi e sul futuro della ristorazione, ma la considerazione “forte” di tutta l’intervista è la chiosa finale.
Domanda: “Ma che ne pensa delle guide specializzate?”.
Risposta: “Penso che abbiano fatto del bene al nostro mondo. Creano interesse nella gente, specie se, come quella che fate voi, non vogliono essere considerate la Bibbia della buona tavola”.
Ora sì che ne abbiamo di spunti di riflessione per il week end!
P.S.: l’intervista è affiancata da una pubblicità a tutta pagina della guida dei ristoranti di Roma 2008-2009 de “La Repubblica” uscita in questi giorni
La tipografia ci ha appena consegnato la nostra prima pubblicazione in lingua inglese, Roma nel Piatto - Eat as the Romans do. Si tratta di una guida critica ai ristoranti (150) e alle pizzerie (51) della Capitale, completata dalla segnalazione di 258 negozi per gourmet (enoteche, gastronomie, ecc.). Nel realizzarla ci siamo posti un obiettivo primario: suggerire al turista tutta una serie di indirizzi frequentati abitualmente dai romani, lontani anni luce dalle cosidette "trappole per turisti", quei posti, per intenderci, con menù plastificati e camerieri/procacciatori che ti bloccano con improbabili frasi in inglese maccheronico... La filosofia è la stessa delle altre nostre pubblicazioni: porre a zero i conflitti di interesse con le categorie che valutiamo in modo critico (con tanto di voto). Per fare questo le visite le facciamo in reale anonimato e ci rifiutiamo di vendere pubblicità alla categoria dei ristoratori.
Per avere una prima idea di come è fatta all'interno la guida potete cliccare qui, mentre per prendere visione dei comunicati stampa, qui trovate quello in italiano e qui quello in inglese.
La guida è già acquistabile nel nostro sito www.lapecoranera.net e, dalla prossima settimana sarà in vendita pure nelle edicole e nelle librerie della Capitale.
Merita un dettagliato racconto l'esperienza vissuta ieri sera nella nuova sede del Giuda Ballerino. Chi ci segue sa quanto abbiamo parlato bene in passato di questo ristorante, che ha avuto l'indubbio merito di portare una ristorazione di qualità in periferia. Ed è così che, carichi di aspettative, siamo andati a testare l'offerta nella nuova location. In realtà le offerte sono due: una piccola sala in cui viene proposta la loro solita cucina ricercata e di qualità e una più grande, chiamata osteria, in cui si mangiano piatti più semplici ed accessibili.
Chiamo nel pomeriggio per prenotare il ristorante (ovviamente utilizzando un cognome falso) e mi viene detto che la sala è al completo e che c'è posto solo in osteria. Faccio un giro di telefonate alle persone che mi accompagneranno per sentire se per loro va bene lo stesso e richiamo per riservare un tavolo da 5 in osteria, provando nuovamente a sondare la possibilità di usufruire dell'offerta ristorante: niente da fare. Ci rassegniamo e decidiamo di andare all'osteria. Il primo impatto con il nuovo locale è molto positivo: un lungo bancone all'entrata ricco di leccornie con le quali ingannare l'attesa di un tavolo; in fondo la piccola saletta ristorante, a destra un corridoietto, delimitato dalla bella sala climatizzata per il vino e, a sinistra, dalla cucina a vista, tramite il quale accedere all'osteria. L'arredamento è caldo e ben pensato, e sulla lavagna appesa al muro è possibile prendere visione dell'offerta. Fino a qui tutto bene...
