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Ansitz Pfitscher

Dopo le brevi vacanze pasquali e le relative mangiate, eccoci qui di nuovo a darvi qualche suggerimento con il numero 124 della nostra newsletter.

In attesa di prodigarci in consigli sui ristoranti del Litorale nei prossimi numeri, vi parliamo oggi di un paio di indirizzi capitolini. Il primo si trova a Trastevere e, nonostante qualche imprecisione in cucina, ci ha convinto tanto da assegnargli un bel semaforo verde; giallo è invece il colore del semaforo di un ristorante della Garbatella per via di una cucina altalenante, che si attesta su un livello appena sufficiente. Da Roma per il Goloso, la nostra guida informativa sulle botteghe del gusto, abbiamo selezionato una formaggeria ben nota ai romani, l'Antica Caciara Trasteverina. Ricetta di stagione, poi, quella tratta da CHEF: la quiche di asparagi. L'evento di questo numero non riguarda la nostra regione. Si tratta del Vinitaly a Verona: abbiamo deciso di segnalarvelo comunque dato che è la più importante fiera vinicola che si svolge in Italia e ogni anno attira migliaia di romani.

Prima di salutarvi, vi anticipiamo che nel prossimo numero vi parleremo di una importante novità editoriale a cui stiamo lavorando e che riguarderà il Lazio.

Vi segnaliamo, infine, la chiusura di una pasticceria molto apprezzata: si tratta di Josephine's Bakery, situata a Piazza del Paradiso (vicino Campo de' Fiori) e specializzata nella realizzazione di dolci americani.

Ci congediamo augurandovi un buon fine settimana.

Venerdì 9.apr.2010

 



 

Il nome A' Ciaramira, che in dialetto siciliano indica la tegola, è quello che rimane della precedente gestione del locale quando anche la cucina si ispirava alla tradizione gastronomica dell’isola. Da un po’ di anni a questa parte, il ristorante in questione propone ancora una cucina prevalentemente di pesce (e non solo di ispirazione siciliana), senza disdegnare un’incursione nella tipicità romana e nella cucina vegetariana. Situato a due passi da Piazza San Cosimato, nella parte un po’ più tranquilla di Trastevere, il locale si presenta ben arredato e a suo modo accogliente. Le due piccole salette, caratterizzate da uno stile che è il giusto mix tra rustico ed elegante, raccolgono pochi tavoli ben apparecchiati e dimensionati. Se i piatti provati si attestano ad un livello più che discreto, lo stesso non possiamo dire del servizio che, al di là della gentilezza fuori discussione, si presenta a tratti impreciso. Come quando, all’atto dell’ordinazione, ci viene detto che alcuni piatti (tra cui anche uno scelto) non erano presenti, oppure quando chiediamo di bere al bicchiere e ci viene elencata una lista di vitigni senza menzionare il produttore (detto solo dopo esplicita richiesta). Rimanendo sul discorso del vino, quest’ultimo è raccolto in una carta ben fatta, con bottiglie divise anche in base alla struttura dello stesso, mentre i ricarichi tendono verso l’alto. Segnaliamo in positivo, in fondo al menù, una selezione di birre artigianali. Cominciamo la nostra cena con un antipasto dall’aria vagamente orientale, uno strüdel di sgombro e verdure, racchiuso in una sfoglia sottile e croccante dal sapore stuzzicante. Primi piatti a due velocità: anonima ed eccessivamente brodosa la minestra di risina di Spello con scorfano e cicoria, gustose e ricche di profumo di mare, invece, le linguine al kamut (cottura perfetta) con ricci, granseola e zucchine a julienne. Bypassando le preparazioni tipicamente romane, ci dirigiamo sul pesce e sulle proposte vegetariane per i nostri secondi piatti. Ben scottata la tagliata di tonno, rosa al centro, agli agrumi (piccole fettine di arancia messe sopra), servita con una buona caponata di melanzane; riusciti a metà, invece, gli involtini di melanzane ripieni di formaggio di capra con l’ortaggio non sempre cotto a dovere. Deliziosa la crema catalana dal gusto delicato e con il giusto spessore di caramello, seguita da un caffè ben estratto e dalla crema densa ed elastica.

