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Roma, da sempre, costituisce un elemento di attrazione per migliaia di lavoratori provenienti da tutte le parti d’Italia che nel tempo si sono integrati portando con loro le tradizioni del paese d’origine. Una delle “colonie” più numerose è senza dubbio quella abruzzese e non stupisce quindi l’elevato numero di ristoranti che propongono quel tipo di cucina nella Capitale. Uno dei più solidi è certamente quello di cui vi parliamo oggi, ospitato in una tranquilla via pariolina a pochi metri dal trafficato Viale Bruno Buozzi. L’ambiente è accogliente, con grandi sale arredate in stile rustico a dare una sensazione di un locale adatto soprattutto ai climi invernali, mentre per l’estate c’è una pedana attrezzata posta nel marciapiedi antistante. Il servizio è preciso e con la giusta dose di informalità, pronto sia nel portare il vasto menù al tavolo che a semplificare la difficile scelta con consigli mai imposti. Grandi cesti ricchi di salumi vi “suggeriscono” che partire con l’antipasto misto della casa non è una cattiva idea… Vi verrà portato al tavolo il suscritto cesto (vari tipi di salame, salsiccette, salame di fegato, prosciutto) oltre ad una ricca serie di assaggi, consistente nel nostro caso in delle ottime ovoline di bufala, della fresca ricotta, dei supplì e delle polpettine di carne fritte, dei pomodori e del radicchio gratinato. Per chi ha la forza di proseguire, la scelta è molto ampia e spazia dai piatti tipici della tradizione abruzzese, ad altri tipicamente romani, per arrivare ad opzioni di pesce. Originali e molto saporiti i tonnarelli alla pecorara con funghi, salsicce e piselli; davvero buona, passando ai secondi, la tagliata all’aceto balsamico (perfettamente dosato e senza la “pungenza” troppo spesso riscontrata in questa preparazione), e convincente pure l’agnello alla scottadito. Le aspettative sugli arrosticini, incrementate dalla presentazione in una cornucopia simpatica, sono invece state disattese: erano poco saporiti e soprattutto troppo secchi. Di discreto livello il carciofo alla romana con il quale abbiamo accompagnato i secondi. In chiusura una crème brûlée dimenticabile, dalla crema leggermente gelatinosa e soprattutto con un’inopportuna granella di nocciole messa sotto lo strato di “azúcar quemado”. Ultima nota per la lista dei vini, completa e con la giusta predominanza di rossi, visto il tipo di cucina; per alcune etichette, inoltre, c’è una descrizione dettagliata delle caratteristiche, mentre i ricarichi sono medio-alti.
Qualcosa è sicuramente cambiato in questo locale e non ci riferiamo soltanto ai lavori di ristrutturazione interna che lo hanno interessato per buona parte della fine dell’estate scorsa. Siamo ritornati a recensirlo e abbiamo trovato un’aria dismessa, un po’ trascurata accanto ad una cucina che non è più, a nostro avviso, quella piacevole commistione tra sapori italiani e orientali. L’ambiente risulta molto buio, quasi come se si entrasse in una grotta, e i pochi elementi orientali che adornano il locale non riescono a creare un’atmosfera piacevole. Il menù è piuttosto scarno (un solo foglio formato A4) e, soprattutto nei primi piatti, c’è sproporzione tra le pietanze tipiche romane e quelle in stile “fusion” che ritroviamo, invece, come fil rouge in tutta la carta. A parte c’è il menù giapponese che offre una ristretta scelta di specialità del Sol Levante. Il livello non raggiunge la sufficienza con alcune preparazioni che ci hanno lasciato interdetti come ad esempio il dessert, rimasto completamente nel piatto. Il servizio è gentile e informale ma da solo non è bastato a risollevare le sorti della serata. Abbiamo iniziato con dei discreti Ketumrolls a base di tonno, avocado e maionese con semi di sesamo esterni, peccato che la salsa di soja avesse un retrogusto smaccatamente ferroso, seguiti da un nasi goreng, riso basmati (scotto) con verdure e frittata di uovo. Un po’ troppo cotta la tagliata di tonno servita con una piacevole insalatina di spinaci, pinoli e uvetta; dal sapore non ben identificabile i gamberi in crosta con couscous e salsa al curry, dove la pasta fillo che avvolgeva i crostacei tendeva a prevalere come sapore. Nel finale un millefoglie con crema chantilly dal colore giallo accesso e dalla consistenza granulosa. Non ci siamo potuti rifare con un caffè…con fare molto sincero ci è stato detto che il nostro sarebbe stato il primo della giornata e che quindi non sarebbe venuto bene.
