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Situato al piano terra di un anonimo palazzo della periferia nord di Roma, questo locale ha avuto l’indubbio merito di portare una ristorazione non banale fuori dai classici giri del “mangiar bene” capitolino. La cucina, infatti, non disdegna puntate creative mediamente riuscite, anche se non raggiunge punte elevatissime, vette invece conseguite dall’enciclopedica carta dei vini: un libro molto corposo, ricco di etichette nazionali ed estere dalla buona profondità d’annata e soprattutto con prezzi da far invidia ad un’enoteca. Pur se la suddetta location non è esaltante, l’ambiente risulta comunque accogliente, con l’unica grande sala che ha il solo difetto di un’eccessiva densità di tavoli. Questo fatto incide pure sul servizio (svolto da solo titolare in prima persona), che, soprattutto nei giorni di pienone, risulta molto lento in avvio di serata - abbiamo atteso fino ad un’ora l’antipasto! - per poi normalizzarsi con l’arrivo delle altre portate. La nostra ultima esperienza è cominciata con dei fagottini di spinaci con alici, pancetta affumicata e uova di lompo in cui il ripieno tendeva a nascondere la verdura. A seguire dei gustosi spaghettoni con aringa, mazzancolle e pecorino e una delicata zuppa di patate e calamari con crostini al mais. Fra i secondi, dicotomia carne/pesce: una saporita ed equilibrata tagliata di petto di galletto tartufato con asparagi e polpa di avocado, e dei sandwiches di pesce spada farciti con pomodori al forno e banane su couscous al limone (originale e delicato l’insieme, peccato per il couscous mal sgranato). In chiusura quattro varietà di tozzetti fatti in casa serviti con un bicchierino di Vin Santo e un caffè non all’altezza: sottoestratto e con crema evanescente.
Semaforo giallo per questo ristorante romano-pugliese situato nel quartiere Axa, a metà strada tra la Capitale e il mare di Ostia. Il locale è piccolo e a suo modo accogliente: arredo semplice e spartano per l’unica sala disponibile, un pratico tovagliato di carta e le deliziose ceramiche pugliesi dove gustare i piatti di una cucina genuina e tradizionale. Verrete inondati dall’entusiasmo del titolare che ha investito tutto sé stesso nel lavoro: non mancherà, infatti, di intrattenervi con qualche aneddoto sulla sua vita o sulla provenienza delle materie prime, parlandovi del suo macellaio di fiducia o del fornitore di prosciutto e formaggi. Assente il menù cartaceo che, però, prevede la variante scritta su una lavagnetta non visibile a tutti. Non disperate, sarà infatti il proprietario a consigliarvi sui piatti disponibili che cambiano quasi di giorno in giorno. Presente, invece, la lista dei vini, ma è come se non ci fosse: è scarna e mal compilata, con molte bottiglie che non riportano né il nome del produttore, né il prezzo! Non commetterete certo un errore nell’ordinare il discreto vino (rosè) della casa, compagno ideale per le abbondanti porzioni. Abbiamo dato il via alla nostra cena con l’unico antipasto misto presente composto da del buon prosciutto casareccio (solo un po’ sapido), un discreto pecorino del Salento stagionato, delle ottime polpettine di carne e formaggio, delle pittule - bocconcini di pasta lievitata fritti - leggermente unte, uno sformatino di patate ripieno di cipolle ed alici poco equilibrato, delle semplici bruschette con del buon olio extravergine d’oliva e un assaggio di pizza pomodoro e mozzarella davvero ben fatta. Unico formato di pasta (i tortiglioni) per i due primi piatti assaggiati, entrambi caratterizzati da una cottura al limite. Sapore troppo deciso per quelli conditi con pomodoro, olive, capperi e (troppa) mollica di pane (resa molliccia dall’eccessiva presenza di pomodoro); maggiore armonia, invece, nel sugo di pomodoro con ricotta a scaglie. Ben fatta la grigliata mista di carne, seguita da delle spuntature di vitello al forno con patate molto saporite. In chiusura due dolci casalinghi, entrambi a base di pasta frolla: una crostata di fragole (con la pasta leggermente troppo dolce e in alcuni punti poco cotta) e il classico pasticciotto pugliese con una piacevole essenza di anice nell’impasto.