Nato nel 1920 come quartiere popolare destinato agli operai della prevista “zona industriale” dell’Ostiense, la Garbatella da un po’ di anni a questa parte vive un periodo di “rinascita”, sia per la notorietà acquisita in seguito ad una famosa fiction che ha ambientato qui le sue riprese, sia per la vivibilità dello stesso quartiere che, nei lotti più antichi, ripropone un’architettura a misura d’uomo.  Che sia un rione accogliente lo si nota non solo dalle palazzine e dai giardini curati, ma anche dai ristoranti storici che nel corso degli anni hanno saputo rifocillare residenti e turisti di passaggio. Li Scalini de Marisa è proprio uno di questi indirizzi dove è possibile fare un tuffo nel passato e assaporare una cucina romana semplice e di sostanza, anche se il livello delle preparazioni purtroppo non è sempre esaltante. Situata in una piccola via alla base di una palazzina datata che ha visto tempi migliori, cui si accede scendendo qualche gradino, ha un ambiente interno molto spartano, arricchito solo dalle testimonianze dei clienti soddisfatti e dagli articoli di giornale. Il menù (elencato a voce) è fortemente legato alla tradizione culinaria capitolina e dà quindi ampio respiro ai sapori decisi e talvolta dimenticati; sulla lavagna, invece, vengono riportati i piatti del giorno. Più contenuta ma altrettanto valida, vista l’offerta del locale, la carta dei vini, che contiene prevalentemente bottiglie laziali accompagnate da poche etichette del resto della Penisola; i rincari sono nella media. Il servizio è informale e cortese. Abbiamo iniziato con il classico antipasto "all’italiana" trovandolo discreto nelle sue componenti: del salame sia in versione piccante che non, del prosciutto (poco stagionato), dei bocconcini di mozzarella di bufala e qualche oliva verde. Entrambi i primi piatti provati, purtroppo, si sono rivelati “difettosi”: i tagliolini cacio e pepe non erano amalgamati a dovere e avevano il formaggio leggermente rappreso, mentre gli gnocchi al sugo di carne avevano una consistenza piuttosto tenace. Si sale un po’ di livello con i secondi, dove la coda alla vaccinara era succulenta ma aveva un pomodoro dalla punta lievemente acida, e l’agnello al forno era tenero e fumante ma con delle patate per nulla croccanti. In chiusura, un piccolo tiramisù spumoso un po’ asciutto e con un percepibile sentore di uovo nella crema, seguito da un caffè "al vetro" dalla crema chiara ma dall'aroma gradevole. 

Il Negozio

Antica Caciara Trasteverina

Via di San Francesco a Ripa, 140 a/b (Trastevere) - Tel.: 06/5812815 - Chiuso: Domenica - www.anticacaciara.it

Fondato agli inizi del ‘900, l’Antica Caciara Trasteverina ancora oggi è un validissimo punto di riferimento del rione Trastevere per l'acquisto di formaggi  e salumi di qualità. Tante le varietà di formaggi disponibili, dal classico pecorino romano alla ricotta di pecora, dalla burrata pugliese ai delicati caprini, passando per formaggi più particolari come il capriolo rustico (un formaggio di latte vaccino tipico del nord Italia, maturato in crosta con pepe e formaggio grattugiato), il Castelmagno piemontese, la raschera e l’ubriacone al Teroldego.  Ma qui potrete trovare anche un buon assortimento di salumi, di salsicce (di suino e di cinghiale), di legumi, di baccalà e di pane cotto nel forno a legna. Inoltre, c’è pure un piccolo angolo dedicato al vino. Il negozio è aperto tutti i giorni, Domenica esclusa, dalla mattina alla sera con una breve pausa per il pranzo.

Torta rustica agli asparagi

Ingredienti per 4 persone:

400 gr di pasta di pane, 1.000 gr di asparagi, 300 gr di salsiccia, 100 gr di parmigiano, 30 gr di burro, sale e pepe

Preparazione:

Mondate gli asparagi eliminando la parte bianca. Tagliate le punte a metà e fatele rosolare a fuoco basso nel burro. Salatele e pepatele. Spellate la salsiccia, sbriciolatela e cuocetela in una padella antiaderente senza aggiungere grassi. Disponete la pasta in una teglia imburrata, coprite il fondo con la salsiccia poi cospargetela con il parmigiano grattugiato. Sistemate le punte di asparagi sul tutto, aggiungete qualche fiocchetto di burro e infornate a 180 gradi per circa 35 minuti.

Questa ricetta è tratta da Chef 4.0, un programma Tekworks che contiene oltre 27.000 ricette, scaricabile gratuitamente dal nostro sito all'indirizzo www.romanelpiatto.it/chef.asp. Scaricalo subito, approfittane!!!

Vinitaly (Verona - fino al 12 aprile 2010)

Nata nel lontano 1967, torna puntuale anche quest'anno la fiera più importante del nostro Paese sul vino. Impossibile darvi conto di tutte le iniziative che in questa cinque giorni (l'apertura è stata ieri) interesseranno l'area fieristica di Verona e non solo, visti i tanti eventi in città. Degustazioni guidate, convegni, premiazioni e via dicendo, ma su tutto le migliaia di stand in cui degustare e mettere a confronto fra loro ottimi vini da tutto il mondo. Nell'ambito della stessa manifestazione, molto interessante è l'angolo dedicato al SOL, il salone internazionale dell'olio extravergine di qualità, mentre per gli operatori di settere c'è pure l'Enolitech, dedicato alle tecniche per la viticoltura e per le attrezzature per la vigna e per la cantina. Il consiglio che vi diamo se avete intenzione di andare al Vinitaly è di pianificare prima in linea di massima le regioni e i produttori che intendete visitare, soprattutto se vi tratterrete solamente uno o due giorni.

Per ogni dettaglio e informazione sulla fiera, vi rimandiamo al completo sito www.vinitaly.com

Articoli Corriere della Sera

Le Colombe di Nemi volano sui profumi di una generosa cucina di campagna
Nella trattoria in piazza, antipasto pantagruelico, «ballanzoni» e ravioli ripieni di cinghiale

Simone Cargiani, 2 aprile 2010

Dal mercato alla tavola, il biologico: pochi piatti e sapori veri da Luce44
Ristorante a «filiera corta» in Trastevere: senza picchi gourmand, ma provate le linguine alici e capperi

Fernanda D'Arienzo, 2 aprile 2010
 

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