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In una piccola,
ma altrettanto famosa via della Capitale, Via Margutta, a pochi passi
dall’imponente e austera Piazza del Popolo, c’è un
delizioso ristorante, Babette è il suo nome. La memoria fruga tra
ricordi e immagini modellati dalla sapiente mano della Blixen. Un nome
significativo ed evocativo nello stesso tempo, un’eredità
pesante da indossare anche se solo immaginaria, ma forse, proprio per
questo, lo è ancor di più. Immediatamente, entrando ci si
ritrova immersi in una piacevole atmosfera. Un locale curato, ma non pretenzioso:
le imponenti pareti ingentilite da opere di giovani artisti, che periodicamente
vengono cambiati per dare spazio e visibilità ai pittori emergenti;
il servizio giovane, cortese e disponibile; un piccolo cortile interno,
circondato da boutique e atelier, dove è possibile fermarsi a qualsiasi
ora. Babette non è solo un ristorante: la mattina ci si può
passare per la colazione, a pranzo si può scegliere tra il menù
alla carta e, nei giorni feriali, il buffet, costituito da piatti sia
freddi che caldi, oppure, nei fine settimana, il brunch. La sera torna
a vestire gli abiti del ristorante. Non solo la forma, con l’appagamento
della vista, non viene tradita, ma c’è una corrispondenza
anche a livello sostanziale. La cucina creativa e attenta, lega armonicamente
i diversi ingredienti scelti con cura; da tenere in nota la presenza di
un menù dedicato ai bambini. La carta dei vini risulta invece un
po’ deludente: inclusa nel menù, non offre un’ampia
scelta, anche se le etichette presenti sono di un livello medio - alto,
con rincari corretti. Per iniziare abbiamo scelto delle deliziose polpettine
di broccoletti che celavano un caldo cuore di brie, e una delicata quiche
di zucchine e fiori di zucca. Ben eseguiti anche i primi: le tagliatelle
con carbonara di verdure, saporite e ben condite, e i tortiglioni con
zucchine, zafferano e pesto di pistacchi, dal sapore intenso e avvolgente.
Entrambi i piatti sono risultati caratterizzati da un buon equilibrio
gustativo. Ottimi i secondi, cominciando con il tenero e succulento filetto
di tonno in crosta di sesamo, dalla cottura perfetta, passando per le
affascinati polpette di brasato al barolo, per finire con il fragrante
e gustoso brie in crosta di pan brioche. Mai più appropriato l’utilizzo
del proverbio dulcis in fundo. Siamo arrossiti di fronte alla lista dei
dessert, imbarazzati dalla difficoltà derivante dalla scelta; alla
fine ci siamo fatti rapire prima dalla crostata ripiena di una densa crema
di pistacchio, poi, non potendo resistere al richiamo del cioccolato,
abbiamo gustato il classico tortino caldo, concludendo con la sublime
torta dello chef, di cui non vi raccontiamo nulla, vi suggeriamo solo
di assaggiarla!