V Ice Via Gregorio VII, 385 - Tel.: 06/631779 - Chiuso: mai Sulla strada ai più nota come quella con la maggiore concentrazione di negozi di arredo, Via Gregorio VII, da più di un anno è nata la gelateria V Ice, che ha subito riscontrato successo tra gli estimatori del buon gelato artigianale. Il locale è moderno e accattivante, concepito sui toni cerulei dell’acqua e davanti al bancone è anche possibile sostare per gustare in tutta tranquillità i gelati e non solo. Sì perché qui da V Ice non c’è solo l’ottimo gelato artigianale (fatto anche con ingredienti che sono presidi Slow Food), ma pure torte e semifreddi, macedonia con frutta fresca e con gelato, granite sfuse o in brioche alla maniera siciliana, tiramisù con granita di caffè. Il giovedì, poi, c’è un insolito Finger Food Frozen Aperitif, composto da piccole squisitezze salate di vario genere. Il gelato (non perdetevi assolutamente la deliziosa crema limone, zenzero e cannella) è servito sia nelle coppette che nei coni e, oltre alle tante specialità fredde, potrete trovare anche un reparto cioccolateria con marche selezionate. La gelateria è aperta tutti i giorni con orario continuato dalle 11 alle 1 di notte.
Capesante ai funghi Ingredienti per 8 persone: 16 capesante, 300 gr di funghi champignon, 150 gr di code di scampi, 4 uova, 1 spicchio d'aglio, 1 cuchiaio di prezzemolo, 2 cucchiai di pangrattato, 50 gr di burro, sale e pepe Preparazione: Pulite accuratamente con una spazzola dura le conchiglie, quindi lavatele e ponetele in una larga padella appoggiandole dalla parte bombata. Fatele aprire sul fuoco, quindi levatele e con un coltellino staccate il mollusco e il corallo. Eliminate l'alveolo e la parte nera. Lavate poi le mezze conchiglie bombate sotto acqua corrente. Tritate i muscoli e i coralli, ponete il trito in una terrina, unite le code di scampo lavate e sgusciate e le uova sbattute. Salate e pepate. Pulite gli champignon, tagliateli a fettine e fateli appassire in una noce di burro insieme all'aglio e a una cucchiaiata di prezzemolo tritato. Uniteli al composto preparato. Riempite con questo le mezze conchiglie bombate, spolverizzate con un poco di pangrattato, mettete su ciascuna un piccolo fiocchetto di burro e ponete in forno caldo a 200 gradi per 20 minuti circa, fino a quando sono leggermente gratinate. Questa ricetta è tratta da Chef 4.0, un programma Tekworks che contiene oltre 27.000 ricette, scaricabile gratuitamente dal nostro sito all'indirizzo www.romanelpiatto.it/chef.asp. Scaricalo subito, approfittane!!!
Falanghina Felix (Sant'Agata de' Goti - BN - 17 e 18 luglio 2010) Sarà presentata lunedì alla Camera di Commercio di Napoli, la nona edizione di questa manifestazione che, nel prossimo fine settimana, richiamerà migliaia di appassionati dei vini a base di Falanghina nella splendida Sant'Agata de' Goti. Organizzato dall'Azienda Speciale Valisannio della C.C.I.A.A. di Benevento, l'evento vedrà la partecipazione di circa 50 produttori in rappresentanza di 4 province campane. Intrigante il claim di questa edizione, "Il giallo della Campania", a sottolineare come questo vitigno fortemente legato al territorio, possa reggere il confronto con altri grandi bianchi italiani e non solo. I visitatori potranno degustare le tante etichette disponibili nei banchi di assaggio allestiti nel centro storico della cittadina. Per ulteriori informazioni, vi rimandiamo al sito della manifestazione www.falanghinafelix.it oppure all'ufficio stampa (Pasquale Carlo, 329/7333423)
Il buon pesce «Non solo di sera» con il nuovo ristorante ai Parioli Simone Cargiani, 5 luglio 2010
Cacio e pepe con fiori di zucca: tradizione e creatività nel piatto Fernanda D'Arienzo, 5 luglio 2010
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