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IL CONTO DI GIUDA
Merita un dettagliato racconto l'esperienza vissuta ieri sera nella nuova sede del Giuda Ballerino. Chi ci segue sa quanto abbiamo parlato bene in passato di questo ristorante, che ha avuto l'indubbio merito di portare una ristorazione di qualità in periferia. Ed è così che, carichi di aspettative, siamo andati a testare l'offerta nella nuova location. In realtà le offerte sono due: una piccola sala in cui viene proposta la loro solita cucina ricercata e di qualità e una più grande, chiamata osteria, in cui si mangiano piatti più semplici ed accessibili.
Chiamo nel pomeriggio per prenotare il ristorante (ovviamente utilizzando un cognome falso) e mi viene detto che la sala è al completo e che c'è posto solo in osteria. Faccio un giro di telefonate alle persone che mi accompagneranno per sentire se per loro va bene lo stesso e richiamo per riservare un tavolo da 5 in osteria, provando nuovamente a sondare la possibilità di usufruire dell'offerta ristorante: niente da fare. Ci rassegniamo e decidiamo di andare all'osteria. Il primo impatto con il nuovo locale è molto positivo: un lungo bancone all'entrata ricco di leccornie con le quali ingannare l'attesa di un tavolo; in fondo la piccola saletta ristorante, a destra un corridoietto, delimitato dalla bella sala climatizzata per il vino e, a sinistra, dalla cucina a vista, tramite il quale accedere all'osteria. L'arredamento è caldo e ben pensato, e sulla lavagna appesa al muro è possibile prendere visione dell'offerta. Fino a qui tutto bene...
Che non sarebbe stata una gran serata lo capiamo appena ci vengono prese le ordinazioni: alla richiesta della lista dei vini ci viene detto che dobbiamo farci un giro nella saletta climatizzata per scegliere dagli scaffali la bottiglia (a me personalmente ha fatto piacere, ma non mi pare corretto costringere ogni avventore a tale processione, in assenza della quale dovrebbe affidarsi al responsabile di sala, ordinando senza conoscere i prezzi). Ma torniamo ai vini: la scelta è ampia e di qualità e i ricarichi sono irrisori, tanto da farmi chiedere conferma. Scopro così che al tavolo c'è un ricarico del 20% sui prezzi esposti: sempre basso, ma dovrebbe essere palesato... Ordiniamo un bianco e un rosso e chiediamo che vengano portati contestualmente al tavolo. Arrivano ad antipasto ultimato (il pane, per fortuna è arrivato a metà...) e ci viene versato il bianco nei 5 bicchieri disponibili...e il rosso come lo beviamo? C'è affollamento in sala e non vogliamo tediare i camerieri, per cui chi opta per il rosso si "lava" il bicchiere da solo sotto gli occhi imperterriti del personale. Con il proseguire della cena ordiniamo un'altra bottiglia di rosso diversa dalla prima: visto che abbiamo i bicchieri pieni viene lasciata stappata in tavola senza farla neanche assaggiare e con l'idea di portare altri bicchieri che non sfiora neanche il pensiero dei camerieri! Il quadro del servizio è completato da altre imprecisioni marchiane, come ad esempio i piatti della stessa portata che arrivano in ordine sparso, con attese anche di 10 minuti fra il primo e l'ultimo, oppure la sparecchiatura del tavolo effettuata in modo cortese ma con richieste del tipo "mi passa il piatto?". Insomma della serie, vabbè che siamo in osteria, ma c'è un limite a tutto.
Ironia della sorte, nel tavolo vicino al nostro due clienti hanno ricevuto un trattamento completamente differente. In pratica è stato concesso loro di cenare in osteria con un menù totalmente diverso (con piatti non disponibili per gli altri avventori dell'osteria e presumibilmente in carta nell'offerta ristorante) in quanto amici dello chef, con un servizio cadenzato perfettamente ed eseguito in prima persona dalla moglie del cuoco (unico tavolo in osteria a beneficiare della sua professionalità) e frequenti visite di Andrea Fusco a spiegare le sue creazioni. Ed è così che la nostra acqua arrivava in tavola già in brocca e la loro in bottiglia, il nostro cestino del pane era molto più scarno del loro, il nostro zucchero in bustina e il loro nelle zuccheriere, e via dicendo, con un elenco che potrebbe essere lunghissimo... E' ovvio che il cuoco può fare come vuole, ma una disparità di trattamento di questo tipo è a nostro avviso intollerabile!
Ed arriva il momento del conto... Sotto vi riporto la scansione del pre-conto.

Le voci evidenziate sono degli errori. In pratica l'arancino con ragù di asino era uno e non tre e, soprattutto, la voce "4 PROPOSTA SOMMELIER" completamente ingiustificata. In pratica 123 euro in più in un conto che avrebbe dovuto essere di 245,40 euro! Un mio commensale si indispettisce non poco e va a farlo notare in modo fermo. Ne nasce una discussione durante la quale si fanno notare anche le pecche nel servizio e la disparità di trattamento fra i tavoli. Risultato? Una cameriera viene in tavola e ci dice che lo chef ci offre la cena. Abbiamo insistito per pagare, ma è stato impossibile, vista la fermezza dello chef. Direte voi, vi è andata di lusso! Neanche per sogno. Anche in questo atteggiamento abbiamo scorto un segnale di supponenza, dato che ha motivato il gesto con il fatto che ci eravamo lamentati del servizio. Sarebbe stato molto più apprezzato da parte nostra, vedere arrivare lo chef al tavolo che, mortificato per l'errore, si scusava per l'accaduto e ci faceva pagare il giusto, magari offrendoci un giro di superalcolici. Sarebbe stato sicuramente più di classe. E invece con questo gesto abbiamo avuto la netta percezione di un trattamento di voluta superiorità, di chi non accetta umilmente che il proprio lavoro possa venir messo in discussione.
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