Molti lo definiscono il nuovo San Lorenzo per via dell’effervescenza della vita di strada e per il target alternativo della gente che vi ci si riversa: stiamo parlando del Pigneto, quartiere che sta vivendo una rinascita sotto vari punti di vista. Questo è vero anche per l’aspetto che ci interessa più da vicino, quello della ristorazione. Molti i ristorantini aperti nell’isola pedonale, generalmente ben curati. Ne abbiamo provati tanti e qui vi parleremo dell’ultimo in ordine di tempo, una vera e propria delusione. L’Infernotto, questo il nome del locale, si presenta con la sala d'entrata che ospita un buffet di antipasti con contaminazioni nord africane e gli scaffali dove sono alloggiati i vini... Qui è d'obbligo una breve digressione. La lista non esiste e all'atto dell'ordinazione bisogna alzarsi dal tavolo per scegliere la bottiglia; ovviamente i prezzi non sono esposti, quindi bisogna chiederli uno per uno. La selezione non è vasta, ma ci sono alcune bottiglie non commerciali che meritano, a cui sono affiancate, con malcelato vezzo, alcune etichette di pregio (Sassicaia & Co.). La saletta in cui si mangia, non sarebbe male, se non fosse per l’illuminazione troppo invadente. Il servizio, poi, è molto informale, ma non quello classico delle trattorie romane veraci, bensì quel misto fra trasandatezza, anticonformismo e snobismo che infastidisce non poco (almeno a noi…). Insomma abbiamo avuto la netta percezione di un locale nato per essere controcorrente ed informale, ma che, suo malgrado, si ritrova ingessato in uno stereotipo al contrario… Il fatto grave è che a nostro avviso manca la sostanza: la cucina sforna preparazioni totalmente insufficienti con un uso casuale delle spezie, a prezzi che troviamo ingiustificati (es.: 13 euro per un cous cous di verdure). Venendo alla nostra cena, siamo partiti con un piatto misto con diverse specialità del meridione (es.: zucchine alla scapece, panzerotti), altre africane (es.: felafel) oltre a frittate e verdure: neanche una preparazione raggiungeva a nostro avviso la sufficienza, con un diffuso e maldestro uso delle spezie. Deludente, poi, pure il cous cous di verdure, per via dell'eccessiva cottura che aveva reso le verdure immangiabili. Per fortuna con i secondi...neanche per sogno! Le polpette alla gitana erano compatte e, anch'esse, troppo speziate, mentre le mazzancolle (in realtà dei gamberi) al vino bianco erano stracotte e non convincenti al sapore. Finale amaro con i dolci: né la torta caprese (troppo compatta e dolce), né la crema a base di ricotta e scorzette di arance (un blocco unico...) sono state infatti di nostro gradimento. In definitiva un’esperienza da dimenticare, che ci fa comprendere, una volta di più, come il cavalcare una moda senza delle basi non porti a nulla di buono…
Crema di fave Ingredienti per 4 persone: 500 gr di fave sgusciate, 3 patate, 1 cipolla, 1 carota, parmigiano grattugiato, 30 gr di burro, 1 bicchierino di latte, basilico, sale e pepe Preparazione: In un litro e mezzo d'acqua cuocete le patate tagliate a spicchi, le fave, la carota e la cipolla a fettine. Dopo 20 minuti spegnete e frullate. Salate, pepate e versate nella pentola, aggiungete il latte, il burro, cospargete di basilico spezzettato e formaggio, riportate a bollore per un minuto. Servite con crostini di pane molto piccoli insaporiti in una noce di burro. Questa ricetta è tratta da Chef 3.5, un programma Tekworks che contiene oltre 24.500 ricette, scaricabile gratuitamente dal nostro sito all'indirizzo www.romanelpiatto.it/chef.asp. Scaricalo subito, approfittane!!!
Ditecheese 2007 (Perugia - dal 28 aprile al 1 maggio 2007) Ecco un'idea golosa per il lungo ponte del 1° maggio: inizia domani per concludersi martedì, la quarta edizione di Ditecheese, la kermesse gastronomica dedicata al formaggio organizzata con la collaborazione dell'Assessorato al Turismo del Comune di Perugia e patrocinata dallo stesso Comune, dalla Provincia e dalla Regione. Molti gli eventi in programma, dal trekking goloso agli assaggi guidati passando per dei gruppi di lavoro che approfondiranno i diversi aspetti della degustazione. Per il programma dettagliato dell'evento, vi rimandiamo al sito internet della manifestazione, veramente ben fatto.
IL
SERVIZIO CONTEGGIATO A PARTE? UN DISSERVIZIO… inserito il 26 aprile 2007 da pecoranera Ieri, prendendo a pretesto la giornata di festa, sono tornato in uno dei migliori ristoranti umbri, Il Cantico di Ferentillo in Valnerina, ospitato nella bella Abbazia di San Pietro in... |
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