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Le strade che si snodano nei dintorni di Ponte Milvio sono ricche di locali alla moda, ma troppo spesso dietro ad una bella facciata non c’è altrettanta sostanza. Diciamo questo perché tante volte ci è capitato di rimanere delusi alla “prova dei fatti” ed è quindi con piacere che segnaliamo un indirizzo sì molto carino e accogliente, ma allo stesso tempo di sicuro affidamento, gastronomicamente parlando: il Voy. La cucina, infatti, non tradisce sia nei piatti tradizionali che nei non rari spunti creativi che si concede. Molto bello l'ambiente, arredato in modo minimal e illuminato sapientemente: si divide in più sale, fra le quali preferiamo la veranda che segue l'angolo formato dalla strada. Nella bella stagione c'è pure qualche tavolo disposto nel marciapiede antistante il locale. Il servizio ci pare migliorato dagli inizi, un giusto connubio fra professionalità e informalità, molto abile a smaltire con efficacia il carico di comande nelle non rare giornate di pienone. Altro plauso per i prezzi che rimangono accessibili in relazione alla natura dell'offerta, nonostante la zona e il tipo di clientela potrebbero indurre in tentazione i gestori circa un loro rialzo. Venendo alla descrizione dell’ultima esperienza vissuta, abbiamo iniziato con delle buone polpette alla giudia; ci hanno convinto pure l'insalata di gamberoni scottati con lime, avogado e tortino di patate e il prosciutto di Parma stagionato 24 mesi con mozzarella di bufala, mentre il patè di foie gras con tigelle modenesi e marmellata di pere e zafferano lo abbiamo trovato di qualità non eccelsa. Centrati entrambi i primi, dei maltagliati di farina di farro con lepre, funghi e tartufo nero e delle orecchiette di grano duro al ragù garofolato e scaglie di Castelmagno, così come il brasato di bocconcini di controfiletto di manzo al Nebbiolo e polenta, mentre la tagliata di manzo al tartufo bianco l'abbiamo trovata sciapa. In chiusura, da preferire il tortino al cioccolato con cuore fondente e panna montata e il gianduiotto ripieno di gelato al cioccolato fondente, al cheese cake con miele e composta di frutta (un po' allappante). Ultimo cenno ai vini: la carta è giustamente dimensionata, con scelte intelligenti e ricarichi nella norma.
Tra i numerosi locali di tendenza nati negli ultimi anni nel quartiere Parioli, ci sono anche indirizzi storici e tradizionali dove poter consumare una cena all’insegna della tranquillità. Non molto tempo fa avevamo proprio voglia di una serata di questo genere, e così la nostra scelta è caduta su Fauro, una trattoria (prevalentemente di pesce) presente in zona da oltre settant’anni. La proposta gastronomica è piuttosto classica e consolidata nel tempo e ci è dispiaciuto constatare un lieve calo in alcune preparazioni e nel servizio che ci hanno indotto, per il momento, a dare il semaforo giallo. Intendiamoci, si mangia sufficientemente bene, ma alcuni piatti non sono esenti da piccoli difetti evitabilissimi e, nonostante la gentilezza del cameriere, non abbiamo potuto non notare qualche imprecisione, come quella di dover consumare tutta la cena senza il cestino del pane. Sempre bello e accogliente l’ambiente, a cominciare dalla funzionale doppia porta a vetri che introduce al locale, fino alle sale dagli arredi sobri e curati. Predominanza di mare nel menù, con preparazioni tradizionali che poco concedono alla creatività e con poche puntate sulla carne. Non molto estesa la carta dei vini, che però presenta una “strana” abbondanza di rossi in relazione alle poche portate di terra: abbastanza corretti i ricarichi, assente la proposta alla mescita. L’antipasto misto scelto come inizio cena, ci ha permesso sì di assaggiare diverse preparazioni del menù, ma non ci ha soddisfatto granché... Troppo aggressiva la marinatura dei maki Fauro (rolls di tonno con ripieno di alici), in cui si percepiva solo l'aceto balsamico e per niente il sentore di zenzero, leggera l’affumicatura del pesce spada, superiore sicuramente all'orata marinata e con bacche di pepe rosa, morbide le fogliette di polpo marinato e, infine, un po' secchi i gamberi marinati. Presenza inopportuna quella del pomodoro negli gnocchi di patate al ragù di gallinella (spinata male) con cozze e zafferano, dove l’acidità della solanacea copriva tutto il resto; meglio i ravioli di spigola con gamberi e zucchine, dal gusto equilibrato e convincente. Gustosi, anche se un po' unti, i dadini di totanelli saltati, mentre deludente è stato il rombo al curry cotto alla griglia e avvolto nel radicchio trevisano con crostini di polenta, per via dell'aceto balsamico predominante che annullava ogni altro aroma. Una rivisitazione molto personale della classica torta di mele ha fatto sì che giungesse in tavola un dolce con la frolla pesante su una riduzione al vino rosso allappante.
