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DALLA COTOLETTA ALLA MARCHETTA IL PASSO E’ BREVE
Alimentato da giornali e bloggers, il caso Baresani-D&G è ancora di attualità.
Brevemente, l’antefatto. Sul Domenicale del Sole24ore Camilla Baresani nel novembre
scorso scrive una recensione negativa su un ristorante di Milano, Gold,
criticando in particolare la loro cotoletta. I proprietari del locale, Dolce e
Gabbana, si irritano, tolgono la pubblicità dal giornale ed in una trasmissione
televisiva (“Le Invasioni Barbariche”) insultano la Baresani. Dopo circa due mesi
dalla prima recensione, il Domenicale pubblica una seconda recensione dello stesso
ristorante, positiva questa volta, a firma di Davide
Paolini.Il fatto solleva un polverone, con Paolini che viene accusato
di essere un “marchettaro”.Il 6 febbraio Camillo Langone ne parla su Il Foglio
e provocatoriamente afferma: “Avrei fatto lo stesso, se un giornale mi chiedesse
un articolo benevolo, da cui dipendesse un contratto pubblicitario, io quell’articolo
lo scriverei”.Lo stesso giorno Stefano Bonilli sul blog Papero
Giallo tenta di mettere ordine ricorrendo al “giudizio senza equivoci” di
Fulvio Pierangelini, che al Gold c’è stato e che avrebbe riferito di un
locale “moderno, assolutamente ben organizzato, con piatti buoni”. Ne deduce che:
“…Paolini non è più un marchettaro ma un bravo giornalista gastronomico che ristabilisce
la verità, la Baresani un’estremista che ha distrutto un piatto ma non basta questo
per fare a pezzi un menù intero e quindi se tutto fosse stato chiarito prima ci
saremmo potuti risparmiare l’epistola di Camillo Langone, cattolico di mondo…sempre
allupato”.Filippo Facci non si lascia sfuggire la vicenda per scrivere, su
Il Giornale del 7 febbraio, un pezzo carico di ironia, che Massimo
Bernardi riprende il giorno dopo sul suo sito.Il 15 febbraio è la volta
di Paolo Massobrio, che dal blog del Club
Papillon punta il dito soprattutto sulla coppia di stilisti.Luca Sofri
affronta l'argomento il 22 febbraio postando su Wittgenstein:
"...E nessuno nei giornali protesti contro il ricatto degli investimenti pubblicitari
operato da Dolce e Gabbana: questo ricatto esiste già, ds tempo, in ogni giornale.
La condiscendenza nei confronti dell'inserzionista, portata fino alla marchetta
vera e propria, non l'hanno chiesta ieri Dolce e Gabbana: c'è da un pezzo".Pronta
la replica di Bonilli, sempre del 22 febbraio: "Wittgenstein è uno dei più importanti
blog italiani. Sofri ritorna sulla cotoletta D&G, sulla stroncatura della Baresani
e la recensione positiva di Paolini ma per me, dal momento che Sofri sa di musica
ma credo gli importi poco del cibo, non ha ben inquadrato il problema".Potrei
continuare, con altre citazioni o con le spiegazioni di Paolini e della Baresani,
ma mi fermo qui, perché non sono alla ricerca, in tutta questa bagarre, di chi
ha ragione e chi ha torto, ammesso che sia possibile stabilirlo. Né mi stupiscono
i tentativi di giustificazione di chi ha subito visto nell'accaduto una minaccia
indiretta alla credibilità propria o di ciò che rappresenta.Con molto realismo,
so perfettamente che tutto questo è "normale", nel senso di inevitabile ovunque
vi sia conflitto d'interessi. Se si vuole scongiurare il rischio che il commento
positivo su quella cotoletta sia il frutto di una marchetta, o che la tal stroncatura
non sia per rappresaglia, c'è una sola via sicura: affidarsi al giudizio di pubblicazioni
che difendano la loro credibilità rifiutando per principio il conflitto d'interessi.
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