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Azienda Vinicola Rivera

Ultima newsletter, la 112-esima, prima della meritata pausa estiva, con gli ultimi consigli per le vostre uscite guidate dal gusto.

In questo numero vi parleremo di un ristorante gourmet immerso in un luogo di Roma ricco di fascino e storia: l'indirizzo in questione è il St. Teodoro, locale particolarmente accogliente nei mesi caldi per via dell'ampio dehor nella tranquillissima piazzetta antistante. Brutta esperienza e quindi semaforo rosso, invece, per una trattoria della Garbatella che gode di buona fama, Il Timoniere. Fra le botteghe del gusto, abbiamo scelto una buona gelateria in pieno centro storico, la Cremeria Monteforte, mentre da CHEF, il ricettario scaricabile direttamente dal nostro sito, abbiamo tratto la ricetta degli ossobuchi in agrodolce. Infine l'evento, che da domani fino al 16 agosto farà la felicità di tutti gli amanti del vino: la Festa del Vino della Tuscia.

Prima di lasciarvi, vi ricordiamo che è appena uscita la nostra ultima fatica, Terrazze Gourmet, la guida alle più suggestive terrazze della Capitale realizzata da Nicolas Schilder: 45 indirizzi, con schede in italiano e in inglese, e 90 fotografie, per darvi conto di un'offerta di nicchia, particolarmente indicata per sfuggire al caldo asfissiante di questi giorni. La trovate nelle librerie di Roma e nel nostro sito internet.

Non ci resta che salutarvi, augurandovi buone vacanze e dandovi appuntamento per settembre!

Venerdì 24.luglio.2009

 



 

Incastonato tra il Foro Romano, il Campidoglio e il Circo Massimo, il ristorante St.Teodoro è un affascinante approdo per il gourmet esigente. La tranquillità che si respira in questo angolo di Roma antica rende ancora più piacevole la sosta, soprattutto nello spazio all’aperto che affaccia direttamente sulle piccole viuzze che circondano il palazzo.  All’interno l’arredo è sobrio ed elegante con le volte in mattoncini e un’illuminazione ben pensata, in modo da creare un’atmosfera calda e accogliente. Il servizio è professionale e non distaccato, svolto con una certa tempestività senza risultare pressante.  Il menù (esposto correttamente anche all’esterno del locale) propone piatti di terra e soprattutto di pesce, che rivisitano la tradizione con assennatezza e moderazione. La  carta dei vini è ben strutturata, con diverse offerte al bicchiere, ma dai ricarichi alti; variegata anche la lista delle acque minerali. Partiamo con un ottimo cestino del pane, con vari tipi per lo più biologici e grissini sfiziosi come quelli al nero di seppia, per poi continuare con il nostro antipasto ben assemblato: ritagli di seppie con finferli e bottarga di muggine, saporito e ben equilibrato nelle sue varie componenti. Promosse senza alcuna esitazione le fettuccine fatte a mano al ragù di zuppa di pesce, sapido e carnoso; piacevoli anche i tagliolini neri alla colatura di alici e seppie croccanti, ma un po' troppo delicati per lo scarso contributo della colatura stessa. Tra i secondi abbiamo preso i piccoli e teneri calamari alla griglia: gli aggettivi sono nel nome del piatto ma li sottoscriviamo, trovandoli una fresca conferma delle buone materie prime qua utilizzate. Morbido il polpo verace in coccio, dal sapore assai lieve e un po' sfuggente. Ottima conclusione con un gustoso e fresco "zabaione in crosta", ove quest'ultima era in verità sbriciolata all'interno.

Assicuratevi di avere con voi l'indirizzo esatto ed una buona cartina di Roma per raggiungere questa osteria, ben nascosta dalla strada, nel seminterrato di un palazzo. Il locale è composto da una sala principale ed una minore ed è praticamente privo di arredi; entrando si ha più la sensazione di trovarsi in un polveroso scantinato con tavoli e sedie che non in un ristorante, data anche la presenza di ragnatele sui muri e tovaglie di carta non sostituite dopo essere state utilizzate... Il servizio è svolto direttamente dal titolare, simpatico ma un po’ troppo “confidenziale” e a dir poco impreciso. Il menù, o meglio i menù visto che ce ne sono fisicamente solo due in tutto da contendersi fra i vari tavoli, è un insieme di fogli manoscritti e presenta principalmente la tradizione romana oltre a qualche portata di pesce. La carta dei vini (riuscire ad ottenerla è un'impresa!), sarebbe discretamente fornita se non fosse per il fatto che dopo aver chiesto ben quattro etichette tra i rossi, nessuna disponibile, abbiamo dovuto attenerci alla proposta dal titolare, che si è giustificato dicendo che la carta era in aggiornamento (non ci è dato sapere da quanto tempo). Il timoniere forse avrebbe bisogno di una bussola!! Il clima che troverete è quello da osteria, con cucina semplice e servizio informale, mentre i prezzi sono quelli di un buon ristorante del centro! Venendo alla nostra cena, abbiamo iniziato con delle scamorzine con lardo di Colonnata, presentate tiepide e dal lardo privo dei suoi caratteristici profumi. Un po' meglio gli abbondanti primi: una cremosa e ricca carbonara con aggiunta di fiori di zucca e degli spaghetti con alicette e finocchio, molto piccanti e con il pesce che si sfaldava, ma nel complesso discreti. Deludenti entrambi i secondi provati: piccatine di vitello al Marsala e tonno alla griglia, servitoci in una mistura di olio, acqua e limone. Ahimè non rinunciamo al dolce: tiramisù in coppa, dalla crema “collosa” e con savoiardi troppo imbevuti nel caffè: da dimenticare.

