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Non capita
spesso di scrivere nella nostra newsletter recensioni di ristoranti etnici
(anche se l'ultima volta vi abbiamo parlato del Duke's), ma quando ne
scoviamo uno veramente meritevole, lo facciamo ben volentieri. Si tratta
di Miyabi, ristorante di cucina giapponese e thailandese ubicato in Via
Ostia, a due passi dalla Città del Vaticano. In compagnia di amici
“intenditori” (dei veri e propri estimatori di sushi &
C.), siamo andati a provarlo. Entrando, si scorge immediatamente la sala
principale dominata dal kaiten (il nastro trasportatore sul quale scorrono
le varie preparazioni), arredata in uno stile sobrio e discreto; l’altra
sala è invece di stampo più tradizionale, con tavolini bassi
e morbidi cuscini sui quali sedersi. Prima di passare all’assaggio
vero e proprio, non si può non rimanere incantati di fronte allo
spettacolo delle abili mani dello chef impegnate ad affettare, arrotolare
e decorare i vari piatti. La pura esaltazione della forma, a cui fa seguito
una qualità molto elevata delle materie prime. Siccome la cucina
si divide equamente tra specialità giapponesi e thailandesi, noi
per non far torto a nessuno abbiamo assaggiato piatti sia dell’una
che dell’altra. L’antipasto thailandese misto “Miyabi”
era composto da uno sfizioso toast di pesce, degli spiedini di vitello
in salsa agrodolce (quest’ultima un po’ troppo aggressiva),
una fresca insalatina di mango e dei buoni involtini thai, ripieni di
carne e verdure. Per proseguire abbiamo provato gustosi spaghetti di riso
con gamberi al curry, sempre di fattura thai. Poi siamo passati ad una
serie di sushi tutti molto buoni e ben eseguiti: ikura (riso con alga
attorno e uova di pesce), nighiri ebi con gamberi, degli eccezionali negi
toro (riso con alga attorno, tonno battuto al coltello e rondelle di porro),
sake maki (piccoli rolls con alga attorno e salmone). Eccezionale per
la freschezza e per la consistenza delle carni, il sashimi di tonno e
salmone; leggera e per nulla unta la tempura moriavase di gamberi e verdure.
Riuscendo a fatica a mantenere un piccolo spazio per il dessert, abbiamo
assaggiato un deludente dolce di riso con latte al cocco (per i nostri
gusti troppo dolce e allappante). Da bere oltre al tradizionale sake e
poche birre giapponesi, qualche bottiglia di vino, bianco e rosso, molte
riportate in lista senza il nome del produttore e con ricarichi non proprio
corretti. Servizio estremamente gentile e piacevolmente informale.
Questo ritrovo è nel cuore del Ghetto, alle spalle della Sinagoga, e nasce da un’idea della famiglia Fantinel che ha scelto di rinnovare e tramandare la tradizione e i sapori delle osterie friulane attraverso questi locali sparsi nel nord Italia (e da un po’ anche a Roma). E fin qui il nobile intento meriterebbe un plauso. Peccato però che ci siano elementi che entrano prepotentemente in numerose proposte del menù, come la mozzarella di bufala, pur non essendo espressione della gastronomia friulana, o che tra i formaggi non si ritrovino sempre le tipicità della regione. L'osteria è arredata con gusto e propone un ambiente caldo e accogliente, il servizio è veloce, ma l'impressione generale è che di fondo ci sia più la filosofia del franchising che una reale attenzione al territorio. Inoltre i piatti caldi sono preparati espressi con dei forni a microonde in bella vista sul bancone, a scapito un po’ del risultato finale, con un conto finale a nostro giudizio leggermente salato. La carta dei vini è rigorosamente regionale, con tutte le etichette sia in bottiglia che alla mescita. Il prosciutto di San Daniele fa bella mostra di sé in quasi tutti i piatti, ma come poteva essere diversamente?! Un paio di antipasti, lo Scudiero (crudo e formaggi misti) ed il Fattore (crudo e mozzarella di bufala): prosciutto non eccezionale, ma può essere dipeso da un taglio sfortunato. Poi la Noce del Santo, un gradevole sformato di patate servito in terrina con formaggio e granella di noci, ed il Fagottino Imperiale, un gustoso timballo di melanzane con mozzarella, gorgonzola (un po’ stucchevole) e prosciutto a coprire. Finale dolce sottotono, la Gubana bagnata con Ramandolo è lontanissima parente del tipico dolce che avevamo potuto apprezzare in Friuli…
Maiale al latte Ingredienti per 4 persone: 1.000 gr di arista di maiale, 100 cl di latte, noce moscata, rosmarino, una presa di dragoncello, sale e pepe Preparazione: Lavate la carne ed immergetela nel latte lasciandola riposare per 2 ore circa, forandola di tanto in tanto con un lungo stuzzicadente. Prendete una casseruola di cui la carne non superi i 2/3 della capacità, inseritevi a freddo la carne con il latte aromatizzato dal rosmarino, un poco di dragoncello, una grattugiata di noce moscata, sale e pepe. Portate ad ebollizione, coprite con il coperchio e cuocete per 20 minuti, scoperchiate e colorate la carne rigirandola nel fondo di cottura che si sarà addensato. Questa ricetta è tratta da Chef 3.5, un programma Tekworks che contiene oltre 24.500 ricette, scaricabile gratuitamente dal nostro sito all'indirizzo www.romanelpiatto.it/chef.asp. Scaricalo subito, approfittane!!!
Terre di Toscana (Lido di Camaiore - LU - 11 e 12 marzo 2007) Si svolgerà nella cornice del Centro Convegni Hotel Dune di Lido di Camaiore, Terre di Toscana, manifestazione organizzata dalla testata enogastronomica on-line www.acquabuona.it. Quasi 60 le aziende partecipanti (per la lista completa cliccate qui) e circa 250 le etichette in degustazione, con la presenza di quasi tutti i nomi che contano dell'enologia toscana. Ad affiancare i vini, soprattutto i grandi rossi a base sangiovese, ci saranno delizie gastronomiche di ogni genere, dai salumi artigianali alla Cinta senese, dal cioccolato ai biscotti, all’olio extravergine di oliva.
KITCHEN STAGE, QUESTA CI MANCAVA… inserito il 28 febbraio 2007 da pecoranera Dopo i vari Grande Fratello, L’Isola dei Famosi e via dicendo, ormai non c’è una persona che non sappia cosa sia un reality show. Sono stati versati fiumi di inchiostro e consumate tastiere per commentare e cercare di spiegare il fenomeno ed il suo travolgente... DALLA COTOLETTA ALLA MARCHETTA IL PASSO E’ BREVE inserito il 26 febbraio 2007 da hume Alimentato da giornali e bloggers, il caso Baresani-D&G è ancora di attualità. Brevemente, l’antefatto. Sul Domenicale del Sole24ore Camilla Baresani nel novembre scorso scrive una recensione negativa su un ristorante di Milano, Gold, criticando... |
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