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SULLA NATURA DEMOCRATICA DELLE GUIDE...
In questi giorni in rete c'è un certo fermento riguardo la possibile realizzazione di guide dei ristoranti e dei vini partecipate dal basso, realizzate cioè da utenti qualsiasi collegati fra loro da una redazione virtuale, stile Wikipedia. C'è un interessantissimo post al riguardo su Vinix che vi consiglio di leggere e proprio stamattina mi è arrivata una mail che mi invitava a testare questa guida vini (autodefinitasi) democratica.
Come molti di voi sanno, esistono già delle guide dei ristoranti realizzate con i contributi dei lettori, ad esempio la famosissima Zagat ormai ramificata in tutto il Mondo oppure la nostrana Il Mangelo che realizza due pubblicazioni dedicate a Milano e Roma. Il meccanismo pressappoco è sempre lo stesso: gli utenti si devono registrare al sito internet e da lì possono inserire recensioni sui ristoranti e dare i voti. E' poi la redazione ad effettuare un lavoro di filtraggio e di ponderazione dei giudizi per arrivare alle schede finali. I due progetti suddetti portano alla realizzazione di guide cartacee che vengono vendute, ma sono diversi i casi, per lo più amatoriali, di guide on-line fruibili da chiunque gratuitamente.
I lati positivi di questo approccio editoriale sono principalmente riconducibili al fatto che tutti hanno voce in capitolo e che quindi si ha una certa democratizzazione nel processo di recensione. A mio avviso, però, questi aspetti non sono sufficienti a bilanciare tutti gli inconvenienti che si hanno con questo modo di procedere. Innanzi tutto ci si espone a dei comportamenti opportunistici che, se mascherati con cura, sono difficili da eliminare: mi riferisco, ad esempio, ad un ristoratore che fa dell'autopromozione o che parla male del suo competitor, oppure ad un cliente rancoroso che, perdendo obiettività, getta fango sul lavoro di cuochi e camerieri. Anche in assenza di questi comportamenti scorretti, una guida così fatta non mi convince. A mio avviso, infatti, una delle priorità che deve avere un responsabile di una guida è quella di rendere il più omogeoneo possibile il sistema di valutazione di tutti i collaboratori: l'ideale sarebbe una perfetta coincidenza dei giudizi di tutti gli estensori delle schede. Per raggiungere questo risultato, c'è a parer mio solamente una strada: selezionare con cura le persone e condividere con loro molte cene e occasioni formative in modo da far loro capire perfettamente cosa ci si aspetta nella valutazione di un ristorante. Questo è impossibile da ottenere in una guida partecipata dal basso.
L'obiezione che mi sento muovere a questa considerazione è che visto l'elevato numero di contributi raccolti nelle guide realizzate dagli utenti, il valor medio dei voti espressi è misura significativa del livello di quel dato ristorante. Niente di più sbagliato! Il compito di una guida, infatti, non deve essere quello di riportare la valutazione media degli utenti, ma quella di "guidarli". Personalmente, da quando realizzo guide dei ristoranti, mi sono imbattuto in tante persone che ti consigliano quel posticino perché si mangia bene: se avessi fatto una guida con il contributo dei lettori, quei ristoranti avrebbero avuto un bel voto, mentre magari visitandoli non mi hanno entusiasmato. Per come intendo l'attività di recensione, il mio compito, come editore e curatore di una guida, è quello di esprimere un giudizio soggettivo su tutti i ristoranti inseriti (rendendo le valutazioni del team di ispettori il più omogenee possibile) e non quello di appiattirmi sul valor medio del parere dei lettori. Sarà poi il mercato a dire se sono attendibile o meno: i lettori soddisfatti presumibilmente compreranno nuovamente la guida, quelli insoddisfatti si rivolgeranno alla concorrenza.
In conclusione, la partecipazione dal basso non è sinonimo di ricchezza di un prodotto, ma di superficialità. E' evidente che persone che vanno a mangiare per lavoro 150-200 volte all'anno in un certo tipo di ristoranti hanno una sensibilità e una competenza diverse. Per questo penso che una guida, per essere veramente credibile, debba essere concepita dall'alto, senza presunzioni di casta ma con la consapevolezza di una maggior competenza, in questo settore, rispetto all'appassionato medio.
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