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L’EDITORIA ENOGASTRONOMICA (e non solo…) DEL FUTURO

Di pecoranera (del 15/03/2007 @ 11:52:52, in Considerazioni)

Una premessa è d’obbligo: prendete questo post come uno sfogo del sottoscritto che, per evitare costose sedute dall’analista, utilizza voi lettori per “liberarsi” di alcune incazzature... ; - )
Come molti di voi ormai sanno, sono uno dei soci de La Pecora Nera Editore, casa editrice specializzata nella realizzazione di guide enogastronomiche a carattere locale. In questi giorni sto riflettendo a lungo su cosa i lettori si aspettino dagli editori del settore e cosa sia giusto che questi ultimi pubblichino.
Lasciando da parte i discorsi sulla distribuzione libraria che affronteremo (forse) in un altro post e sulla conseguente disparità di accesso al punto vendita dei diversi editori, lasciando cioè da parte il fatto che le regole non sono uguali per tutti, sono perfettamente consapevole e per giunta la ritengo cosa giusta che il successo di una pubblicazione sia sancito solamente dai lettori. Se una pubblicazione piace, vende, altrimenti rimane sugli scaffali delle librerie. Perfetto.
Allora perché sono incavolato se il discorso è così semplice? Ve lo dico subito.
Sto notando, e non solo nell’editoria di settore, una progressivo abbassamento nelle richieste di contenuti a valore aggiunto da parte dei lettori, che purtroppo si soffermano su aspetti meramente informativi quali possono essere la segnalazione generica dell’apertura di un nuovo ristorante o la foto di un locale alla moda, piuttosto che analizzare l’indipendenza e la validità dell’informazione stessa, oppure il ricercare una cronaca rigorosa, con tanto di critiche circostanziate.
I contenuti a valore aggiunto costano, e parecchio, perché, nel caso delle guide dei ristoranti, presuppongono una verifica anonima dell’offerta, presuppongono l’assenza di conflitti di interesse con conseguente assenza di pubblicità dei soggetti valutati, presuppongono una schiettezza di giudizio che scontenta inevitabilmente più di una categoria. In estrema sintesi, i contenuti a valore aggiunto comportano costi più alti e alcune voci di ricavo precluse. Fino ad oggi c’è stato uno “zoccolo duro” di lettori che ha scelto di pagare un premium price per questo tipo di informazione, nel nostro come in altri settori dell'editoria. Il dilagare del free press, di certa stampa in cui i redazionali sono abilmente mixati a messaggi pubblicitari, mi fa però pensare che questa nicchia si stia sempre più assottigliando.
L’altro giorno sono rimasto basito quando un amico ha definito carina una guida distribuita gratuitamente, in cui i giudizi sui ristoranti erano fatti in collaborazione con i ristoratori, con tanto di foto del locale… Ma chi può essere guidato da un prodotto del genere? Forse una persona che in un ristorante ricerca solamente un certo tipo di arredamento e location, ma non certo un appassionato che realmente vuol sapere come si mangia in quel posto. Il bello è che queste riviste sono piene zeppe di pubblicità istituzionale mentre chi si espone con giudizi schietti fatica a convincere gli enti pubblici a sponsorizzarlo.
In questo periodo mi sto scontrando con molti amministratori, i quali, senza giri di parole, mi dicono che i nostri prodotti “dicono il vero, perché effettivamente anche a me è capitato di mangiare in quel locale ed era indecoroso, avete fatto bene a scriverlo! Però, mi capirà, non posso legare il nome del mio assessorato alla vostra guida, mi creerebbe dei problemi con le associazioni di categoria…”. “E certo che la capisco, altrimenti se non fosse stato così maledettamente prudente ed equilibrato, come avrebbe potuto occupare quella poltrona” vorrei rispondere. E invece, mio malgrado, sono costretto ad accontentarmi delle briciole lasciate dalle grandi concessionarie di pubblicità che fanno incetta di soldi pubblici, perché mai accetterei di fare un'editoria superficiale e per questo ci sono dei costi da sostenere. Per fortuna abbiamo anche incontrato qualche funzionario che ha preso a cuore il nostro progetto, sposandone la filosofia, e quindi qualche sponsorizzazione istituzionale l'abbiamo avuta anche noi. Il nostro modo di operare, poi, ci ha consentito nel corso degli anni di fidelizzare un bel numero di lettori, ma se proseguirà questa omologazione in basso, con prodotti i cui contenuti sono guidati dalla pubblicità, non sarà facile andare avanti. Che faremo? Lo ha scritto Guccini per noi “...è facile tornare con le tante stanche pecore bianche, scusate non mi lego a questa schiera, morrò pecora nera”

Grazie per la pazienza…

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