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L’EDITORIA ENOGASTRONOMICA (e non solo…) DEL FUTURO
Una premessa è d’obbligo: prendete questo post come uno sfogo del sottoscritto
che, per evitare costose sedute dall’analista, utilizza voi lettori per “liberarsi”
di alcune incazzature... Come molti di voi ormai sanno, sono
uno dei soci de La
Pecora Nera Editore, casa editrice specializzata nella realizzazione di
guide enogastronomiche a carattere locale. In questi giorni sto riflettendo
a lungo su cosa i lettori si aspettino dagli editori del settore e cosa sia
giusto che questi ultimi pubblichino.Lasciando da parte i discorsi sulla
distribuzione libraria che affronteremo (forse) in un altro post e sulla conseguente
disparità di accesso al punto vendita dei diversi editori, lasciando cioè da
parte il fatto che le regole non sono uguali per tutti, sono perfettamente consapevole
e per giunta la ritengo cosa giusta che il successo di una pubblicazione sia
sancito solamente dai lettori. Se una pubblicazione piace, vende, altrimenti
rimane sugli scaffali delle librerie. Perfetto.Allora perché sono incavolato
se il discorso è così semplice? Ve lo dico subito.Sto notando, e non solo
nell’editoria di settore, una progressivo abbassamento nelle richieste di contenuti
a valore aggiunto da parte dei lettori, che purtroppo si soffermano su aspetti
meramente informativi quali possono essere la segnalazione generica dell’apertura
di un nuovo ristorante o la foto di un locale alla moda, piuttosto che analizzare
l’indipendenza e la validità dell’informazione stessa, oppure il ricercare una
cronaca rigorosa, con tanto di critiche circostanziate.I
contenuti a valore aggiunto costano, e parecchio, perché, nel
caso delle guide dei ristoranti, presuppongono una verifica anonima dell’offerta, presuppongono
l’assenza di conflitti di interesse con conseguente assenza di pubblicità dei
soggetti valutati, presuppongono una schiettezza di giudizio che scontenta inevitabilmente
più di una categoria. In estrema sintesi, i contenuti a valore aggiunto comportano
costi più alti e alcune voci di ricavo precluse. Fino ad oggi c’è stato uno
“zoccolo duro” di lettori che ha scelto di pagare un premium price per
questo tipo di informazione, nel nostro come in altri settori dell'editoria. Il dilagare del free press, di certa stampa in
cui i redazionali sono abilmente mixati a messaggi pubblicitari, mi fa però
pensare che questa nicchia si stia sempre più assottigliando.L’altro giorno
sono rimasto basito quando un amico ha definito carina una guida distribuita
gratuitamente, in cui i giudizi sui ristoranti erano fatti in collaborazione
con i ristoratori, con tanto di foto del locale… Ma chi può essere guidato da
un prodotto del genere? Forse una persona che in un ristorante ricerca solamente
un certo tipo di arredamento e location, ma non certo un appassionato che realmente vuol sapere come si mangia in quel posto. Il bello è che queste riviste sono piene zeppe di pubblicità istituzionale
mentre chi si espone con giudizi schietti fatica a convincere gli enti pubblici
a sponsorizzarlo.In questo periodo mi sto scontrando con molti amministratori,
i quali, senza giri di parole, mi dicono che i nostri prodotti “dicono il vero,
perché effettivamente anche a me è capitato di mangiare in quel locale ed era
indecoroso, avete fatto bene a scriverlo! Però, mi capirà, non posso legare
il nome del mio assessorato alla vostra guida, mi creerebbe dei problemi con
le associazioni di categoria…”. “E certo che la capisco, altrimenti se non fosse
stato così maledettamente prudente ed equilibrato, come avrebbe potuto occupare
quella poltrona” vorrei rispondere. E invece, mio malgrado, sono costretto ad
accontentarmi delle briciole lasciate dalle grandi concessionarie di pubblicità
che fanno incetta di soldi pubblici, perché mai accetterei di fare un'editoria
superficiale e per questo ci sono dei costi da sostenere. Per fortuna abbiamo
anche incontrato qualche funzionario che ha preso a cuore il nostro progetto,
sposandone la filosofia, e quindi qualche sponsorizzazione istituzionale l'abbiamo
avuta anche noi. Il nostro modo di operare, poi, ci ha consentito nel corso
degli anni di fidelizzare un bel numero di lettori, ma se proseguirà questa
omologazione in basso, con prodotti i cui contenuti sono guidati dalla pubblicità,
non sarà facile andare avanti. Che faremo? Lo ha scritto Guccini per noi “...è
facile tornare con le tante stanche pecore bianche, scusate non mi lego a questa
schiera, morrò pecora nera”…Grazie per la pazienza…
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