Che non sarebbe stata una gran serata lo capiamo appena ci vengono prese le ordinazioni: alla richiesta della lista dei vini ci viene detto che dobbiamo farci un giro nella saletta climatizzata per scegliere dagli scaffali la bottiglia (a me personalmente ha fatto piacere, ma non mi pare corretto costringere ogni avventore a tale processione, in assenza della quale dovrebbe affidarsi al responsabile di sala, ordinando senza conoscere i prezzi). Ma torniamo ai vini: la scelta è ampia e di qualità e i ricarichi sono irrisori, tanto da farmi chiedere conferma. Scopro così che al tavolo c'è un ricarico del 20% sui prezzi esposti: sempre basso, ma dovrebbe essere palesato... Ordiniamo un bianco e un rosso e chiediamo che vengano portati contestualmente al tavolo. Arrivano ad antipasto ultimato (il pane, per fortuna è arrivato a metà...) e ci viene versato il bianco nei 5 bicchieri disponibili...e il rosso come lo beviamo? C'è affollamento in sala e non vogliamo tediare i camerieri, per cui chi opta per il rosso si "lava" il bicchiere da solo sotto gli occhi imperterriti del personale. Con il proseguire della cena ordiniamo un'altra bottiglia di rosso diversa dalla prima: visto che abbiamo i bicchieri pieni viene lasciata stappata in tavola senza farla neanche assaggiare e con l'idea di portare altri bicchieri che non sfiora neanche il pensiero dei camerieri! Il quadro del servizio è completato da altre imprecisioni marchiane, come ad esempio i piatti della stessa portata che arrivano in ordine sparso, con attese anche di 10 minuti fra il primo e l'ultimo, oppure la sparecchiatura del tavolo effettuata in modo cortese ma con richieste del tipo "mi passa il piatto?". Insomma della serie, vabbè che siamo in osteria, ma c'è un limite a tutto.
Ironia della sorte, nel tavolo vicino al nostro due clienti hanno ricevuto un trattamento completamente differente. In pratica è stato concesso loro di cenare in osteria con un menù totalmente diverso (con piatti non disponibili per gli altri avventori dell'osteria e presumibilmente in carta nell'offerta ristorante) in quanto amici dello chef, con un servizio cadenzato perfettamente ed eseguito in prima persona dalla moglie del cuoco (unico tavolo in osteria a beneficiare della sua professionalità) e frequenti visite di Andrea Fusco a spiegare le sue creazioni. Ed è così che la nostra acqua arrivava in tavola già in brocca e la loro in bottiglia, il nostro cestino del pane era molto più scarno del loro, il nostro zucchero in bustina e il loro nelle zuccheriere, e via dicendo, con un elenco che potrebbe essere lunghissimo... E' ovvio che il cuoco può fare come vuole, ma una disparità di trattamento di questo tipo è a nostro avviso intollerabile!
Ed arriva il momento del conto... Sotto vi riporto la scansione del pre-conto.
Le voci evidenziate sono degli errori. In pratica l'arancino con ragù di asino era uno e non tre e, soprattutto, la voce "4 PROPOSTA SOMMELIER" completamente ingiustificata. In pratica 123 euro in più in un conto che avrebbe dovuto essere di 245,40 euro! Un mio commensale si indispettisce non poco e va a farlo notare in modo fermo. Ne nasce una discussione durante la quale si fanno notare anche le pecche nel servizio e la disparità di trattamento fra i tavoli. Risultato? Una cameriera viene in tavola e ci dice che lo chef ci offre la cena. Abbiamo insistito per pagare, ma è stato impossibile, vista la fermezza dello chef. Direte voi, vi è andata di lusso! Neanche per sogno. Anche in questo atteggiamento abbiamo scorto un segnale di supponenza, dato che ha motivato il gesto con il fatto che ci eravamo lamentati del servizio. Sarebbe stato molto più apprezzato da parte nostra, vedere arrivare lo chef al tavolo che, mortificato per l'errore, si scusava per l'accaduto e ci faceva pagare il giusto, magari offrendoci un giro di superalcolici. Sarebbe stato sicuramente più di classe. E invece con questo gesto abbiamo avuto la netta percezione di un trattamento di voluta superiorità, di chi non accetta umilmente che il proprio lavoro possa venir messo in discussione.