Gradi Plato Corso Trieste, 113 - Tel.: 06/8551265 Se passando su Corso Trieste ad un certo punto vedete un nugolo di ragazzi assiepati davanti ad un negozio, beh allora siete arrivati da Gradi Plato, una piccola bottega dedicata completamente al mondo della birra. A partire dal nome del locale (che deriva da un’unità di misura utilizzata nell'industria birraia), qui tutto ruota attorno alla birra: oltre 300 le tipologie di birra tra cui scegliere (Lager, Ale, Stout, Porter, Weizen, Saison, Lambic, Trappiste), provenienti dai migliori birrifici artigianali di tutto il Mondo. Inoltre, potrete trovare anche un’accurata selezione di bicchieri e accessori per la degustazione e diverse specialità alimentari. A fine 2009, Gradi Plato ha aperto anche un’altra sede nel quartiere Prati, a Via degli Scipioni, 15 dove potrete trovare gli stessi prodotti in una location un po’ più grande e spaziosa.
Pollo in umido alla contadina Ingredienti per 4 persone: 1 pollo di media grandezza, 300 gr di cipolline, 1 carota, 1 costa di sedano, mezzo bicchiere di vino rosso, 5 pomodori pelati, 40 gr di funghi secchi, mezzo bicchiere di panna, burro, sale e pepe Preparazione: Tagliate a pezzi il pollo e infarinatelo. In un largo tegame fate soffriggere le cipolline con un bel pezzo di burro; quando cominceranno a colorirsi, unite la carota e il gambo di sedano, lavati e tritati molto finemente. Continuate la cottura del soffritto per altri 5 minuti bagnando con un po' di acqua se necessario. Unite il pollo in pezzi e fatelo dorare molto bene, bagnate con mezzo bicchiere di vino rosso e aggiungete i pomodori pelati e schiacciati, salate e pepate, coprite con il coperchio e continuate la cottura a fuoco molto basso. Intanto strizzate e unite al pollo i funghi rinvenuti. Cuocete per 1 ora e aggiungete la panna, mescolando e facendo addensare il sugo. Questa ricetta è tratta da Chef 4.0, un programma Tekworks che contiene oltre 27.000 ricette, scaricabile gratuitamente dal nostro sito all'indirizzo www.romanelpiatto.it/chef.asp. Scaricalo subito, approfittane!!!
Bella iniziativa presentata recentemente alla B.I.T. a Milano, quella ideata dall'Associazione Agroalimentare in rosa e dall’Istituto Alberghiero Statale “Angelo Celletti” di Formia, che prenderà il via questa sera a Cori presso l'Azienda Agricola Biologica Marco Carpineti. Come chiaramente indicato nel nome dell'evento, si tratta di un tour enogastronomico all'interno della Provincia di Latina, che "toccherà" alcuni produttori di eccellenza, con serate che vedranno il coinvolgimento dei docenti e dei ragazzi dell'Alberghiero i quali, insieme allo storico dell'alimentazione Giuseppe Nocca, alla giornalista enogastronomica Tiziana Briguglio e alla sommelier dell'acqua Gabriella Belisario, illustreranno le ricchezze del territorio e guideranno le degustazioni. In tutto sono previste 5 tappe nella provincia, a cui si aggiungono le trasferte a Verona per il Vinitaly e quella di chiusura a Termeno per la settimana del vino. Questo l'elenco delle serate: 26 febbraio - Cori - Az. Agr. Marco Carpineti (vino e olio) 29 maggio - Termeno - Alto Adige - Settimana del vino Per informazioni su costi e modalità di prenotazione: Tiziana Briguglio - agroalimentareinrosa@gmail.com - cell.: 333.5245430
Sulla tavola dell'ex pastificio una modernità che non convince Simone Cargiani, 13 febbraio 2010
Osteria Pistoia, bene la creatività piccoli ritocchi da fare in cucina Fernanda D'Arienzo, 13 febbraio 2010
Ottavio, tavola per tasche danarose ma cucina e qualità dei piatti convincono Simone Cargiani, 21 febbraio 2010
Una cena sul sofà di Papa Giulio II tra morbidi cuscini e astice in tempura Fernanda D'Arienzo, 21 febbraio 2010
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