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IL SUCCESSO DEL TAVERNELLO INVITA A RIFLETTERE…
Da alcuni giorni nei principali canali televisivi nazionali sono in programmazione una serie di spot del famoso Tavernello.Niente di cui meravigliarsi visto che sono ormai molti i produttori che ricorrono alla televisione per promuovere le proprie etichette. Mi ha colpito, però, il messaggio pubblicitario e soprattutto il modo in cui è stato veicolato.E’ noto che è vietato dalla legge nascondere un messaggio pubblicitario dietro una comunicazione di carattere apparentemente informativo. I motivi sono ovvii e condivisibili: il destinatario di un messaggio pubblicitario è consapevole del fatto che quella è una comunicazione di parte e quindi soggettiva, per cui è portato a “prenderla con le molle”; nel caso di un messaggio di informazione, invece, il consumatore ha un atteggiamento diverso, molto più disponibile a recepirne i contenuti.I pubblicitari della Caviro si sono messi border line, ottemperando agli obblighi di legge tramite la scritta apposta in basso “comunicazione a carattere pubblicitario”, ma “giocando” con il telespettatore nell’impostare la pubblicità come fosse un dibattito fra esperti.Ed ecco allora il professore universitario in marketing che risponde al solerte Fazzuoli sulla leadership del Tavernello o consumatori più o meno ingenui che fanno domande ai vertici aziendali.Cosa c’è di male? Formalmente nulla, ma a ben pensarci di cose su cui riflettere ce ne sono. Ovviamente la Caviro non può enfatizzare le caratteristiche organolettiche del suo prodotto, inferiore a parecchi vini italiani, ed ecco allora che spinge, GIUSTAMENTE, sul prezzo accessibile, sulla tracciabilità e sulla leadership di mercato. I primi due sono indubbiamente fattori importanti, ma a mio avviso il volerli promuovere tramite un finto dibattito in cui sfruttare la popolarità di Fazzuoli, e la garanzia indiretta per i consumatori che essa costituisce, o l’autorità di un docente universitario interpellato su un aspetto, quello del successo commerciale del vino, che dovrebbe essere ininfluente sul processo di acquisto del consumatore, sarà pure un’ottima operazione di marketing, che però da un punto di vista meramente etico non condivido affatto.Su una cosa sono perfettamente d’accordo, e precisamente sul claim. Anche secondo me, il successo del Tavernello invita a riflettere, o almeno dovrebbe farlo…
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