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Chi la frequenta da anni avrà notato una lenta quanto profonda trasformazione dell’isola di Ponza, prima approdo “selvaggio” per lupi di mare ed ora meta irrinunciabile per il jet set, soprattutto romano. Tante cose sono cambiate a partire dall’offerta della ristorazione che ha saputo in molti casi rinnovarsi senza rinnegare il collegamento con il territorio. E’ sicuramente questo il caso del migliore ristorante dell’isola, quell’Acqua Pazza condotta da più di vent’anni da Gino Pesce (quando si dice un nome, un destino…) con rara maestria. Oggi il locale si presenta di una sobria eleganza, con il bianco a dominare la piccola sala interna a cui si aggiungono i tavoli ben dimensionati e dalla curata mise en place nell’attrezzato spazio antistante. Il servizio rasenta la perfezione: professionale, ben cadenzato nei tempi e disponibile ad accontentare ove possibile l’avventore, come quando ci è stato consentito di ordinare il menù degustazione (75 euro) non per tutti i componenti della tavola, contrariamente a quanto riportato in carta. Restando alle carte, quella dei vini è davvero ben fatta: propone etichette da tutto il Mondo, con una grande selezione di Champagne, una certa profondità di annata, diversi formati (mezze bottiglie e grandi) e ricarichi giusti considerando il tipo di locale. La nostra ultima e recentissima esperienza è cominciata con un gradito omaggio: delle eccellenti polpette di merluzzo accompagnate da maionese e da un altrettanto buono arancino di riso. Strepitosi i crudi: un delicato carpaccio di gamberi rossi, una catalana di ricciola (pesce e verdure tagliate a cubetti e poi messe insieme) e una freschissima tartare di tonno. Rimanendo agli antipasti, non ci hanno entusiasmato i gamberoni in pastella kataifi (li propongono pure come secondo in una porzione ovviamente maggiorata): l’abbinamento con la zuppa di pomodoro era sicuramente azzeccato (giusto apporto acido), ma l’insieme valorizzava poco l’eccellente pescato. Fra i primi abbiamo provato degli ottimi tortelli di dentice con burro salato e spremuta di pomodoro e dei tagliolini con gamberi rossi cotti e crudi preparati con del pomodoro (buono ma lievemente coprente). All’insegna della semplicità, passando ai secondi, la ricciola appena scottata affiancata da zucchine alla scapece. In chiusura la terra di cioccolato e mandorle con caramello alla liquirizia e parfait al ginseng, e un caffè dalla buona persistenza.
Semaforo rosso per questa trattoria tipica della Capitale che nel corso degli anni ci ha fatto assistere ad un declino del livello della sua cucina. Gli ambienti caratteristici (rustici e trasandati), l’assenza del menù e della carta dei vini, il servizio che definirlo “scanzonato” è puro eufemismo, erano piccole mancanze a fronte di una cucina romana eseguita in modo più che corretto. Ma oggi non è più così e queste carenze pesano diversamente. Il livello qualitativo è calato drasticamente lasciando spazio ad una cucina “sciatta” e approssimativa. Le uniche note positive sono i prezzi tutto sommato ancora economici e l'apparizione di una stropicciata "plastica dei vini" (così ribattezzata simpaticamente dal cameriere) con qualche discreta etichetta a rincari onesti. Dopo una dose di epiteti (astenersi sensibili e permalosi) per aver chiesto l’annata dei vini, abbiamo iniziato la nostra cena con un antipasto misto della casa: dei broccoletti fritti fino allo sfinimento ed intrisi di olio, una peperonata un po’ sapida, una caponata di melanzane amarognole, fritti vegetali di chiaro stampo industriale e dei nervetti collosi, oramai “snervati”. Non è andata meglio con i primi con la palma del peggior piatto da assegnare agli gnocchi all’amatriciana con tocchetti di carne spacciati per pancetta (men che mai guanciale!); sufficiente anche se leggermente scotta la gramiccia (un tipo di pasta simile al tagliolino) con animelle, carciofi e noci, mentre quella alla carbonara aveva la stessa sedicente "pancetta" e l'uovo rappreso. Idem anche nella versione vegetale, a sua volta funestata da zucchine intrise d'olio. A questo punto vi chiederete se almeno i secondi siano stati all’altezza: ebbene no, non tutti purtroppo. Il fegatello era bruciacchiato, le salsicce, così come la quaglia, erano discrete e ben cotte, le animelle insapori e le salsicce di carne di cavallo poco cotte. Ad accompagnare il tutto delle patate tagliate a fette sottili unte e poco croccanti. Per dessert, oltre alle classiche ciambelline al vino da inzuppare nella “romanella” (che ci ha stupito in negativo...), c’è la possibilità di scegliere alcune tipologie di dolci provenienti da una pasticceria della città. Entrambi i tortini assaggiati, ricotta e pera e cocco e nutella, erano però anonimi.