Il Negozio

Cremeria Monteforte

Via della Rotonda, 22 (Pantheon) - Tel.: 06/6786025 - Chiuso: mai

La grande scultura in legno, posta davanti all’entrata, identifica immediatamente questa gelateria, pardon, cremeria posta a due passi dal Pantheon. La cremeria Monteforte è uno degli indirizzi più gettonati nella Capitale per mangiare un buon gelato fatto con ingredienti naturali e con metodi artigianali. Il locale è piccolo, ma l’offerta è ampia, con tanti gusti disponibili, dalle classiche creme (zabaione, cioccolato fondente e nocciola) ai sorbetti, preparati anche con frutta esotica; da non perdere i cremolati (molto buoni quelli al caffé e alle mandorle). Il locale è sempre aperto ed effettua l'orario continuato.

Questo e altri 605 negozi per gourmet li trovi su Roma per il Goloso - ed. 2009, pubblicazione acquistabile in edicola, in libreria e sul nostro sito internet.

Ossobuchi in agrodolce

Ingredienti per 6 persone:

6 ossobuchi di vitello, 400 gr di cipolline mondate, 60 gr di uvetta sultanina, 2 foglie d'alloro, 1 spicchio d'aglio, 1 cucchiaio di prezzemolo, farina bianca, 2 mestoli di brodo, 1 bicchiere di vino bianco secco, 4 cucchiai di olio extravergine d'oliva, sale e pepe

Preparazione:

Mettete l'uvetta a bagno in acqua tiepida. Passate sotto il getto dell'acqua fredda le cipolline, poi fatele sbollentare per circa 3 minuti in acqua poco salata. Infarinate leggermente gli ossibuchi, scuotendoli per eliminare la farina in eccesso, e poneteli a salare in una larga padella in cui avrete fatto riscaldare 4 cucchiai d'olio d'oliva, aromatizzato da uno spicchio d'aglio intero ma pelato e leggermente schiacciato, e da 2 foglie d'alloro. Irrorate la carne con un bicchiere di vino bianco secco e, quando sarà completamente evaporato, unite nella casseruola anche l'uvetta ammollata e sgocciolata, e la cipolline sbollentate. Bagnate il tutto con 2 mestoli di brodo ben caldo, insaporite con il sale e un generoso pizzico di pepe macinato al momento, poi coprite la preparazione e fatela cuocere a fuoco moderato, per circa 1 ora e 20 minuti, smuovendo spesso la carne con un cucchiaio di legno per impedire di attaccarsi al fondo del tegame, aggiungendo durante la cottura se dovesse asciugarsi troppo, ancora un po' di brodo caldo. Togliete gli ossibuchi dal fuoco e sistemateli su un piatto da portata adeguato, precedentemente riscaldato. Accompagnateli con le cipolline e tutto il fondo di cottura, precedentemente filtrato, poi cospargeteli con una cucchiaiata di foglioline di prezzemolo, accuratamente mondate, lavate, sgocciolate e finemente tritate. Servite subito in tavola gli ossibuchi così preparati.

Questa ricetta è tratta da Chef 3.6, un programma Tekworks che contiene oltre 24.500 ricette, scaricabile gratuitamente dal nostro sito all'indirizzo www.romanelpiatto.it/chef.asp. Scaricalo subito, approfittane!!!

Festa del vino della Tuscia (Provincia di Viterbo - dal 24 luglio al 16 agosto)

Organizzata dalla Camera di Commercio e dalla Provincia di Viterbo, l'ottava edizione di questa manifestazione toccherà i comuni di Castiglione in Teverina, Civitella d’Agliano, Gradoli, Montefiascone, Tarquinia e Vignanello. Più di cento eventi, con il comune denominatore del vino, per scoprire un territorio ricco di eccellenze che si sta affermando nel panorama non solo laziale, ma anche nazionale, quello della Tuscia Viterbese: degustazioni guidate da esperti quali Sandro Sangiorgi e Giampaolo Gravina, itinerari enogastronomici nelle cantine e nelle aziende, convegni dedicati alle produzioni vinicole, spettacoli teatrali e musicali, cene in piazza e nelle taverne, carri allegorici, esibizioni folcloristiche, ecc.

Impossibile riportare sinteticamente il programma della manifestazione, per il quale vi rimandiamo al sito veramente ben fatto. A disposizione dei visitatori pure un'info line dedicata: 334.2842216

 

Articoli Corriere della Sera

Alla Bufalotta una cucina osannata, ma alla prova dei fatti non convince
Una serata al «Che te ne sa?», tra servizio scadente è menu da alti e bassi: antipasti ottimi, tonno stracotto
Simone Cargiani, 10 luglio 2009

Ladispoli, la vera cucina del mare è in un locale semplice e onesto
Nell'osteria di Paolo Riso, gustosi carpacci di pesce e tonnarelli freddi con crostacei e verdure croccanti

Fernanda D'Arienzo, 10 luglio 2009

Invito a cena con fumetto
Nuova sede per Giuda Ballerino: cucina buona ma di una creatività un po' troppo fine a se stessa

Fernanda D'Arienzo, 20 luglio 2009

Sirio, prezzi onesti, ma cucina senza guizzi
Il locale di Formia smentisce la sua fama di posto «molto buono ma molto caro»

Simone Cargiani, 21 luglio 2009
 

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