Da Leccarsi i Baffi Via di Panico, 31 (Castel Sant'Angelo) - Tel. 06.97997935 - Chiuso: Lunedì mattina Cosa c’è di meglio di una bella cioccolata calda con il clima rigido di questi giorni? Beh se vi trovate a passeggiare per il centro cittadino, per la precisione nelle vicinanze di Via di Panico, allora dovete assolutamente fare visita a questo piccolo negozietto dedicato prevalentemente al cioccolato, ma che ha a disposizione una serie di prodotti golosi che vi faranno letteralmente “leccare i baffi”. Aperto da circa due anni dai coniugi Bombelli, in questa bottega potrete trovare circa 80 tipi di cioccolatini: semplici, con il ripieno, al cioccolato fondente, al latte, tavolette con varie percentuali di cacao, senza zucchero al maltitolo, scorzette di agrumi ricoperte di cioccolato, tortine Sacher, dragées e gli imperdibili “pirottini”, cioccolatini farciti al momento con vari tipi di ripieno e ricoperti di cioccolato fuso (molto buono il “non ti scordar di me” con i pistacchi di Bronte); d’estate poi, c’è anche la possibilità di gustarli freddi accanto a degli invitanti bicchieri di cioccolato freddo alle spezie e con liquore. Passando all’offerta “salata”, troverete anche un curato e selezionato assortimento di ricercatezze gastronomiche provenienti da diverse regioni italiane: mostarde, marmellate, mieli, salse per crostini, condimenti per la pasta, pecorino e tartufo di Acqualagna, n’duja di Spilinga, coppiette di Ariccia, pistacchi di Bronte, capperi cucunci di Pantelleria, paste artigianali e spezie di vario genere. Servizio cortese e simpatico a cura dei titolari ed orario no-stop 10-20. Questo e altri 605 negozi per gourmet li trovi su Roma per il Goloso - ed. 2009, pubblicazione acquistabile in edicola, in libreria e sul nostro sito internet.
Maiale in agrodolce Ingredienti per 4 persone: 600 gr di polpa di maiale magra, mezzo bicchiere di aceto di vino bianco, 3 cucchiai di zucchero, 2 cucchiai di ketchup, 2 cucchiai di salsa di soia, 2 cucchiai di worcester, 3 fette di ananas, sale, pepe, olio extravergine di oliva, farina, 1 cipolla e 2 cucchiai di mandorle tostate pelate Preparazione: Tagliate la carne a cubetti (2 cm di spigolo) e rosolatela in padella con tre cucchiai d'olio. Rivoltatela da tutti i lati e nel frattempo preparate la salsa di accompagnamento: sciogliete lo zucchero nell'aceto e mettete il liquido sul fuoco, in un pentolino; raggiunta l'ebollizione, abbassate la fiamma al minimo e aggiungete al liquido il ketchup, la salsa di soia, la salsa worcester e un bicchiere d'acqua in cui sia stato sciolto un cucchiaio di farina. Lasciate che la salsa sobollisca per un quarto d'ora e, intanto aggiungete alla carne in cottura l'ananas a dadolini, la cipolla a fettine, sale e pepe. Quando la cipolla sarà appassita, trasferite la carne nel piatto di portata e coprite con la salsa agrodolce, preparata a parte. Spargete sopra le mandorle (intere o a filetti secondo il proprio gusto). Questa ricetta è tratta da Chef 3.6, un programma Tekworks che contiene oltre 24.500 ricette, scaricabile gratuitamente dal nostro sito all'indirizzo www.romanelpiatto.it/chef.asp. Scaricalo subito, approfittane!!!
SuperWhites 2009 (Roma - 17 e 18 gennaio) E' ormai un classico per gli appassionati enofili romani, l'appuntamento con i vini friulani organizzato da Slow Food giunto quest'anno alla nona edizione. Semplice, e forse proprio per questo molto apprezzata, l'offerta: domani, sabato, dalle 17.00 alle 20.00, 21 enoteche (17 a Roma, 4 in altre cittadine) ospiteranno ognuna 3-4 produttori e gli appassionati potranno degustare gratuitamente i loro vini, mentre domenica ci sarà il gran finale, questa volta, a differenza degli anni passati, alla Città del Gusto, in Via Enrico Fermi, 161. In questo caso l'ingresso sarà a pagamento (10 euro per i soci Slow Food, 15 euro per i non associati) e saranno presenti tutte 67 aziende che partecipano all'evento con in degustazione i loro prodotti dalle 15.00 fino alle 19.30. |
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