Madame Baguette Via Boncompagni, 81 (Pinciano) - Tel.: 06/42013072 - Chiuso: Sabato e Domenica - www.madamebaguette.com Posto su Via Boncompagni a due passi dai luoghi della Dolce Vita, Madame Baguette è il regno del tipico pane francese che qui viene proposto in numerose varianti e risulta essere una valida alternativa al tramezzino o al pezzo di pizza consumati velocemente durante la pausa pranzo. Il negozio è piccolo e accogliente, arredato in stile “shabby chic” con un bel banco dove sono esposti i prodotti. In fondo, tramite una finestra a vetri, è possibile intravedere la mini cucina dove ogni giorno vengono preparate le baguette fresche. Tante le farciture, da quelle più classiche come la baguette con carpaccio di Angus affumicato, rucola e pomodori secchi, a quelle più originali come la baguette con salmone norvegese affumicato, caprino aromatizzato alle erbe e salsa di miele. Inoltre potrete gustare anche mini quiche, insalate miste, yogurt e centrifughe di frutta e ortaggi freschi. Per una colazione alla francese, invece, potrete sbizzarrirvi con profumati croissants e morbidi muffins. Il negozio effettua l’orario continuato e le consegne a domicilio (sia a casa che in ufficio).
Delizia di patate e spinaci Ingredienti per 8 persone: 2 kg di patate, 1 kg di spinaci, 100 cl di latte, 125 gr di burro, 160 gr di parmigiano grattugiato, 4 uova, 2 spicchi d'aglio, una manciata di uvetta sultanina, farina, cannella in polvere, noce moscata, 2 arance non trattate, olio extravergine d'oliva, sale grosso, sale fino Preparazione: Sbucciate le patate e tagliatele a tocchetti. Lessatele in acqua bollente con una manciata di sale grosso finché diventino tenere. Nel frattempo lavate accuratamente gli spinaci e lessateli al dente in un dito d'acqua con un pizzico di sale. Scolateli, strizzateli e ripassateli per due minuti a fuoco vivace in un tegame dove avrete fatto rosolare gli spicchi d'aglio nel burro. Scolate le patate, rimettetele nella pentola, conditele con tre cucchiai di olio extravergine d'oliva, aggiungete il latte bollente un poco per volta e rimestate energicamente con una frusta fino a ottenere una purea liscia ed omogenea. Incorporate le uova e mescolate ancora fino a completo assorbimento. Aggiungete altri tre cucchiai d'olio e, se necessario, un po' di sale. Prendete una teglia da forno, oliatela e infarinatela leggermente. Versatevi metà del purè, spargetevi una bella manciata di uvetta, quindi gli spinaci sui quali farete cadere una generosa spolverata di formaggio e un po' di cannella in polvere. Ricoprite con la seconda metà del purè sul quale grattugerete un poco di noce moscata e spargete il resto del formaggio. Mettete in forno ben caldo (220-240 gradi) fino a cottura ultimata (35-45 minuti). Servitelo in tavola con un'abbondante grattugiata di scorza d'arancia. Questa ricetta è tratta da Chef 4.0, un programma Tekworks che contiene oltre 27.000 ricette, scaricabile gratuitamente dal nostro sito all'indirizzo www.romanelpiatto.it/chef.asp. Scaricalo subito, approfittane!!!
Sapori di...vini (Montelibretti - RM - dal 25 al 27 giugno 2010) Giunta alla quarta edizione, torna in questo fine settimana la manifestazione che animerà i vicoli del centro storico di Montelibretti, comune collinare della provincia di Roma confinante con quella di Rieti. Si tratta di un evento che ha lo scopo di valorizzare le tradizioni enogastronomiche locali insieme alle arti e ai mestieri del luogo. In questa tre giorni, infatti, girando per le "piazzette" e le "cantine" della cittadina, si potranno degustare piatti tipici e allo stesso tempo ammirare le opere di artigiani e pittori, il tutto allietato da buona musica. Manifestazione nella manifestazione, Sapori di...vini ospiterà la seconda sagra della salsiccia e della birra artigianale, oltre che quella della panzanella. Per visionare il programma dettagliato della manifestazione, in cui sono riportati pure i prezzi di alcune proposte gastronomiche cliccate qui, mentre per informazioni potrete rivolgervi a Patrizia Renzetti (tel. 340.8505381)
Quando la cucina innova la tradizione senza perdersi in voli pindarici Simone Cargiani, 23 giugno 2010
A tavola col Tucano: polpette deludenti ma bene la carbonara di mare al tonno Fernanda D'Arienzo, 23 giugno 2010
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